<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109</id><updated>2011-09-08T19:07:26.609+02:00</updated><category term='Jambiani'/><category term='Ukubalula Training Centre'/><category term='Nkwazi Special Unit School'/><category term='Viaggiando tra Kapiri Mposhi e Dar es Salaam'/><category term='Holy Family Special Unit School'/><category term='Holy Family'/><category term='Dicembre'/><category term='Zambian ordinary life'/><category term='Stone Town e Prison Island'/><title type='text'>Aliud Saeculum</title><subtitle type='html'>"Il mondo è come un libro, chi non viaggia ne conosce solamente la prima pagina".</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default?start-index=101&amp;max-results=100'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>246</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-3025585979507095932</id><published>2011-09-07T21:14:00.001+02:00</published><updated>2011-09-07T21:14:23.656+02:00</updated><title type='text'>Domande senza risposta</title><content type='html'>28 luglio 2011&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi sono rivisto per un attimo in cima ad una delle innumerevoli torri della splendida città di Praga.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutti intorno, a perdita d’occhio, le decine e decine di campanili che la rendono famosa in tutto il mondo come la “città dei mille campanili” appunto. Alti, maestosi ma mai ingombranti, ognuno con la sua diversa struttura, con i suoi colori opachi, quasi velati di una tristezza sottile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In realtà non mi trovo nella gelida Praga ma nel caldo penetrante della città di Ndola; non sono circondato da architetture barocche, gotiche, neoclassiche ma dal cimitero del compound di Kawama; quelli ai miei piedi non sono i rigidi mattoni della torre innalzata centinaia di anni prima ma i granelli instabili di terra rossa di una minuscola collinetta sulla quale sorge, solitario e ligio al dovere di allietare i passanti con la sua ombra, un albero senza pretese; davanti ai miei occhi, apparentemente senza fine, non i sacri campanili di chiese e cattedrali ma le altrettanto sacre lapidi di decine di bambini che prematuramente hanno dovuto abbandonare le gioie ed i dolori di questo mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di colore nero, metalliche, simili a cartelli stradali se non fosse per l’altezza intorno al mezzo metro, queste lapidi recano sempre e solamente, scritti a mano con della vernice bianca, il nome del defunto, le date di nascita e di rinascita al cielo e le lettere M.H.S.R.I.P., May His/Her Soul Rest In Peace.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono nella parte del cimitero dedicata ai più piccoli, in attesa di partecipare al funerale di uno dei watchman del Progetto, un’attesa che sembra non finire mai. Intorno a me questi piccoli cumuli di terra, larghi meno di mezzo metro, lungo all’incirca uno e alti come le mie ginocchia; in cima ad essi qualche sporadico ciuffo di erba e, come ricordo del bambino defunto, una tazza o un piattino, molto raramente un semplice giocattolo. Mai una fotografia, nessun fiore. Il silenzio mette quasi i brividi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma è un silenzio che, ancora una volta, riesce a colmare il vuoto di alcune domande alle quali sto cercando con insistenza risposta.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-3025585979507095932?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/3025585979507095932/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=3025585979507095932' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/3025585979507095932'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/3025585979507095932'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2011/09/domande-senza-risposta.html' title='Domande senza risposta'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-6109487431683061137</id><published>2011-07-20T12:43:00.002+02:00</published><updated>2011-07-20T12:48:09.872+02:00</updated><title type='text'>Containers zooona!</title><content type='html'>11 luglio 2011&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo giorni, settimane, mesi di lunga, e alle volte estenuante, attesa tutto il materiale proveniente dall’Italia è giunto a destinazione qui a Ndola.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il terzo ed ultimo container ha varcato i cancelli del Progetto questa mattina: di dimensioni ridotte rispetto ai primi due, ci ha fatto quasi tenerezza al primo impatto visivo e nel giro di un paio d’ore dal suo arrivo era già pronto per ripartire.&lt;br /&gt;In tutto sono quindi arrivati tre containers che, dopo aver salpato dalle coste italiane hanno attraversato il Mediterraneo ed il Canale di Suez, accarezzato il Corno d’Africa sulle onde dell’oceano Indiano per poi attraccare nel porto di Dar es Salaam, in Tanzania; ancora qualche giorno di viaggio attraversando la barriera di Tunduma ed eccoli a Ndola. &lt;br /&gt;Oltre tre mesi di viaggio, lento ma fortunatamente senza intoppi insormontabili, (quasi) tutto è andato come avrebbe dovuto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io e Davide ci eravamo ormai abituati a vedere le giornate passarci sotto il naso con la speranza di ammirare la comparsa all’improvviso di un camion al cancello d’ingresso del Progetto ma le novità tardavano ad arrivare.&lt;br /&gt;Un paio di settimane fa, mentre mi trovavo seduto dietro la scrivania dell’ufficio a sistemare le ultime cose prima di rientrare verso casa, Christopher mi chiama dal cortiletto appena fuori dalla porta dicendomi &lt;i&gt;Marco, is that one your container? &lt;/i&gt;&lt;br /&gt;Al primo momento, un poco sovrappensiero, gli ho risposto svogliatamente &lt;i&gt;Which container?&lt;/i&gt; e lui &lt;i&gt;The one that is coming from the gate!&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;Realizzando nella mia mente quello che mi stava dicendo sono corso fuori dall’ufficio e, guardando in direzione del cancello, ho visto l’enorme camion avvicinarsi a noi. Saltellando come un bambino a cui è appena stato regalato il giocattolo preferito sono corso ad avvisare Davide, anche lui incredulo, e insieme ci siamo fiondati ad accogliere il nostro “tesoro”, emozionatissimi.&lt;br /&gt;Pochi giorni dopo anche il secondo container è giunto a destinazione ed oggi, finalmente, il terzo ed ultimo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Scaricarli è stata una mezza impresa ma fortunatamente tutto è andato per il meglio.&lt;br /&gt;A darci una mano ci hanno pensato tutti i lavoratori del reparto agricolo del Progetto e qualche ragazzo con un po’ di tempo libero, un trattore ed il suo muletto. &lt;br /&gt;Non avendo avuto la possibilità di muovere il container stesso dal camion non è stato semplice scaricare macchinari da oltre 400 kg, ma con un pizzico d’ingegno ci siamo riusciti senza compromettere nulla. Solamente due frigoriferi sono arrivati rovinati a causa del viaggio.&lt;br /&gt;Abbiamo ora il materiale, i macchinari e tutto l’occorrente per l’apertura di 3 punti vendita nell’ottica di un progetto a lungo termine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora che tutto il materiale è arrivato, ora che il laboratorio ed il negozio cominciano a prendere forma, ora che il tempo stringe e ci avviciniamo piano piano all’inaugurazione comincio a rendermi davvero conto di quanto lavoro ci sia e soprattutto ci sarà da fare una volta partiti, di quante responsabilità avremo, di quanto ci sarà da rimboccarsi le maniche..ma anche di quanto sarà intrigante ed emozionante, quanto saranno grandi le soddisfazioni e la gioia una volta raggiunti i nostri obiettivi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le gambe sembravano sul punto di iniziare a tremare, ma uso quell’energia per correre ancora più veloce verso la meta, carico come una molla!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-6109487431683061137?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/6109487431683061137/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=6109487431683061137' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/6109487431683061137'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/6109487431683061137'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2011/07/containers-zooona.html' title='Containers zooona!'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-7644594964424315372</id><published>2011-07-08T08:33:00.002+02:00</published><updated>2011-07-08T08:33:26.292+02:00</updated><title type='text'>Esordio nel campionato zambiano</title><content type='html'>2 luglio 2011&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il suono della sveglia apre ancora una volta i miei occhi stanchi, consapevoli però che quella di oggi sarà una gran bella giornata da ricordare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’intera mattinata viene dedicata a scaricare il secondo dei tre container che dall’Italia, via Dar es Salaam, porta a Ndola tutto il materiale necessario per allestire il laboratorio di produzione per la nostra gelateria ed il negozio in città. Siamo una quindicina al lavoro, le operazioni non sono affatto semplici, soprattutto quando si tratta di scaricare banconi da bar e vetrine da gelato; le menti e le braccia tolte all’agricoltura però non deludono le aspettative e nel giro di tre ore il rosso container giace spoglio appoggiato sul rimorchio del camion tanzaniano pronto per ripartire alla volta di casa. &lt;br /&gt;Un altro tassello del nostro grande sogno è stato posizionato, ora aspettiamo con ansia l’ultimo carico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una spaghettata veloce e poi di corsa a preparare la borsa da calcio..ehm, scusate, il sacchetto di plastica con dentro scarpe da calcio e una maglietta bianca, tutto l’occorrente per il mio tanto agognato esordio nel campionato zambiano!&lt;br /&gt;Il cartellino è pronto ormai da un mese ma sembra che questa mia prima partita proprio “non s’ha da fare”: una domenica manca il nostro Ba Cochere (l’allenatore del Cicetekelo Youth Project, eletto “mighty legend” del calcio zambiano degli anni ’60) quindi non si gioca, la domenica successiva c’è la nazionale quindi tutto il Paese si ferma..e non si gioca, poi gli avversari non si presentano al nostro campo quando ormai tutto sembrava pronto, infine due domeniche di lutto nazionale per la morte del secondo presidente della storia zambiana, Chiluba, durante le quali tutte le manifestazioni sportive sono sospese. Inizio a pensare di dover appendere le scarpe al chiodo, quasi mi convinco che sia in atto una makumba nei miei confronti.&lt;br /&gt;Quella di oggi però sento sarà la volta buona! &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ritrovo all’una qui al Progetto: tenendo conto che i ragazzi sono tutti presenti dalla mattina e non dobbiamo aspettare nessuno, partire alle due meno un quarto dopo esser stati mezz’ora fermi seduti sul bus è ordinaria amministrazione. Sta di fatto che raggiungiamo il distretto di Kaniki intorno alle tre, giusto l’ipotetico orario di inizio, ma nessuno sembra preoccuparsene e ho l’impressione che anche io mi abituerò presto a questa mentalità. Ora non resta che trovare il campo di gioco..impresa pressoché titanica dato che il villaggio è costituito da un’unica via asfaltata centrale e centinaia di sentieri che si diramano a destra e sinistra, ognuno dei quali sembra possedere tra l’altro un luogo dove poter tirare due calci a una palla.&lt;br /&gt;Chiediamo informazioni e finalmente, mentre ormai la mia testa rimbomba a causa della musica tenuta ad un volume esageratamente alto, sembriamo imboccare il sentiero giusto quando d’un tratto incappiamo in un posto di blocco; la coda sembra non muoversi di un metro e il driver decide di scendere a controllare la situazione. &lt;br /&gt;Beh, quella che abbiamo davanti è la frontiera con il Congo e il campo è dall’altra parte delle sbarre!&lt;br /&gt;Mi sembra impossibile ma, scendendo dal bus e attraversando la frontiera a piedi senza che nessuno mi chieda nulla, anzi abbracciato ad un rasta uscito dal bar (dove sicuramente si è appena riempito di alcool) appositamente per salutare questo suo “fratello bianco”, mi convinco che il bello debba ancora venire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il terreno di gioco è a una decina di metri dalla frontiera.&lt;br /&gt;Spogliatoi? Nemmeno l’ombra, ci mancherebbe, ci si cambia intorno all’invisibile (perché assente) bandierina del calcio d’angolo.&lt;br /&gt;Porte? Si, un paio di tubi arrugginiti sono infilati nel terreno ed alcuni ragazzini ci stanno appendendo le reti, verdi e rattoppate.&lt;br /&gt;Linee ai bordi del campo? A cosa potrebbero servire? Il terreno di gioco è uno spiazzo rettangolare con intorno erba alta oltre un metro: se la palla vi si perde dentro è fallo laterale.&lt;br /&gt;Erba? Qualche ciuffo intorno alle buche onnipresenti e ai lati del sentiero che attraversa il campo in obliquo dove proprio ora, mentre ci stiamo cambiando, un gruppo di anziane signore passeggia con grosse ceste sul capo.&lt;br /&gt;Squadra avversaria? Si, quella c’è, in tenuta blu con scritte in una lingua che pare del nord Europa; si sta riscaldando vicino all’altra porta.&lt;br /&gt;Arbitro? Beh, io spero vivamente (verrò puntualmente deluso) che non sia il tizio che passeggia al centro del campo con in mano un fischietto. Ciabatta enorme di plastica verde ai piedi, pantaloni neri, maglietta grigio topo e giacca, dico giacca allacciata di tutto punto, cappellino da pescatore e aria stralunata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il nostro riscaldamento è una sorta di ballo in cui tutti saltellano a ritmo urlando numeri e parole incomprensibili dal quale io mi stacco immediatamente perché incapace a tenerne il ritmo. Mai visto un riscaldamento del genere, ma se riesci a tenere il ritmo giusto dev’esser molto divertente!&lt;br /&gt;Tutto è pronto per il calcio d’inizio: esordio da titolare a centrocampo, numero di maglia 13 (la prima che ho pescato nel mucchio che abbiamo buttato a terra appena arrivati).&lt;br /&gt;Qualche intervento tipico del calcio africano (ai limiti del codice penale), due minuti per capire che su una superficie del genere giocare a calcio è praticamente impossibile e l’importante è buttare il pallone lontano dalla propria porta, risate appena accennate ogni volta che l’arbitro fischia e sembra danzare al suono prodotto da lui stesso fino a che, apoteosi, non rischiamo di vincere la partita grazie ad una punizione fischiata in nostro favore perché un difensore avversario rilanciando il pallone..ha perso una scarpa! Non ho ben capito, durante la discussione che ne è seguita, se il fallo in questi casi venga fischiato dove la scarpa in oggetto viene persa oppure nel punto in cui cade dopo il volo, sta di fatto che rimango esterrefatto.&lt;br /&gt;Uno a uno il risultato finale, dopo aver fallito troppe occasione ed aver preso un gol evitabile a pochi minuti dal termine (uno spettacolo vedere tutto il pubblico presente, tutto, correre in campo a festeggiare).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi son divertito da morire, non potevo chiedere di più dal mio esordio nel campionato zambiano..in Congo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-7644594964424315372?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/7644594964424315372/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=7644594964424315372' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/7644594964424315372'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/7644594964424315372'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2011/07/esordio-nel-campionato-zambiano.html' title='Esordio nel campionato zambiano'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-4968966193873551739</id><published>2011-06-29T18:56:00.000+02:00</published><updated>2011-06-29T18:56:12.909+02:00</updated><title type='text'>Kawama compound -Family Visit-</title><content type='html'>16 giugno 2011&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tenendo fede al modo di pensare che mi è stato insegnato, ed all’interno del quale sono nato e cresciuto, il Tempo dovrebbe essere definito come “l’unità di misura del trascorrere degli eventi”. Credo però che nel mondo occidentale questa definizione abbia perso il suo significato letterale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella maggior parte dei territori africani, a mio parere, esistano più sfaccettature riguardo all’idea di Tempo, il Tempo non è sempre lo stesso. Il Tempo qui esiste appunto solamente nel momento in cui un’azione è in corso d’opera, nel momento in cui qualcosa sta accadendo, solo se gli eventi che mi riguardano trascorrono. Non esiste quindi la fretta, non c’è motivo alcuno per averne. Se non sto compiendo nessuna azione il mio tempo non esiste. Gli orologi vengono ancora percepiti come strumenti superflui, più un vezzo, una moda piuttosto che elementi fondamentali del vivere quotidiano. Il sole sorge per poi tramontare di nuovo, è trascorsa l’ennesima giornata; non c’è bisogno di dividere il suo eterno movimento in frammenti ulteriori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qui in Zambia si parla addirittura comunemente di “zambian time” per definire le tempistiche del popolo autoctono. Se vuoi vivere per un periodo prolungato in questa terra, lo zambian time devi farlo divenire parte integrante di te stesso, se non vuoi passare la tua esistenza coi nervi a fior di pelle per gli inevitabili ritardi e le estenuanti attese. You must live your life panono panono.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non avevo certo motivo di spazientirmi dunque questa mattina, ad esempio. Alle 8 in punto sono seduto sulle panche al di fuori dell’ufficio del Progetto, pronto per l’appuntamento con John: ho in programma di partecipare alle family visit. Intorno alle 10 e un quarto sono sempre seduto, sempre sulla stessa panchina, sempre pronto per partire. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Finalmente montiamo sul nostro brown bus: abbiamo in programma di visitare sei famiglie di altrettanti ragazzi inseriti nella Fase 2 del Progetto Cicetekelo, quella situata all’interno del compound di Nkwazi. La zona in cui ci muoveremo durante l’intera mattinata è invece quella del compound di Kawama.&lt;br /&gt;Bussando alla porta della prima abitazione non riceviamo alcuna risposta, la famiglia è fuori città in visita ad alcuni parenti ci avverte un ragazzo poco distante intento ad innaffiare alcune piantine sull’uscio di casa (sua? O lavora forse per qualcuno?). Una bella X a matita di fianco al nome del ragazzino che vi abita e di nuovo sui comodi sedili del nostro splendido mezzo di trasporto (ci farei il giro dell’intero continente..ogni volta che lo vedo lo spirito del viaggiatore senza meta mi assale!).&lt;br /&gt;Durante la visita alle cinque famiglie successive (durante le quali lo staff del progetto monitora la situazione dell’abitazione, della famiglia nel suo complesso e del ragazzo nello specifico) non posso fare a meno di tuffarmi nel mondo dei bambini: mi manca, non posso farne a meno, è con loro che mi sento completamente a mio agio. Inizialmente, come è normale che sia, saluto tutti i componenti della famiglia presenti in quel momento, entro in casa, mi accomodo, creo un poco di ilarità con quelle quattro (di numero..) parole di bemba che ho imparato, ascolto con attenzione le risposte alle prime due o tre domande di Moses, l’educatore che oggi accompagno, poi inizio a guardarmi intorno curioso. Prima la poltrona su cui sono seduto (presente quattro volte su cinque, solamente in un’abitazione l’intervista si è svolta all’aperto, seduti su sacchetti riempiti con bucce di noccioline..comodissimi), elegante, pomposa, colorata, perfettamente inserita all’interno di quelle stanze; poi le pareti, solo alle volte dipinte (mai a tinta unita e sempre con evidenti segni di usura), abbellite con grandi immagini del Papa, del Signore o di Maria fiancheggiate sempre da enormi calendari inneggianti alle bellezze naturali del paese oppure alla nazionale di calcio e da fotografie sbiadite di uno o due componenti della famiglia; le porte che portano alle altre stanze, mai in asse, spesso sostituite con semplici tendine; la mancanza di un lampadario o anche solo di una lampadina nella stanza; il soffitto di lamiera troppo spesso colmo di fori. Infine, dopo una mezza dozzina di minuti, ecco spuntare l’immancabile sguardo curioso di un bimbo che sbircia dall’uscio.&lt;br /&gt;Durante la prima visita il bimbetto in questione non ha più di 5 anni: appena mi vede corre all’interno della stanza e salta sul divano tra le braccia della nonna al suono di una fragorosa risata. In quel momento dimentico chi sono, con chi sono, dove sono e perché, ed inizio una serie interminabile di scambi di sguardi, linguacce, versi indescrivibili insieme a lui, che ricambia ad un paio di metri di distanza di fronte a me; tra di noi Moses da una parte e la madre dall’altra proseguono la loro seria ed importante intervista insieme alla nonna che lo tiene in braccio. Quando lo stesso Moses mi da una pacca sulla spalla dicendomi che possiamo andare ho gli occhi incrociati, la lingua fuori e le orecchie a sventola: scoppiamo tutti insieme in una gran risata mentre, tra me e me, mi immagino in camicia tra le vie di Milano camminare di fretta verso l’ufficio per non fare tardi al lavoro …&lt;br /&gt;Capita poi di rimanere per l’intera durata dell’intervista con in braccio un cucciolo di tre o quattro anni completamente immobile, con lo sguardo quasi assente fisso su di me, a metà tra il sorpreso e l’intimorito, cercando di suscitare in lui un qualunque accenno di movimento facendogli il solletico, cantando delle canzoni, facendo semplici giochetti con qualsiasi cosa mi capiti sotto mano. Nulla, immobile. Quando giunge l’ora di salutare tutti mi alzo in piedi con lui in braccio, lo faccio scendere con calma e lui rimane li senza fiatare, senza muoversi, continuando a fissarmi fino a che non mettiamo in moto.&lt;br /&gt;Quando la terza famiglia, composta da una coppia di anziane persone indaffarate nello sbucciare noccioline all’ombra di un insaka, ci fa gentilmente accomodare a due passi dall’uscio di casa ecco che, piano piano, una dozzina di bimbi e bimbe delle abitazioni adiacenti si avvicinano curiosi. Sfoggio un saluto in bemba ed ecco subito sciolta l’insicurezza, loro si avvicinano festosi e io, giusto il tempo di salutare gli intervistati, li lascio “in balia di Moses” per andare a divertirmi un poco. La più attiva dell’intero gruppo si chiama Vivian: sembra una principessina con la sua bella gonna bianca orlata di azzurro e una magliettina viola ricamata con decozioni bianche, e mostra immediatamente un atteggiamento da adulta. Mi tiene testa senza timori, continua a fare domande, si mette di tutto punto raccontando che un giorno sarà mia moglie e ad un certo punto raduna tutti noi in cerchio (ormai è lei a gestire la situazione, io non sono altro che uno del gruppetto di amici) e mi chiede di pregare il Padre Nostro in italiano; rimango spiazzato per qualche secondo fino a che non me lo chiede di nuovo. Appena terminato lo ripetiamo in lingua bemba prima di tornare a giocare. Il tempo di una foto e giunge il momento dei saluti, nella speranza un giorno di ritrovarci a giocare, e pregare, tutti insieme.&lt;br /&gt;Infine l’ultima famiglia da intervistare. Ci accomodiamo in “salotto” sulle immancabili poltrone, le presentazioni di rito e poi ecco il mio sguardo incrociarsi con quello di un bimbo nella stanza adiacente. Due linguacce e poi, scusandomi per l’interruzione, saluto tutti per uscire di nuovo in cortile. Non riesco a farne a meno! Anche qui una mezza dozzina di bimbi mi guarda timoroso e incuriosito, nessuno osa avvicinarmi e se tendo una mano scappa al riparo. Mi siede sui gradini dell’ingresso e aspetto, osservandoli. Niente, rimaniamo tutti immobili. In quel momento, da dietro il muro dell’abitazione vicina spunta correndo una bimbetta con lunghe treccine nere: appena mi vede frena la sua corsa di scatto e sobbalza cadendo all’indietro intimorita per lo spavento. Beh, dopo innumerevoli tentativi vani quella stessa bimba è la prima ad avere il coraggio di sfiorarmi un dito della mano. Rotto il ghiaccio è tutto un gioco alla scoperta della mia pelle così diversa, dei miei bracciali, dei peli sulle braccia e sulle gambe, dei dred..eccomi a loro disposizione.&lt;br /&gt;Mi manca il contatto fisico, il gioco, le sensazioni indescrivibili che i bambini sanno regalare.&lt;br /&gt;Vivo questi giorni entusiasta di tutto quello che sto per intraprendere e carico come una molla in vista dell’esperienza straordinaria che mi aspetta per i prossimi anni..ma di sicuro un giorno tornerò a dedicarmi a loro anima e corpo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-4968966193873551739?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/4968966193873551739/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=4968966193873551739' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/4968966193873551739'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/4968966193873551739'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2011/06/kawama-compound-family-visit.html' title='Kawama compound -Family Visit-'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-1191478600143408516</id><published>2011-06-03T21:50:00.002+02:00</published><updated>2011-06-15T20:20:43.839+02:00</updated><title type='text'>Giornate di Zambia ordinario</title><content type='html'>2 giugno 2011&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le mie giornate zambiane si sono ormai stabilizzate, mai monotone, su di uno standard che prevede come prima cosa il suono della sveglia intorno alle 7, quando il sole è già alto nel cielo ma ancora gradevole, come se anche il suo calore si fosse appena risvegliato dal sonno della notte. Colazione con ottimo cappuccino fai-da-te, biscotti, pane e marmellata; meeting giornaliero a cui partecipo insieme a Davide, Silvia, Federica, John, Peggy, Zyambo e Cristopher (i responsabili zambiani delle varie parti educativa, contabile, agricola ed amministrativa del Progetto) per poi raggiungere i campi di mais in sella ad una Vespa ET3 125 a marce, appena riparata dopo qualche mese di inattività.&lt;br /&gt;E’ una bomba! Davvero un piacere salirci in sella.&lt;br /&gt;A mezzogiorno in punto la sirena annuncia l’inizio dell’ora di pausa pranzo, rientro in casa per rifocillarsi, un buon caffè per rimettersi in sesto e poi di nuovo tra i campi oppure in ufficio impegnati nelle traduzioni dei report dei ragazzi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un paio di novità sono però accadute nel corso degli ultimi giorni.&lt;br /&gt;Innanzitutto l’arrivo del prefabbricato per il nostro laboratorio: appena sono venuti ad avvisarci io e Davide ci siamo fiondati a vederlo, felici come bambini, lasciando dietro di noi sacchi e pannocchie di mais senza nemmeno pensarci. Nel giro di due giorni i pilastri laterali, due porte a serranda, una a scorrimento ed il tetto sono stati ultimati dai ragazzi sudafricani venuti per l’occasione; ovviamente non poteva esser tutto rose e fiori ed infatti le due porte a serranda sono difettose. Insieme ai nostri lavoratori e a chi ha incominciato a costruire i muri laterali però cercheremo di sistemarle. Piano piano il nostro progetto prende davvero forma!&lt;br /&gt;In secondo luogo abbiamo provato, invano, ad ottenere la patente di guida zambiana.&lt;br /&gt;Accompagnati da Cristopher ci siamo recati nel luogo predisposto ed abbiamo subito intuito che non sarebbe stato così semplice: veniamo sballottati da un ufficio all’altro, ci viene comunicato che mancano alcuni documenti, prima sembra che sia sufficiente un test pratico di guida, poi nemmeno quello ed infine addirittura quello teorico (del quale chiedono a me e Davide di pagare e andare a fare le fotocopie delle domande..), fino alla richiesta di una gran somma di denaro in contanti sottobanco per avere un timbro obbligatorio. A queste condizioni non ci sta bene e ce ne andiamo con un nulla di fatto. Vedremo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alle 17 termina la giornata lavorativa e ormai ho ripreso la sana abitudine di andare a farmi una bella corsetta rilassante praticamente ogni sera. Ho trovato in Steven, uno dei ragazzi del Progetto, un ottimo compagno anche se, ragazzi, quanto corre! Dopo aver chiesto il permesso all’educatore di turno imbocchiamo l’adorata Minsundu Road scendendo verso la città tra pareti di fiori gialli che ormai incominciano a scomparire a causa dell’arrivo della stagione secca, fiumi di gente di ritorno verso casa, pochissime automobili, aria fresca e pulita, tramonti da favola, oppure salendo fino al termine della strada asfaltata, in direzione del Congo, attraversando il posto di blocco della polizia (camminando..) e passando di fronte alla fattoria Ukubalula nella quale lavoravo due anni fa. &lt;br /&gt;Se invece mi ritrovo a correre da solo percorro una parte del perimetro del Progetto in cui vivo, nei campi, avendo intorno a me solamente distese verdi a perdita d’occhio.&lt;br /&gt;Che meraviglia…ogni sera mi sembra di rinascere!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cena e un poco di relax in “casa grande” per poi avviarmi verso la stanza, accompagnato lungo il sentiero da decine di ranocchie e grilli divertiti e spaventati al mio passaggio e protetto da un cielo stellato che da solo vale le fatiche di una splendida giornata di lavoro africano.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-1191478600143408516?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/1191478600143408516/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=1191478600143408516' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/1191478600143408516'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/1191478600143408516'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2011/06/giornate-di-zambia-ordinario.html' title='Giornate di Zambia ordinario'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-7434163665210681004</id><published>2011-05-26T22:07:00.002+02:00</published><updated>2011-05-26T22:07:43.132+02:00</updated><title type='text'>African Freedom Day per tutti</title><content type='html'>25 maggio 2011&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi è una giornata di grande festa per tutto il continente: è l’African Freedom Day ed al progetto Cicetekelo il risveglio risulta molto più tranquillo del normale. Alcuni ragazzi sono tornati a casa per rimanere un giorno insieme ai parenti, per i lavoratori è giorno di ferie e anche per noi la sveglia suona un poco più tardi. In città molti negozi rimangono chiusi e sono in programma alcune piccole manifestazioni e cerimonie per ricordare degnamente questa ricorrenza annuale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Visto il quadro della situazione decidiamo di passare la nostra mattinata all’orfanotrofio St. Anthony, poco distante dal mercato di Masala, per offrire parte del nostro tempo libero agli oltre 130 bambini ospitati nella struttura.&lt;br /&gt;Una volta varcato l’enorme cancello d’ingresso in metallo chiediamo se sia possibile fermarsi per qualche ora e, concessaci l’autorizzazione, ci incamminiamo nel cortile. All’altro capo i bambini stanno mangiando, seduti a terra sotto i portici ombreggiati, e cominciano ad accorgersi di me, Davide, Silvia, Francesca e Stefania passandosi parola. Lentamente alcuni di loro si alzano, incuriositi, e ci vengono incontro, senza dire nulla, senza correre, senza lasciare nemmeno per un secondo ognuno il proprio piatto di riso. Giunti ad un passo da noi si attaccano alle nostre gambe, fanno il gesto come per essere presi in braccio, subito accontentati. Salutiamo e ci presentiamo alle educatrici, nel frattempo tutti i bambini, dopo i primi istanti di smarrimento e curiosità, cominciano a sciogliersi chiedendoci i nomi ed offrendoci anche parte del loro cibo. Il tutto senza mai alzare la voce, senza mai urlare, senza correre, senza la frenesia tipica dei bambini alla loro età.  La piccolina che tengo in braccio mi fissa in silenzio, con lo sguardo che sembra perso nel vuoto, mi accarezza i capelli quasi meccanicamente, accenna ad un sorriso solamente dopo qualche boccaccia e un po’ di solletico. Poi una seconda, un terzo, una quarta e via di seguito. I più piccoli sono nati solamente da poche settimane, i più grandi non superano i dieci anni; tutti sono orfani ma tutti hanno un parente che li “rivendica”, pronto a prenderli sotto la propria custodia una volta raggiunta l’età utile per incominciare a lavorare. Per questo non è possibile l’affidamento o l’adozione. Alcuni hanno disturbi fisici o mentali evidenti, altri rimangono seduti a terra, immobili, con lo sguardo ed i pensieri rivolti chissà dove, ogni tanto si sente qualche pianto provenire dalle stanze dei più piccoli.&lt;br /&gt;Rimaniamo con loro l’intera mattinata.&lt;br /&gt;Una volta che l’enorme cancello di metallo si richiude alle nostre spalle mi chiedo quale sia stato il motivo per cui sono venuto in questo orfanotrofio, se sia stato utile, cosa posso aver lasciato di positivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dove sta la libertà per questi bambini, la libertà che oggi si dovrebbe festeggiare, tutti dovrebbero festeggiare? In cosa consiste la loro libertà? &lt;br /&gt;A mio parere la libertà di una persona cammina di pari passo con i suoi diritti: perché questi bambini non hanno il diritto di vivere una vita cresciuti da dei genitori o comunque da qualcuno che li possa far sentire importanti? Perché non hanno il diritto all’istruzione? Perché non hanno il diritto al gioco? &lt;br /&gt;Dove sta la loro libertà di scelta, il loro diritto ad una possibilità nella vita?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non sono partito per lo Zambia per egoismo, per autocompiacimento, per far felice me stesso. Sono qui per rendere questo mio tempo utile per gli altri.&lt;br /&gt;Spero quindi che in futuro sia possibile organizzare qualche cosa di strutturato in questo orfanotrofio, delle visite regolari magari con qualche animazione o attività preparata per i suoi bambini, in base ovviamente alle età.&lt;br /&gt;Altrimenti non lo so, forse non sarà molto indicato ritornarci..non voglio più ritrovarmi qui, nel mio letto, con i loro volti davanti agli occhi, il loro peso sulle gambe e la sensazione di non aver fatto nulla di concreto e di utile per loro.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-7434163665210681004?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/7434163665210681004/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=7434163665210681004' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/7434163665210681004'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/7434163665210681004'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2011/05/african-freedom-day-per-tutti.html' title='African Freedom Day per tutti'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-4194484540971999728</id><published>2011-05-22T21:52:00.002+02:00</published><updated>2011-05-22T21:52:06.836+02:00</updated><title type='text'>Noi e il mais</title><content type='html'>21 maggio 2011&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa sera, uscendo in cortile, mi sono messo la giacca a vento.&lt;br /&gt;No, non sono impazzito tutto d’un tratto e di sicuro sarei stato coperto più che a sufficienza anche solo con una felpa, ma gli strani temporali di questi ultimi tre giorni hanno abbassato non di poco le temperature durante le ore serali; temporali fuori stagione, inusuali ed inaspettati quanto violenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io e Davide abbiamo ormai preso il ritmo insieme ai lavoratori della parte agricola del progetto, otto ore giornaliere di fatiche sotto un sole che durate il giorno non da tregua. La nostra prima missione: caricare all’interno del silos l’intero ultimo raccolto di mais che si trova al centro del campo, qualche decina di tonnellate direi così a occhio. &lt;br /&gt;Una mezza dozzina di secchi, un paio di badili ed un trattore sono tutto il materiale a nostra disposizione per il primo giorno durante il quale decidiamo di muoverci con due tonnellate alla volta fino a stoccarne 12 prima di cena. Mano a mano che ci immergiamo nel lavoro utilizziamo strumenti utili ad ottimizzare il tempo (come pompe meccaniche per raccogliere il mais sul trattore) e ci inventiamo qualche utile trucchetto per velocizzare il tutto.&lt;br /&gt;I problemi però non mancano di certo: le cinghie della pompa del silos si spezzano, il trattore serve d’urgenza x altri lavori e dobbiamo sostituirlo, la prima pompa per caricare più velocemente il mais, dopo ore passate a sistemarla, alla fine è più lenta di noi, la seconda più potente manca di qualche pezzo inoltre l’elettricista ci impiega più di mezza giornata per collegarla e bisogna continuamente ripulirla manualmente..diciamo che non ne va mai bene una! Il tutto senza dimenticare che, prima di staccare, passiamo un tempo interminabile per riuscire a coprire tutto il rimanente mais con dei teloni di plastica per fare in modo che non si inumidisca durante la notte visti i nuvoloni neri che ricoprono il cielo.&lt;br /&gt;In due giorni e mezzo di lavoro abbiamo caricato 18 tonnellate e ne rimangono ancora almeno il doppio da sistemare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La vita di casa procede senza intoppi: domani i responsabili partiranno per l’Italia dove rimarranno per tre settimane lasciando a me, Davide, Silvia, Stefania e Federica la gestione delle faccende domestiche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La struttura del laboratorio per la nostra gelateria dovrebbe arrivare a momenti, con un ritardo di qualche settimana; speriamo davvero sia la volta buona. I container invece sono ancora in alto mare (letteralmente..) e li attendiamo con impazienza. Molta impazienza..&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-4194484540971999728?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/4194484540971999728/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=4194484540971999728' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/4194484540971999728'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/4194484540971999728'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2011/05/noi-e-il-mais.html' title='Noi e il mais'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-9040724804683689715</id><published>2011-05-20T18:36:00.001+02:00</published><updated>2011-05-20T18:36:23.779+02:00</updated><title type='text'>"Best mzungu player" of isolo</title><content type='html'>18 maggio 2011&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le mie giornate si susseguono simili ma mai ripetitive, ogni giorno ho qualche cosa di nuovo da imparare, qualcuno da conoscere, qualche piccolo segreto da scoprire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Uscendo dal progetto m’incammino su Minsundu Road, incrociando lo sguardo con decine e decine di persone, attraverso la ferrovia che si perde in direzione nord e taglio all’interno della rigogliosa vegetazione seguendo un sentiero che ho ormai imparato a riconoscere. In questo modo entro nel compound di Nkwazi dalla “porta secondaria”, riducendo di molto il mio percorso. Attraverso i secondi binari, mi lascio alle spalle il sentiero e la vegetazione mentre una polvere rossa si solleva dalla strada sterrata e in salita ad ogni passo.&lt;br /&gt;Raggiungo la Fase2 del progetto Cicetekelo, saluto educatori, professori e cuoche per poi dedicarmi ai ragazzi.&lt;br /&gt;Con il gruppo di questi ultimi giochiamo certe partite di pallone interminabili, a temperature insostenibili e senza un solo istante di pausa, il campo è tutto sconnesso, le porte senza reti, il pallone lascia molto a desiderare, ma che battaglie! Che divertimento!&lt;br /&gt;Con le ragazze poi ho uno splendido rapporto: durante la pausa pranzo hanno iniziato a darmi lezioni della lingua locale, il Bemba, io seduto a terra con il mio quadernino e loro di fronte a me a fare da professoresse. Non solo lezioni teoriche con loro, anche pratiche in quella che è sicuramente la materia nella quale risultano imbattibili: il ballo. Devo essere decisamente ridicolo se spesso le vedo sdraiarsi a terra dal ridere dopo ogni mio movimento..&lt;br /&gt;Poi ancora tutti quei giochi con i sassi in cui loro sono bravissime, spesso inarrivabili: chienga in primo luogo (i miei miglioramenti sono innegabili, ormai sono un discreto giocatore) e isolo. Ho imparato quest’ultimo gioco solamente ieri e sono già stato dichiarato da loro “Best mzungu (che significa “bianco”) player”, una soddisfazione mica da ridere!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Purtroppo però la mia permanenza alla Fase2 del progetto Cicetekelo, le partite di pallone, le lezioni di Bemba e di ballo, le vittorie ad isolo volgono già al termine: da domani sia io che Davide saremo impegnati a tempo pieno nei campi alla Fase3, tra mais, frumento, soia, fagioli e tutto ciò che riguarda la parte agricola del progetto. &lt;br /&gt;Da una parte sono molto dispiaciuto di dover lasciare le ragazze ed i ragazzi di Fase2 proprio adesso che iniziavo a conoscerli un poco, senza nemmeno poterli salutare per bene non avendolo saputo in anticipo; certo occasione per rivederli ci sarà senza dubbio, ma passo dopo passo, giorno dopo giorno stavo cominciando ad immergermi in quella realtà col risultato di sentirmi davvero a mio agio. D’altro canto sono sceso quaggiù per mettermi a completa disposizione e per apprendere il più possibile, quindi ben venga il passaggio all’agricoltura, è ora di rimboccarsi le maniche!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-9040724804683689715?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/9040724804683689715/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=9040724804683689715' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/9040724804683689715'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/9040724804683689715'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2011/05/best-mzungu-player-of-isolo.html' title='&quot;Best mzungu player&quot; of isolo'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-2582118886425683096</id><published>2011-05-17T21:14:00.002+02:00</published><updated>2011-05-17T21:14:38.231+02:00</updated><title type='text'>Inter Campus at C.Y.P.</title><content type='html'>14 maggio 2011&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La giornata di oggi potrebbe in futuro risultare molto importante per il progetto Cicetekelo: una delegazione di Inter Campus, in questi giorni a Lumumbashi, nella R.D. del Congo, farà visita alle nostre strutture nel pomeriggio, una grandissima occasione per l’intero progetto appunto e soprattutto per i ragazzi di Ndola in generale.&lt;br /&gt;L’apertura di un Inter Campus porterebbe vantaggi materiali attraverso le forniture complete di materiali da gioco, a partire dalle scarpe fino ad arrivare a divise, palloni e strumenti per allenamenti mirati, ma offrirebbe anche una grande possibilità di crescita, calcistica in primo luogo (grazie ad allenatori professionisti inviati qui più volte all’anno per lavorare direttamente coi bambini ma anche e soprattutto per educare futuri coach), e personale a tutti i livelli. Non possiamo farci trovare impreparati!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io e Davide ci facciamo accompagnare in città da Stefano a metà mattinata, gli ospiti dovrebbero arrivare da un momento all’altro vista la breve distanza in linea d’aria tra Lumumbashi e Ndola (anche se da queste parti, in auto, pochi chilometri possono richiedere ore di guida). Il nostro tour cittadino ci porta a visitare qualche negozio, a fare un poco di spesa e a osservare divertiti e stupefatti allo stesso tempo i lavori di costruzione dello shopping complex all’interno del quale apriremo il nostro secondo punto vendita tra qualche mese: nessuna impalcatura esterna, nessuna imbragatura sui corpi dei ragazzi che, ad una decina di metri di altezza, avvitano manualmente i bulloni necessari a tenere in piedi un pilastro enorme, al quale tra l’altro resta appeso a mo’ di koala, chissà come, chissà per quale motivo, un uomo in tuta arancione in equilibrio grazie solamente ad una grossa fascia tra le gambe attaccata ad una gru..decidiamo di ritornare da queste parti solamente a costruzione finita, altrimenti ogni volta che vi entreremo per lavorare avremo il terrore che ci crolli tutto sopra la testa..&lt;br /&gt;Gli ospiti ritardano. Ci sediamo a magiare un pie nel primo bar in assoluto dove ci fermammo durante l’anno di servizio civile, tanti ricordi e un po’ di relax. Una nuova telefonata, altre ore di ritardo. Ormai abbiamo visto tutto quello che c’è da vedere, vaghiamo senza meta come anime in pena sui marciapiedi cittadini, strisciando i sandali sull’asfalto rovente. &lt;br /&gt;Decidiamo di sederci a bere una bella birretta ghiacciata. Raggiungiamo l’Eastwing, esausti ci lasciamo cadere sulla sedia, stappiamo la bottiglia e..in quello stesso momento arriva la chiamata: i ragazzi dell’Inter Campus ci stanno aspettando al parcheggio del ristorante Michelangelo. Incredibile, che tempismo! Beviamo la birra in meno di trenta secondi, salutiamo tutti di corsa sotto gli occhi stupiti dei presenti e, sotto un sole incredibilmente caldo ci avviamo verso la meta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I nostri ospiti si fermano a Ndola solamente per un paio d’ore, un velocissimo check per avere un’idea più precisa della realtà circostante e del nostro progetto. Visitiamo insieme il centro U.C.C., ormai divenuto Fase1, la Fase2 all’interno di Nkwazi e la Fase3 in Minsundu e ci salutiamo con la promessa di rimanere in contatto. &lt;br /&gt;Noi ci speriamo davvero moltissimo, per i nostri ragazzi e per tutti quelli che in città potrebbero essere coinvolti in futuro. Non è una questione di fede calcistica (certo ad immaginare tutti i ragazzi del progetto in un completo nero-azzurro mi manda giù di testa!) ma una possibilità concreta di offrire una chance a chi purtroppo non ne ha mai avute.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-2582118886425683096?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/2582118886425683096/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=2582118886425683096' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/2582118886425683096'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/2582118886425683096'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2011/05/inter-campus-at-cyp.html' title='Inter Campus at C.Y.P.'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-5326234561422968693</id><published>2011-05-14T19:01:00.002+02:00</published><updated>2011-05-14T19:01:54.631+02:00</updated><title type='text'>Una scioccante mattinata</title><content type='html'>11 maggio 2011&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E pensare che non sono riuscito per tutta la mattinata a levarmi dalla testa il pensiero di dovermi sottoporre ad un prelievo del sangue. Non li reggo, è più forte di me. Non ho nessuna paura dell’ago di per sé, ma la sensazione di nausea, calore e giramento di testa che accuso ogni singola volta che termino un prelievo mi agitano in Italia, figurarsi in Zambia!&lt;br /&gt;Per la mattinata di oggi è in programma la visita medica mia e di Davide per avere l’autorizzazione ad utilizzare materiale alimentare nel nostro futuro laboratorio di gelateria e pasticceria. Accompagnati da uno dei responsabili della Comunità ci presentiamo così al Central Hospital di Ndola e attendiamo l’arrivo della persona con cui abbiamo appuntamento; nel frattempo posso curiosarmi in giro ed ammirare con stupore la quantità sproporzionata di fogli e cartellette che sommergono le pareti di uno degli uffici a fianco, oltre a chi ci lavora, ed alcune sedie a rotelle..letteralmente sedie, di quelle comunissime bianche di plastica, alle quali sono state avvitate ruote il più delle volte senza copertone. &lt;br /&gt;Ma ecco la persona che aspettiamo: giovane, distinto, dice di non essere un medico ma di fare parte del centro per le malattie infettive. Insieme usciamo dall’ingresso dell’ospedale e ci dirigiamo poco più in là, verso il cortile. Ci viene chiesto di scrivere il nostro nome e cognome su un pezzetto di carta, successivamente se abbiamo mai fatto visite mediche in Zambia in precedenza (no, entrambi), se ne abbiamo fatte in Italia (beh si certo, in vita nostra sia io che Davide qualche visita l’abbiamo pur fatta) e se queste ultime hanno mai rilevato dei problemi (no, entrambi) dopodiché ci viene chiesto di attendere alcuni minuti.&lt;br /&gt;Al suo ritorno il ragazzo ci consegna un foglio che attesta la nostra salute integra, probabilmente firmato da un dottore che nemmeno ci ha mai visto in viso: la visita medica è terminata.&lt;br /&gt;……………………………………………………………………………………&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Divertiti e attoniti allo stesso tempo, io e Davide ci facciamo lasciare in città: un chicken pie in uno degli innumerevoli nuovi negozietti ancora da scoprire e poi la decisione di assaggiare per curiosità il gelato del Quicksave, uno dei pochissimi prodotto in città all’interno di un piccolo mini-market. Avvicinandoci al bancone notiamo con sorpresa che la vetrina di dolci e brioches è mantenuta alla temperatura di “soli” 31° e ci immaginiamo come possa sentirsi la crema pasticcera o la panna di quelle paste al termine della giornata…&lt;br /&gt;Una volta di fronte alla vetrina dei gelati (8 gusti) vediamo tutte le vaschette chiuse col coperchio e nessuna targhetta ad indicarne i gusti..mah..&lt;br /&gt;Chiediamo cortesemente un cono a testa e quali sono i gusti a disposizione. La ragazza pronta a servirci ci chiede di aspettare un attimo, deve andare a recuperare una paletta x servire il gelato..ri-mah..&lt;br /&gt;Una volta tornata toglie il coperchio dalla prima vaschetta e sistema un pizzico di gelato sulla paletta, al che penso tra me e me: “Ora lo assaggia per dirci che gusto è..se lo fa sul serio me ne vado senza commentare!”. Fortunatamente il mio pensiero non si tramuta in azione, la ragazza chiude la prima vaschetta e, con la paletta ancora piena di gelato, comincia a raschiare il secondo gusto mischiandolo al primo..ri-ri-mah..&lt;br /&gt;Colpo di scena finale: “Mi spiace ragazzi, in questo momento il gelato è troppo duro e non posso darvelo, se volete là in fondo, in quei freezer, trovate delle vaschette già pronte”.&lt;br /&gt;No comment.&lt;br /&gt;Come dicevo ieri: adoro questo paese!!!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-5326234561422968693?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/5326234561422968693/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=5326234561422968693' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/5326234561422968693'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/5326234561422968693'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2011/05/una-scioccante-mattinata.html' title='Una scioccante mattinata'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-1633409240152301094</id><published>2011-05-11T21:48:00.000+02:00</published><updated>2011-05-11T21:48:54.081+02:00</updated><title type='text'>Ndola-Lusaka-Ndola</title><content type='html'>10 maggio 2011&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il tintinnio della mia sveglia riecheggia oggi per la stanza mentre fuori è ancora buio e la luna sembra intimidita dal mare di stella che la circonda; non sono nemmeno le 5 del mattino quando devo uscire di casa per dirigermi verso il cancello d’ingresso. A farmi compagnia lungo il sentiero due watchman con a tracolla un fucile che mi mette anche ora i brividi al solo pensiero. Non potrei sentirmi più al sicuro!&lt;br /&gt;Incredibile ma vero, conoscendo i tempi zambiani, il tassista mi sta già aspettando al di fuori del cancello. Sta dormendo di gusto sdraiato sul sedile, ma l’importante è che sia arrivato:oggi ho in programma di raggiungere Lusaka, la capitale, per ritirare il mio permesso di lavoro e non posso permettermi ritardi se non voglio diventare un clandestino. &lt;br /&gt;Da contratto la partenza del bus è prevista alle 6 in punto ma l’attesa mia e di tutti gli altri passeggeri si prolunga tanto da poterci godere l’alba all’orizzonte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il viaggio non saprei descriverlo, dormo come profondamente per quasi l’intera sua durata e verso le 13 raggiungo in compagnia di Clement l’ufficio immigrazione. Chiediamo cortesemente informazioni sul ritiro dei permessi di lavoro e veniamo inviati ad una specifica scrivania gestita da un impiegato che vorrebbe decisamente trovarsi in un altro luogo: si alza continuamente, sbadiglia vistosamente, si stiracchia sulla sedia, guarda il cellulare..&lt;br /&gt;Dopo aver atteso oltre mezz’ora il nostro turno ci viene chiesto, per poter ottenere il nuovo passaporto, se siamo già in possesso del codice, corrispondente al mio nome, segnalato su di uno specifico libro (avvisarci prima..?).  Raggiungiamo il fatidico quaderno, appoggiato su un piedistallo al centro della stanza e lo apriamo fiduciosi: una cinquantina di pagine, colme di nomi ,cognomi, codici e nazionalità, alcune smangiucchiate, alcune sbiadite, altre stropicciate e soprattutto..non esiste ordine alfabetico! Un po’ come cercare una formica in un campo da calcio, un’impresa epica. Oltretutto, dopo vani tentativi, il mio nome non risulta esserci; la  certezza in questi casi non la si può avere, ma io e Clement stiamo spulciando il quaderno ormai da quasi un’ora. Lascio lui continuare a sfogliare mentre decido di chiedere informazioni a chiunque, dopotutto ho la ricevuta del pagamento che verifica la presenza del mio permesso di lavoro da qualche parte, nei computer dell’ufficio il mio nome è presente e tutto regolare, non capisco perché sia così tanto importante questo fatidico codice. &lt;br /&gt;Siamo ormai giunti vicino al punto di non ritorno, alla rassegnazione, quando d’un tratto uno degli impiegati ci chiama urlando dall’altra parte dell’ufficio e, raggiuntolo, ci mostra la cartelletta col mio nome e senza dire una parola la butta sulla scrivania per poi andarsene.&lt;br /&gt;Guardandoci intorno notiamo di essere gli unici ancora presenti, mentre tutti gli impiegati chiacchierano e sorridono in un angolo. Dopo qualche minuto di inspiegabile, a nostro parere, silenzio, chiediamo se manchi ancora qualche documento per completare il rilascio del mio permesso di lavoro ma ci sentiamo rispondere,beatamente, che è l’ora della pausa pranzo, i lavori sono fermi e dobbiamo aspettare la riapertura degli uffici. Inizio ad infastidirmi un poco, sappiamo benissimo che servono non più di trenta secondi per firmare e timbrare il passaporto per il rilascio e chiedo gentilmente che questo venga fatto subito: ad un primo rifiuto segue la buon’anima di un collega disponibile ad accontentarmi. Meno di un minuto dopo sono fuori contemplando il mio nuovo permesso di lavoro zambiano con scadenza febbraio 2013!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un salto all’ambasciata italiana per sbrigare una pratica necessaria a Clement (giusto il tempo per notare la presenza di una pompa di benzina nel cortile utilizzabile solamente da chi ci lavora e sorridere esterrefatto quando la guardia all’ingresso si preoccupa solamente e scrupolosamente di ritirarmi il cellulare prima degli uffici senza mostrare interesse se per caso porto con me un machete, una pistola o della dinamite!) e poi di nuovo alla stazione dei bus.&lt;br /&gt;Durante il viaggio di ritorno, interminabile, l’autista proietta prima un film americano che sembra molto interessante senza preoccuparsi di alzare il volume, rendendo il tutto impossibile da seguire, mentre poi opta per un’inguardabile telefilm zambiano che probabilmente potevano sentire anche le persone lungo la strada e nelle case adiacenti..pazzesco. &lt;br /&gt;Adoro questo paese!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-1633409240152301094?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/1633409240152301094/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=1633409240152301094' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/1633409240152301094'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/1633409240152301094'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2011/05/ndola-lusaka-ndola.html' title='Ndola-Lusaka-Ndola'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-3838524782698003666</id><published>2011-05-08T21:27:00.001+02:00</published><updated>2011-05-08T21:49:14.112+02:00</updated><title type='text'>Home, sweet new home</title><content type='html'>7 maggio 2011&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ come se non me ne fossi mai andato, come se non l’avessi mai lasciata.&lt;br /&gt;Erano ormai quasi due anni da quando avevo salutato Ndola e lo Zambia con gli occhi lucidi per un’esperienza di vita, quella del servizio civile, che terminava proprio nel momento più bello, più intenso, proprio quando cominciavo a sentirla davvero mia.&lt;br /&gt;Ora la ritrovo identica, pulita, accogliente e nemmeno troppo caotica al primo impatto; certo alcuni cambiamenti, anche notevoli, ci sono nelle strutture che la compongono, ma la gente, chi la abita, chi la rende viva ha le stesse abitudini, lo stesso modo di fare, la stessa tranquillità, lo stesso sorriso, la stessa curiosità che non ho mai dimenticato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il bus che da Lusaka ci porta proprio nel cuore di Ndola rimane immobile, acceso per chissà quale motivo, per più di ora dopo che io e Davide abbiamo preso il nostro posto a sedere, stretto come da copione e baciato da un sole già caldissimo alle prime ore della mattina. Intorno a noi il frastuono assordante della stazione dei bus della capitale, un luogo simile ad un grande formicaio in perenne movimento. Uno dopo l’altro salgono e si fanno largo tra i passeggeri venditori di orologi, cd, dvd, bibite ghiacciate, caramelle, patatine, frutta, ragazzi autorizzati a chiedere qualche spicciolo da un foglio timbrato e firmato dalla polizia locale distribuito a tutti e successivamente ritirato nella speranza di ricevere qualche Kwacha in elemosina e l’immancabile predicatore munito di Bibbia e voce squillante, desideroso di sentire risuonare la voce di tutti in preghiera. Quando finalmente si parte sento già il bisogno impellente di sgranchire le gambe ma so di dover resistere almeno per un paio d’ore. A metà tragitto le ragazze sedute la fila dietro ci “offrono” divertite un bimbo di tre o quattro anni con degli occhiali da sole enormi ed una canotta della Nba; seduto in mezzo a noi due sembra in trance, forse impaurito, forse imbarazzato nella situazione in cui si è venuto a trovare. Lo ravviviamo un po’ con della musica negli auricolari fino a che un nuovo passeggero mi costringe a prendere il piccolo in braccio fino al termine del viaggio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La mia nuova, splendida casa mi accoglie nella sua semplicità: due letti a castello, tre armadietti di legno, un tavolino al centro ed il bagno. Ci vivrò insieme a Davide e con lui cercherò di addobbarla per sentirla un po’ più mia..nostra. &lt;br /&gt;Quello che ora preme maggiormente ad entrambi è visitare il centro commerciale di nuovissima costruzione all’interno del quale si trova il negozio in cui apriremo la nostra gelateria-pasticceria: la posizione è ottimale, già me lo vedo con il bancone colmo di gusti coloratissimi, i tavolini all’aperto, il carrellino per le crepes..ora sta a noi nei prossimi mesi lavorare duramente perché tutto questo non rimanga solamente una visione di speranza. Apriremo questo negozio per finanziare il progetto Cicetekelo dedicato al recupero dei ragazzi di strada di Ndola, per dare ad alcuni di loro la possibilità di imparare un mestiere e per poterli in futuro inserire nel mondo del lavoro; avremo moltissime responsabilità, moltissimo lavoro da fare a partire dalla selezione dei ragazzi da coinvolgere, l’insegnamento, la disciplina, l’allestimento del laboratorio e dei locali fino alla produzione ed alla vendita vera a propria. Non sarà facile, per nulla, ma siamo carichi come delle molle e le soddisfazioni che avremo se tutto andrà per il verso giusto saranno impagabili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Seduto nella piccola veranda appena fuori da casa, immerso nel buio di questa notte africana illuminata solamente dalle innumerevoli stelle e dalla luna, cullato da un silenzio rotto solamente da grilli e cicale, mi rendo conto di essere nel posto giusto al momento giusto e&lt;br /&gt;mi scappa da ridere..&lt;br /&gt;..è tutto come desideravo..&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-3838524782698003666?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/3838524782698003666/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=3838524782698003666' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/3838524782698003666'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/3838524782698003666'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2011/05/7-maggio-2011.html' title='Home, sweet new home'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-250106840943862630</id><published>2011-04-19T16:08:00.002+02:00</published><updated>2011-04-19T16:09:49.045+02:00</updated><title type='text'>Il cielo d'Africa</title><content type='html'>Ho visto il cielo d’Africa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’ho visto all’alba, quando tutto d’un tratto, come svegliato di soprassalto dal desiderio intenso, quasi irresistibile di illuminare una volta di più queste terre senza tempo, il buio della notte ha lasciato il posto a una luce prepotente, straripante. Ogni cosa, ogni singola cosa a partire dal granello di sabbia fino ad arrivare all’immensità dell’oceano ha preso forma di nuovo, regalando al mio occhio ancora troppo poco abituato colori indescrivibili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’ho visto azzurro, ma di un azzurro tanto semplice da sembrare quasi insignificante quanto pesante ed opprimente da incutere un senso di timore, di rispetto. Non una nuvola, non una scia estemporanea creata da ali di metallo, pennellata fugace che fa da contraltare dell’eternità della sua tela, niente fumi di ciminiere, nessuna opacità causata dallo smog, alle volte nemmeno un uccello, una mosca, un insetto, niente. &lt;br /&gt;Solo azzurro, semplice e inviolabile azzurro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’ho visto mutare repentinamente. Mutare aspetto, colore, addirittura sono convinto di averlo visto cambiare forma. Non più quella tela liscia e scorrevole sulla quale dipingere i miei pensieri senza nessun limite; non più quell’azzurro ambivalente e bellissimo, mite e pericoloso allo stesso tempo; non più lineare, infinito. In un tempo tanto breve quanto sufficiente a lasciar predire il futuro più prossimo, tutto si è fatto scuro, cupo, ingombrante. Sembra quasi che a causa del peso estremo trasportato senza sosta, le nuvole tendano ad abbassarsi verso il suolo, ammucchiandosi una sull’altra come per sorreggersi, in una situazione di “caos calmo” sicuramente poco duratura. Il colore dominante è ora il grigio, un grigio tanto scuro da non lasciare il minimo dubbio sul perché della sua comparsa. &lt;br /&gt;Guardandomi intorno l’ho visto restringersi su di me, come a volermi avvolgere, inghiottire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’ho visto al tramonto, quando le parole da noi inventate, conosciute non sono sufficienti per descriverlo; per descrivere i suoi colori, i suoi movimenti, la sua voce. Come è possibile descrivere a parole la voce di un tramonto? Eppure il cielo africano in quei momenti ci parla, ci consiglia, ci consola.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’ho visto di notte. Spero non fosse solamente un sogno; perché ricordo che il suo colore dominante non era il blu intenso della notte appunto, ma un biancore luminoso e quasi uniforme. Impossibile distinguere le costellazioni australi in quel mare di innumerevoli stelle. Uno spettacolo incredibile al quale anche la luna aveva deciso di sottrarsi per poterlo ammirare nel migliore dei modi. &lt;br /&gt;Durante la notte l’ho visto poi circondarsi di un velo di nubi nere: una corona di oscurità con al centro, splendente, la volta celeste. Ho visto nascere i suoi fulmini, li ho visti nascere e crescere come se le immagini ai miei occhi fossero rallentate. Mi sono ritrovato immerso in un bagliore tanto intenso da portarmi a serrare di scatto le palpebre e riaprirle giusto in tempo per ammirare quello stesso fulmine dissolversi. Subito dopo un secondo, un terzo e un altro ancora. Ho sentito le prime gocce cadere e bagnarmi il volto e ho capito, sorridendo, che in quel sogno era tutto vero.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-250106840943862630?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/250106840943862630/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=250106840943862630' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/250106840943862630'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/250106840943862630'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2011/04/il-cielo-dafrica.html' title='Il cielo d&apos;Africa'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-3988303003355231561</id><published>2011-04-19T16:05:00.000+02:00</published><updated>2011-04-19T16:05:41.484+02:00</updated><title type='text'>L'anima di Empiri</title><content type='html'>Empiri. &lt;br /&gt;La nostra destinazione in questa soleggiata domenica ha un nome che non mi ricorda nulla di mozambicano; ci dirigiamo ad Empiri per celebrare la Liturgia della Parola insieme a Irma Franca ed alla sua fedele guida Antonio.&lt;br /&gt;Percorriamo la via che, uscendo dalla periferia di Pemba, conduce verso l’interno del paese. Poco distante dall’aeroporto superiamo la stazione permanente di polizia, salutiamo una mezza dozzina di agenti seduti all’ombra con l’aria di chi si trova in quel luogo solamente per un inderogabile impegno professionale, evitabile volentieri, e ci immergiamo tra due ali di verde che si susseguono a perdita d’occhio alla nostra destra ed alla nostra sinistra, separate da una striscia di asfalto di costruzione italiana tanto sottile in quell’immensità da sembrare quasi inutile, insignificante. Quante volte ho percorso questa stessa strada solamente sei mesi fa, nella stagione secca, e il paesaggio sembra stato investito da una pennellata di colore smeraldo tanto intensa e compatta da farlo sembrare un altro mondo, completamente. Incredibile.&lt;br /&gt;L’eterno e vivace mercato di Mieze, le saline poco distanti, un fiumiciattolo stagionale di poco conto, innocuo se non fosse per i coccodrilli che con puntualità si presentano tra le sue acque annualmente, qualche pagliotas con i suoi abitanti seduti sulle brandine di legno adagiate all’uscio, con i suoi figli sorridenti giocare tra le pozzanghere, con le sue piccole bancarelle di frutta e verdura, gente a piedi, di ogni età, dirette chissà dove, chissà perché.&lt;br /&gt;Ad un tratto, come guidata da un satellite mentale di rara precisione, Irma Franca taglia sulla sinistra, su di un sentiero fangoso che sembra identico alle centinaia superati strada facendo, nessuna indicazione, nessun punto di riferimento per me riconoscibile.&lt;br /&gt;Parcheggiamo sotto il cerchione di automobile appeso al ramo di un albero con una corda, un cerchione tanto arrugginito quanto utile per la sua funzione di campana di riciclo. &lt;br /&gt;Subito l’intera comunità si precipita intorno a noi: i saluti rubano (o forse sarebbe meglio utilizzare la parola “regalano”) molto tempo tra inchini e triplici strette di mano. Due o tre parole in dialetto makua suscitano immediatamente stupore e ilarità: stupore, quasi timore nei più piccoli e simpatia negli anziani del villaggio. Mi accorgo presto di un particolare e con meraviglia lo condivido, trovando pieno appoggio e reale conferma, con Francesca: a partire dalle bambine più piccole fino ad arrivare alle anziane che sprigionano una saggezza secolare solamente con lo sguardo, tutte le donne di questa comunità sono splendide, tante veneri nascoste in uno spicchio di mato a pochi passi dall’oceano Indiano.&lt;br /&gt;La chiesa è, come di consueto, una grande pagliota a quattro navate, interamente costruita in bambù, legno e pietre e sovrastata da un tetto di paglia robusta che scende fino a poco più di un metro dal suolo; un ingegno architettonico di notevole talento ha dato i natali ad una serie di panche in canne di bambù, senza poggia-schiena, simmetriche e stabili mentre sull’altare risaltano due mazzi di fiori colorati immersi in bottiglie di Gin. Le finestre si contano sulle dita di una mano ma la loro presenza è fondamentale non tanto per le correnti (all’interno l’aria è stagnante, il caldo soffoca e imprime i vestiti sulla pelle) quanto per lasciar passare quei pochi raggi di sole necessari per poter illuminare un poco l’ambiente. Una semplice croce ottenuta legando insieme due legnetti minuscoli, un crocifisso più moderno ed un quadro col volto di Maria smangiucchiato e sbiadito da tempo e da chissà cos’altro abbelliscono la parete di fondo.&lt;br /&gt;La celebrazione è allegra e folkloristica come sempre, con un corpo di canto e danza formato da otto giovani ragazze ad animarne ogni singolo momento, guidate e controllate attentamente allo stesso tempo da un ragazzotto con l’aria fiera che fa a pugni con la t-shirt di Paperino indossata per l’occasione. &lt;br /&gt;Prima ancora di incominciare le letture, tre bambini con alle spalle non più di un mese di vita vengono adagiati sull’altare per essere presentati alla comunità, avvolti singolarmente in kapulane dai colori sgargianti: non un grido, non una lacrima versata, non un movimento.&lt;br /&gt;In quell’immagine, in un momento, ritrovo tutta la bellezza della vita.&lt;br /&gt;Lo scambio della pace è una festa: chi bacia le mani del vicino, chi si abbraccia con affetto, strette di mano che identifico come sincere, sorrisi, un grande movimento ritmato a suon di batuk, i bambini appollaiati all’esterno della finestra posizionata dietro la mia testa si accalcano per stringerci la mano e poi scappano via ridendo come matti, una bambina di non più di sei o sette anni mi “offre” felice il fratellino che tiene sulla schiena per una carezza, un’anziana donna mi parla per un paio di minuti nel suo dialetto incomprensibile e poi, lentamente, si allontana soddisfatta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Empiri. &lt;br /&gt;Il nome di questo villaggio non ricorda nulla di prettamente mozambicano. &lt;br /&gt;L’anima profonda dell’Africa intera, però, si racchiude tra le pareti di pietra e bambù della sua piccola chiesa.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-3988303003355231561?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/3988303003355231561/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=3988303003355231561' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/3988303003355231561'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/3988303003355231561'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2011/04/lanima-di-empiri.html' title='L&apos;anima di Empiri'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-7123720614025759562</id><published>2010-09-16T16:49:00.000+02:00</published><updated>2010-09-18T17:04:44.637+02:00</updated><title type='text'>Piccola riflessione sul "terzo mondo"</title><content type='html'>Mi trovo spesso, durante queste mie giornate mozambicane, a riflettere su di una espressione usata ed abusata nel linguaggio comune europeo e non solo: l’espressione “terzo mondo”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa scomoda etichetta viene utilizzata per ricordare a noi, abitanti del “primo mondo”, che i Paesi su cui è stata posta risultano essere arretrati, sotto-sviluppati, incapaci di rimanere al passo con i tempi sotto tutti gli aspetti che vengono ritenuti fondamentali ed importanti per il benessere di una società quali la politica, l’economia, la finanza, la tecnologia, il commercio, costretti a dimenarsi per rimanere a galla in uno sporco mare di miseria, fame, carestie, malattie, analfabetismo, scarsità di igiene, mancanza di sanità, disorganizzazione, povertà, Paesi sommersi da debito estero. Paesi “malati”, incurabili, senza futuro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questo modo noi, abitanti del ricco e benestante, sviluppato ed avanzato “primo mondo”, poniamo questi Paesi su di un mondo altro, “terzo” per l’appunto, diverso, distante, irraggiungibile, distaccato, come se tutto questo non ci riguardasse, come se esistessero davvero due pianeti: uno, il “primo mondo”, pulito ed invitante, accattivante e capace di suscitare interesse, un altro, il “terzo mondo”, sporco e degradato, povero, da cui è preferibile stare alla larga. Due pianeti distinti, senza punti d’incontro, due entità indipendenti. Uno dei due solamente più sfortunato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Peccato però che di mondo ne esista solamente uno. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di mondo ne esiste solamente uno e la stra-grande maggioranza dei suoi abitanti è bollata con l’etichetta di “terzo mondo” per non farci ragionare sul fatto che è tutta colpa nostra, tutta colpa del nostro “primo mondo” da favola, per tenere alla larga dalla nostra coscienza il fatto che la miseria di miliardi di persone dipende dal nostro benessere senza limiti.         Di mondo ne esiste solamente uno e quindi io, italiano di quella “parte di un unico mondo” che ride di gusto nella sua sfrenata corsa al superfluo, sono responsabile della povertà e dell’inedia di ogni singolo mio fratello angolano e sudanese, del Burkina Faso e della Sierra Leone, bengalese e cingalese, vietnamita e filippino, peruviano e boliviano, pakistano e cambogiano. Di mondo ne esiste solamente uno e quindi è normale, è giusto, è etico che da una parte, aprendo l’armadio non si sappia decidere come vestirsi per la troppa scelta mentre dall’altra l’armadio non esiste proprio e si rimane anche un mese con addosso gli stessi indumenti, giorno e notte? E’ normale, giusto, etico che da una parte abbondino le piscine private, si giochi ai gavettoni, le fontane delle grandi città sgorghino acqua potabile senza sosta mentre dall’altra si è costretti a bere dalle pozzanghere l’acqua piovana? E’ normale, giusto, etico che da una parte si producano montagne di rifiuti commestibili mentre dall’altra per mangiare un boccone si debba rovistare proprio nel cuore di quelle montagne? L’elenco è, purtroppo, interminabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non esiste nessun “terzo mondo”. Esiste solamente un unico mondo, ed in questo unico mondo tanta, troppa gente ha bisogno di aiuto. Adesso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;… “NON C'E' MODO IN CUI IO, DA SOLO, POSSA SALVARE IL MONDO, MA MI VERGOGNEREI INFINITAMENTE DI FAR PASSARE UN SOLO GIORNO SENZA PROVARCI” (I. Asimov) …&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-7123720614025759562?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/7123720614025759562/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=7123720614025759562' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/7123720614025759562'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/7123720614025759562'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2010/08/piccola-riflessione-sul-terzo-mondo_16.html' title='Piccola riflessione sul &quot;terzo mondo&quot;'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-6307696639708674391</id><published>2010-09-05T16:52:00.000+02:00</published><updated>2010-09-18T16:53:41.111+02:00</updated><title type='text'>Ricordando con gli occhi lucidi...</title><content type='html'>..La sabbia rossa del cortile&lt;br /&gt;Il “ta bon”&lt;br /&gt;L’odore delle mie magliette&lt;br /&gt;I colori del cielo&lt;br /&gt;I profumi della frutta&lt;br /&gt;Le noccioline tostate al forno&lt;br /&gt;Le imprecazioni contro le notizie futili del Tg1&lt;br /&gt;I sorrisi sinceri&lt;br /&gt;Il primo impatto quotidiano con l’acqua fredda della doccia&lt;br /&gt;Le partite a carte&lt;br /&gt;Il risveglio con la luce dell’alba&lt;br /&gt;La zanzariera&lt;br /&gt;La candela alla citronella&lt;br /&gt;Pick e le sue risate&lt;br /&gt;Il momento dell’accoglienza in oratorio&lt;br /&gt;Gli occhiali da sole della Betta&lt;br /&gt;La prof.ssa Giuntini&lt;br /&gt;I batuk&lt;br /&gt;I viaggi nel cassone del pick-up&lt;br /&gt;I ragazzi di Biella e tutto ciò che riguarda il tempo vissuto con loro&lt;br /&gt;I tramonti da favola&lt;br /&gt;I fagioli in scatola&lt;br /&gt;Susanna e Vania&lt;br /&gt;Lo scivolo&lt;br /&gt;Le dita dei bambini che mi stringono il naso&lt;br /&gt;L’oceano&lt;br /&gt;Ballare, ballare e ballare&lt;br /&gt;Le passeggiate interminabili&lt;br /&gt;Le attese “passive”&lt;br /&gt;Il peso dei bambini addosso&lt;br /&gt;L’odore dei bambini addosso&lt;br /&gt;Il sentirmi utile, davvero&lt;br /&gt;I ragazzi della spiaggia&lt;br /&gt;Le chapa&lt;br /&gt;Luca e Ilaria&lt;br /&gt;I mercati&lt;br /&gt;Controllare se qualche matekeña si è infilata nella pelle dei miei piedi&lt;br /&gt;Le urla e il sorriso di Daniel&lt;br /&gt;La distribuzione del pane&lt;br /&gt;I canti&lt;br /&gt;Il comboio della criança&lt;br /&gt;L’attraversare il cortile&lt;br /&gt;Esser distraido e por isso andar in bora&lt;br /&gt;Le urla ad ogni tirata di dred&lt;br /&gt;Il “teppista”&lt;br /&gt;Le “tre dell’Ave Maria”&lt;br /&gt;I sacchi di farina&lt;br /&gt;Le Messe&lt;br /&gt;Il nervoso provocato da Abudu&lt;br /&gt;Le risate con Abudu&lt;br /&gt;Il perù&lt;br /&gt;La rabbia contro l’ingiustizia&lt;br /&gt;L’italiano di Arnè&lt;br /&gt;Le novizie&lt;br /&gt;I bairros&lt;br /&gt;Le imprecazioni verso il poster della Juve ogni volta che tornavo in stanza&lt;br /&gt;Le impronte sulla sabbia&lt;br /&gt;I biscotti Very Nice&lt;br /&gt;Mana Manu&lt;br /&gt;Sollevare in aria i bambini, vedere le loro espressioni terrorizzate e poi baciarli rimettendoli a terra&lt;br /&gt;Le kapulane&lt;br /&gt;Aredi&lt;br /&gt;Sonia e il suo cappellino di lana&lt;br /&gt;L’Arte Makonde&lt;br /&gt;La semplicità &lt;br /&gt;Leggere Kapuscinski facendo colazione&lt;br /&gt;Cercare di convincere che “sono tutti miei capelli!”&lt;br /&gt;Quella parte di cortile&lt;br /&gt;Le Irmas&lt;br /&gt;La tensione fortissima all’uscita dei bambini dal cancello dell’oratorio&lt;br /&gt;La voce di Fatima&lt;br /&gt;Riflettere sotto le stelle&lt;br /&gt;La felicità indescrivibile&lt;br /&gt;Le interviste e i questionari&lt;br /&gt;I cambi di programma&lt;br /&gt;La bellezza della baia&lt;br /&gt;Il dire di no a malincuore&lt;br /&gt;La bassa marea&lt;br /&gt;Gli animatori&lt;br /&gt;Le palme&lt;br /&gt;La chiave della mia stanza appesa al collo&lt;br /&gt;Non avere nessun pensiero nel vestirmi&lt;br /&gt;La libertà&lt;br /&gt;Le nuvole&lt;br /&gt;Gli infiniti spazi aperti&lt;br /&gt;I villaggi&lt;br /&gt;Asciugare le lacrime dei bambini&lt;br /&gt;Le mie lacrime di gioia&lt;br /&gt;La “tutina”&lt;br /&gt;La spensieratezza&lt;br /&gt;Avere un numero indefinito di bambini appesi addosso&lt;br /&gt;La non-vergogna&lt;br /&gt;Il desiderio forte di poter abbracciare 500 persone contemporaneamente&lt;br /&gt;L’arte della sopravvivenza&lt;br /&gt;Le “ragazze del pane” &lt;br /&gt;Sentire urlare con gioia il mio nome&lt;br /&gt;Accarezzare i capelli crespi dei bimbi&lt;br /&gt;“Moçambique Oye”&lt;br /&gt;Lei&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-6307696639708674391?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/6307696639708674391/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=6307696639708674391' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/6307696639708674391'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/6307696639708674391'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2010/09/ricordando-con-gli-occhi-lucidi.html' title='Ricordando con gli occhi lucidi...'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-5523705340869271075</id><published>2010-08-26T16:51:00.000+02:00</published><updated>2010-09-18T16:52:02.749+02:00</updated><title type='text'>Ci deve pur essere un errore</title><content type='html'>Ci deve pur essere un errore. O per lo meno qualche cosa di molto strano. Pochi istanti fa mi trovavo all’interno del bairro di Cariacò, un bairro molto esteso sulle cui terre poggiano sia le acque dell’oceano Indiano con il Canale de Mocambique sia quelle, comunque sempre oceaniche, della Baia di Pemba, ed ora, dopo pochi istanti, appena il tempo di attraversare Avenida da Marginal, la splendida strada sul lungo mare, mi ritrovo in un vialetto piastrellato circondato da sottile erba appena tagliata, ancora bagnata dato che l’irrigazione automatica ha appena concluso il suo turno di lavoro. Alla mia destra ed alla mia sinistra due file di palme ordinate, intramezzate da argentei pilastri che sorreggono alcune bandiere nazionali: Mozambico, Swaziland, Tanzania, Angola, Stati Uniti, Cina, Portogallo ed Italia. Le sbarre metalliche si alzano in gesto d’invito rivolto alla nostra piccola jeep, entriamo e posteggiamo tra un pick-up color sabbia ed un bianco pullmino con un carretto al traino. Davanti a noi si erge, immensa e quasi fastidiosa nel suo acceso arancione, una struttura che subito mi ricorda vagamente un misto tra il Taj Mahal indiano e le sfarzose abitazioni dei sultani del mondo arabo: ingressi e finestre tondeggianti, soffitti sinuosi, ricami e rifiniture lussuose. Due uomini si inchinano sorridendo al nostro passaggio, dandoci il benvenuto mentre varchiamo l’imponente portone di ingresso in legno ed ottone; sotto ai miei sandali mosaici in quarzo bianco e blu si susseguono quasi ad indicare un percorso obbligatorio, lucenti e sgargianti come se fossero stati posati al suolo apposta per il mio arrivo. Sulle pareti di questo piccolo porticato di forma quadrata si innalzano statue in legno scuro raffiguranti guerrieri indigeni, animali selvaggi e pesci e di ogni dimensione. Su di un piedistallo, situato al centro del portico di sinistra, regna incontrastata la conchiglia più grande e bella che io abbia mai visto mentre alle sue spalle, dietro il bancone della hall, intagliato fin nei minimi dettagli, due ragazze strette nelle loro camicie blu con bottoni e cuciture dorate ci sorridono dandoci nuovamente il benvenuto. Al centro del cortiletto una fontana d’acqua limpidissima allieta gli ospiti con giochi di luce mentre le sue gocce sgorgano senza sosta in un frenetico zampillio. Superata questa prima sala raggiungiamo il giardino: bello, pulito, colorato, ordinato e rigoglioso. E’ proprio così che si presenta ai nostri occhi, ricco di fiori profumati, di erba soffice, di palme portate qui in fretta e furia dopo essere state sradicate dall’interno del mato per non perdere giornate preziose, l’inaugurazione era imminente a quel tempo. Alla nostra sinistra si aprono le porte del bar: purtroppo riesco solamente a darvi un’occhiata sfuggente e superficiale a causa delle decine e decine di musi di ogni genere d’animale imbalsamati alle pareti, preferisco passare oltre. Alla nostra destra la sala da pranzo: alcuni tavolini all’aperto, altri all’interno di pareti di vetro per poter godere, gustando soddisfatti aragosta e sorseggiando vini sudafricani, dello spettacolo dell’oceano a due passi. Una tavolata che sembra non avere mai fine delizia anche solo lo sguardo dei clienti, colma all’esagerazione di pietanze di ogni tipo, dall’antipasto al dolce finale. Di fronte a noi invece, a picco sulla sabbia dorata e vicinissima alle onde che vi si infrangono, solamente un poco sollevata da esse, una piscina rettangolare e qualche bambino divertirsi tra tuffi e spruzzi. Poco distante alcuni campi da tennis e le camere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci deve pur essere un errore. O per lo meno qualche cosa di molto strano.  Il bairro di Cariacò, le sue migliaia di abitanti senza acqua e corrente elettrica, i suoi sentieri di terra e sabbia, le sue latrine e le sue fogne a cielo aperto, i suoi figli scalzi, analfabeti e vestiti di stracci, le sue baracche di fango, sassi e bambù, le sue malattie, la sua miseria, la sua povertà estrema si trovano dall’altra parte della strada.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Benvenuti nel paradiso (o maledetti nell’inferno..?) del Pemba Beach Hotel.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-5523705340869271075?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/5523705340869271075/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=5523705340869271075' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/5523705340869271075'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/5523705340869271075'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2010/08/ci-deve-pur-essere-un-errore.html' title='Ci deve pur essere un errore'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-7202834299349612042</id><published>2010-08-16T19:40:00.001+02:00</published><updated>2010-09-15T09:43:11.421+02:00</updated><title type='text'>Piccola riflessione sul "terzo mondo"</title><content type='html'>Mi trovo spesso, durante queste mie giornate mozambicane, a riflettere su di una espressione usata ed abusata nel linguaggio comune europeo e non solo: l’espressione “terzo mondo”.&lt;br /&gt;Questa scomoda etichetta viene utilizzata per ricordare a noi, abitanti del “primo mondo”, che i Paesi su cui è stata posta risultano essere arretrati, sotto-sviluppati, incapaci di rimanere al passo con i tempi sotto tutti gli aspetti che vengono ritenuti fondamentali ed importanti per il benessere di una società quali la politica, l’economia, la finanza, la tecnologia, il commercio, costretti a dimenarsi per rimanere a galla in uno sporco mare di miseria, fame, carestie, malattie, analfabetismo, scarsità di igiene, mancanza di sanità, disorganizzazione, povertà, Paesi sommersi da debito estero. Paesi “malati”, incurabili, senza futuro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questo modo noi, abitanti del ricco e benestante, sviluppato ed avanzato “primo mondo”, poniamo questi Paesi su di un mondo altro, “terzo” per l’appunto, diverso, distante, irraggiungibile, distaccato, come se tutto questo non ci riguardasse, come se esistessero davvero due pianeti: uno, il “primo mondo”, pulito ed invitante, accattivante e capace di suscitare interesse, un altro, il “terzo mondo”, sporco e degradato, povero, da cui è preferibile stare alla larga. Due pianeti distinti, senza punti d’incontro, due entità indipendenti. Uno dei due solamente più sfortunato.&lt;br /&gt;Peccato però che di mondo ne esista solamente uno. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di mondo ne esiste solamente uno e la stra-grande maggioranza dei suoi abitanti è bollata con l’etichetta di “terzo mondo” per non farci ragionare sul fatto che è tutta colpa nostra, tutta colpa del nostro “primo mondo” da favola, per tenere alla larga dalla nostra coscienza il fatto che la miseria di miliardi di persone dipende dal nostro benessere senza limiti.                             Di mondo ne esiste solamente uno e quindi io, italiano di quella “parte di un unico mondo” che ride di gusto nella sua sfrenata corsa al superfluo, sono responsabile della povertà e dell’inedia di ogni singolo mio fratello angolano e sudanese, del Burkina Faso e della Sierra Leone, bengalese e cingalese, vietnamita e filippino, peruviano e boliviano, pakistano e cambogiano. Di mondo ne esiste solamente uno e quindi è normale, è giusto, è etico che da una parte, aprendo l’armadio non si sappia decidere come vestirsi per la troppa scelta mentre dall’altra l’armadio non esiste proprio e si rimane anche un mese con addosso gli stessi indumenti, giorno e notte? E’ normale, giusto, etico che da una parte abbondino le piscine private, si giochi ai gavettoni, le fontane delle grandi città sgorghino acqua potabile senza sosta mentre dall’altra si è costretti a bere dalle pozzanghere l’acqua piovana? E’ normale, giusto, etico che da una parte si producano montagne di rifiuti commestibili mentre dall’altra per mangiare un boccone si debba rovistare proprio nel cuore di quelle montagne? L’elenco è, purtroppo, interminabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non esiste nessun “terzo mondo”. Esiste solamente un unico mondo, ed in questo unico mondo tanta, troppa gente ha bisogno di aiuto. Adesso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;… “NON C'E' MODO IN CUI IO, DA SOLO, POSSA SALVARE IL MONDO, MA MI VERGOGNEREI INFINITAMENTE DI FAR PASSARE UN SOLO GIORNO SENZA PROVARCI” (I. Asimov) …&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-7202834299349612042?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/7202834299349612042/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=7202834299349612042' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/7202834299349612042'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/7202834299349612042'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2010/08/piccola-riflessione-sul-terzo-mondo.html' title='Piccola riflessione sul &quot;terzo mondo&quot;'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-2854591063872333653</id><published>2010-08-11T16:47:00.000+02:00</published><updated>2010-09-18T16:48:38.116+02:00</updated><title type='text'>Una giornata di grande festa</title><content type='html'>Con la stessa velocità con cui le onde di una pozza d’acqua si allargano concentriche dopo che un sasso è stato lanciato al suo interno, così la notizia si è diffusa a macchia d’olio partendo dalla spiaggia e risalendo verso la città: un’enorme balena è spiaggiata a due passi dal Pemba Beach Hotel.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io non so se fosse già morta oppure ancora agonizzante quando i primi uomini che l’hanno notata con sorpresa hanno cominciato il lungo ed interminabile passaparola; so solamente che al nostro arrivo sul posto una folla composta da centinaia di uomini, donne e bambini brandiva machete ed enormi coltelli. Già lungo la strada, avvicinandoci al luogo che per l’intera giornata e probabilmente anche per le successive risulterà il più affollato della città, abbiamo potuto osservare curiosi ragazzi sorridenti che, machete alla mano, correvano a più-non-posso in quella direzione, bambini entusiasti canticchiare con in mano qualche brandello di grasso ancora insanguinato, donne e uomini incamminarsi di nuovo verso le proprie abitazioni con sacchetti di plastica colmi di carne e chissà cos’altro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La porzione di spiaggia interessata dall’evento è sovrastata da un piccolo rialzo naturale di terra e rovi sul quale è costruito un piccolo balconcino di cemento a picco sul mare: parcheggiando la jeep ammiriamo una quantità di gente innumerevole accalcata lassù ad osservare lo spettacolo sottostante. Ci mischiamo a loro. Sotto di noi si sta consumando la mattanza. Se una balena ha la (s)fortuna di spiaggiarsi sulle coste australiane, sudafricane o statunitensi, i telegiornali di tutto il mondo trasmettono le immagini di instancabili volontari che, accerchiandola, cercano con cura di bagnarla di continuo ingegnandosi su come fare per farle riguadagnare la via del mare aperto. Anche sulle coste mozambicane di Pemba, se una balena ha la Sfortuna di spiaggiarsi viene immediatamente accerchiata da instancabili volontari, con la differenza che nessun telegiornale del globo ne darà notizia e che questi volontari qui sono armati di enormi machete e coltelli ed il loro compito non è quello di farle riguadagnare il mare ma di farla a pezzetti il più in fretta possibile prima che l’alta marea rischi di riprendersene la carcassa. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il corpo dell’animale si riesce appena a scorgere, ma solamente una volta scesi sulla spiaggia e dopo molti spintoni tra la folla, stando attenti ai coltelli che puntualmente svolazzano sopra le nostre teste: è sommerso da uomini in piedi su di esso che si tengono a distanza gli uni dagli altri giusto quei centimetri necessari per conficcare con forza il machete nel grasso e tagliarne enormi pezzetti da lanciare poi di sotto, tra le mani della folla in delirio. &lt;br /&gt;Nessuno in cambio chiede soldi, non si vende nulla: quella di oggi è una giornata di grande festa per decine e decine di famiglie ed il banchetto imbandito per l’occasione non necessita di un invito speciale&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-2854591063872333653?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/2854591063872333653/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=2854591063872333653' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/2854591063872333653'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/2854591063872333653'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2010/08/una-giornata-di-grande-festa.html' title='Una giornata di grande festa'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-1602675566702788170</id><published>2010-08-08T16:45:00.000+02:00</published><updated>2010-09-18T16:46:53.027+02:00</updated><title type='text'>Addentando mandioca a 120 all'ora in paradiso</title><content type='html'>E’ giorno già da un pezzo quando la sveglia suona, puntuale, alle 6 di questa mattinata, sotto un cielo velato da nuvole color avorio. In programma abbiamo la celebrazione della Parola nella comunità di Neriane, in pieno mato al centro della provincia di Capo Delgado. Io, Marco e Mattia saltiamo di slancio all’interno del cassone della Toyota con al volante Irma Franca, il cui sogno è sempre stato quello di partecipare ad un rally, un particolare da non sottovalutare se si tiene conto che la strada sarà in gran parte uno stretto sentiero mai asfaltato. Uscendo dal cancello del centro chiudo gli occhi, per riaprirli solamente dopo qualche minuto, quando la città è ormai alle nostre spalle: questa via l’ho già percorsa altre volta, ma la sua bellezza lascia comunque senza fiato. In piedi sul cassone per non perdermi nulla dello spettacolo che mi circonda, aggrappato alle sbarre laterali con decisione per sentirmi un pizzico più sicuro, mi lascio colpire con violenza dal vento contrario, un vento che sembra incollarmi addosso i vestiti come fossero una seconda pelle; alla mia sinistra, in primo piano, le ultime, sporadiche casupole della periferia cittadina, qualche donna attende acquirenti per la sua verdura appoggiata a terra a formare piramidi con equilibrio e precisione da applausi, gruppi di persone di ogni età sperimentano l’ “attesa passiva” nella speranza che sopraggiunga un autobus e subito dietro una distesa di verde a perdita d’occhio, pare infinita. Alla mia destra invece l’incredibile Baia di Pemba mi si proietta in tutto il suo splendore: qui la Natura è riuscita a dare il meglio di sé, non ho alcun dubbio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Abbandonata l’asfaltata via principale ci addentriamo nel mato su sentieri sconnessi via via sempre più stretti ed immersi in una vegetazione avvolgente. Il rischio di venir scaraventati fuori dal cassone della nostra jeep è elevatissimo, serve grande equilibrio, attenzione, prontezza di riflessi nell’abbassarsi un attimo prima di colpire un ramo e decisione nell’afferrare senza sosta le barre laterali in metallo; il tutto a grande velocità, ricordando il sogno di chi è al volante ed il ritardo accumulato aspettando un animatore mai pervenuto. Un viaggio meraviglioso all’interno di quello che sembra essere il giardino dell’Eden, non tanto per la ricchezza di fiori e frutti quanto per la bellezza della Natura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il villaggio di Neriane ci si presenta davanti agli occhi, ci accoglie nel suo caloroso abbraccio quasi all’improvviso: durante la stagione delle piogge è praticamente impossibile da raggiungere a causa dell’affamata vegetazione che ne ingurgita l’unica via percorribile in entrata ed uscita, il nostro gruppo di giovani ukuña è una gradita attrazione per i suoi piccoli abitanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La chiesa nella quale celebreremo la Parola del Signore è una pagliota solamente un poco più grande delle capanne che fungono da abitazione, il tetto in bambù e paglia, le pareti di fango e pietre, le finestre senza vetri, le panche composte anch’esse da canne di bambù legate insieme e sollevate dal pavimento di sabbia tramite piccoli pezzetti di legno. La porta di ingresso ha una funzione puramente estetica, non possedendo una maniglia o un lucchetto, un piccolo pezzetto di corteccia con inciso il nome della comunità è appeso poco più in alto. La campana, formata da un rudimentale semicerchio di metallo che sembra assomigliare ad un vecchio cerchione, risuona sotto i colpi di martello inferti da uno dei presenti. Le stazioni della Via Crucis appese alle pareti laterali sono composte da minuscole croci costruite legando insieme due pezzetti di legni grandi come bastoncini di un ghiacciolo. In un angolo si intravede la sacrestia costruita col fango. L’altare è un piccolo tavolino di metallo coperto da una tovaglietta (un tempo) bianca che sorregge sei bottiglie di whisky con all’interno mazzi di fiori. Alzando lo sguardo si nota un cestino appeso al soffitto che al momento dell’offertorio verrà calato dolcemente davanti all’altare con un ingegnoso meccanismo di fili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il folto gruppo dei bambini è seduto tutto intorno all’altare, le donne nella navata destra intonano canti al ritmo dei due batuk e dei piccoli bastoncini di bambù intagliati per il lungo che, sfregati tra le mani di continuo, creano una sorta di fruscio melodico, sulla sinistra gli uomini tengono il tempo battendo le mani. Nella celebrazione, in lingua makonde, Irma Franca è aiutata da due catechisti appartenenti alla comunità, uno dei quali visibilmente ubriaco: sono le 8 e mezza del mattino, ma oggi è domenica, giorno di festa. &lt;br /&gt;Quest’ultimo prima che abbandoniamo il villaggio al termine della mattinata, quando ormai il sole fa capolino tra le nuvole sempre più diradate, ci offre in dono qualche radice di mandioca direttamente dalla sua machamba, come ringraziamento per la nostra gradita presenza. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ripensando a lui ed alle emozioni indescrivibili vissute durante quella mattinata, una volta raggiunta la strada asfaltata ed avendo risposto di continuo ai saluti ed alle urla di ogni singolo bambino incrociato sul sentiero, stacco un pezzo di quella mandioca e comincio ad addentarla col sorriso sulle labbra, sfrecciando a 120 chilometri all’ora, accarezzato, quasi schiaffeggiato dal vento, su quella striscia di terreno scuro tra due lembi di paradiso.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-1602675566702788170?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/1602675566702788170/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=1602675566702788170' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/1602675566702788170'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/1602675566702788170'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2010/08/addentando-mandioca-120-allora-in.html' title='Addentando mandioca a 120 all&apos;ora in paradiso'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-963922000620929361</id><published>2010-08-07T16:42:00.001+02:00</published><updated>2010-09-18T16:44:33.035+02:00</updated><title type='text'>A passeggio per Noviane</title><content type='html'>Noviane è uno dei 10 bairros della città di Pemba: salendo dalla spiaggia di Wimbi su per Rua Eduardo Mondlane si estende sulla destra della collinetta a picco sul mare, tra sali-scendi continui sulle cui pendici brulicano enormi baobab, tra i più grandi che io abbia mai potuto ammirare (per abbracciare il tronco di alcuni di essi servirebbero anche 7/8 persone). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho chiesto a Fatima e Celestina se volessero accompagnarmi tra le vie del suo mercato alla ricerca di qualche bella kapulana, essendo entrambe residenti in questo bairro, cogliendo poi anche l’occasione per visitare le loro abitazioni. &lt;br /&gt;Le vie di Noviane non sono asfaltate: sabbia e terra rossa di mescolano in una serie di sentieri polverosi e sconnessi che si diramano all’infinito in stradine tanto strette da risultare quasi impercettibili. &lt;br /&gt;Le vie di Noviane non sono illuminate dalla corrente elettrica: le mie due splendide guide mi raccontano come la notte (come nel tardo pomeriggio, appena dopo il calar del sole) sia praticamente impossibile uscire di casa, si rimarrebbe immobili nell’oscurità aspettando l’alba seguente. &lt;br /&gt;Le vie di Noviane non hanno un nome: basta un numero indicativo di riferimento per le principali. &lt;br /&gt;Le vie di Noviane non hanno scarichi fognari sotterranei: passeggiando al suo interno capita di continuo di dover “guadare” rigagnoli colmi di ogni tipo di rifiuto ed escremento, veri e propri torrentelli durante la stagione delle piogge. &lt;br /&gt;Le vie di Noviane non hanno negozi: per gli alimentari qualche bancarella qua e là quando si è fortunati, due assi di legno con ogni tipo di mercanzia appoggiata alla meno peggio nella maggior parte dei casi. Per l’abbigliamento invece si assiste a vere e proprie aste, durante le quali un ragazzotto getta a terra enormi sacchi colmi di magliette, gonne, pantaloni, felpe, calze e mutande di seconda mano per poi sollevarsi in piedi su di una sedia insieme al primo capo prescelto e dare il via alle contrattazioni della folla radunatisi intorno. &lt;br /&gt;Le vie di Noviane non ospitano villette e palazzoni: solo ed esclusivamente capanne di fango, bambù, sassi e paglia, dove una televisione collegata chissà come alla corrente raduna orde di piccoli bambini curiosi, oppure una radio riempie di musica a tutto volume il vuoto acustico lasciato dalla totale assenza di automobili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pur senza essere pratici del luogo s’intuisce immediatamente quando si è prossimi all’inizio del mercato perché la quantità di gente presente aumenta a dismisura. Camminare tra le bancarelle senza rimanere imbottigliati tra la folla risulta essere un’impresa, sembra che tutti siano alla frenetica ricerca di tutto...con calma infinita e senza mai comprare nulla. Lo sguardo si perde tra verdure, pesce, carne, abiti, kapulane, scarpe, bibite, biscotti, caramelle, pezzi di ricambio per motociclette, orecchini, bracciali, materassi, vaschette e catini, gelati artigianali (tra cui il mahevu che assaggio su richiesta di Fatima nella speranza che il mio stomaco accetti l’invito alla digestione), mentre la luce del sole si fa sempre meno presente, rispedita al mittente dai tetti di lamiera delle bancarelle. Senza preavviso poi, la gente si dissolve di colpo, la luce riappare quasi con fastidio per l’occhio ormai abituato all’ombra, rispuntano capanne e bambini sorridenti ed il mercato è alle nostre spalle: un’esperienza che accomunerei a quella di un autolavaggio!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Camminando verso l’abitazione di Fatima, quest’ultima avvisa me e Marco di aumentare il passo e fare attenzione: stiamo per attraversare una zona colma di “bandidos”. Chiediamo lumi a riguardo e scopriamo che, in quella piccola pizzetta, chiassosa come fosse in ebollizione, si consuma kabanga senza sosta, la tipica birra artigianale del bairro, una densa mistura di zucchero, alcool e frumento dolce, pastosa, molto alcoolica e a buon mercato. Nessuno cerca di aggredirci o importunarci, anzi gli inviti a sederci e divertirci con questo gruppo eterogeneo composto da uomini e donne di ogni età si susseguono divertiti; in ogni caso è meglio non andare a cercarsi rogne e passare velocemente oltre, se non altro per l’odore acre e penetrante di kabanga, un odore che quasi stordisce.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La casa di Fatima, o meglio la sua abitazione perché di casa non so se si possa ancora parlare, è una piccola capanna di sassi, bambù e fango, il tetto di paglia ed un rudimentale recinto formato da qualche ramo piantato nel terreno tutt’intorno. Non c’è nessuno, l’asse di legno che funge da porta è chiuso con un lucchetto la cui chiave viene solitamente lasciata incustodita all’interno: per recuperarla basta infilare una mano nello spazio che separa l’asse dal terreno e tastare un poco il pavimento sabbioso. Purtroppo questa volta una delle sorelle, uscendo, l’ha portata con sé e risulta quindi impossibile per noi curiosare all’interno. Il bagno, come nella maggior parte delle abitazioni del bairro (quando c’è), è esterno e consiste in tre pareti di bambù con al centro una buca nel terreno che, una volta riempita, verrà spostata di qualche centimetro. Ci troviamo quasi in cima alla collina. &lt;br /&gt;Oltrepasso le pareti del bagno ed alzo lo sguardo: come se fossi in piedi su di un piedistallo privilegiato, possente, vedo davanti a me l’intero bairro scendere verso la costa, tutta la sua miseria riversarsi prepotente contro il lusso esagerato del Pemba Beach Hotel distante solamente pochi metri dall’ultima capanna, la meravigliosa spiaggia di Wimbi, qualche sporadica barchetta di pescatori, l’immensità dell’oceano raggiungere la linea ondeggiante dell’orizzonte, i suoi incredibili colori toccare l’intera gamma delle tonalità di azzurro e blu esistenti in Natura, la luce di un tramonto che spezza il fiato per il suo fascino.  &lt;br /&gt;Mi commuovo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-963922000620929361?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/963922000620929361/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=963922000620929361' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/963922000620929361'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/963922000620929361'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2010/08/passeggio-per-noviane.html' title='A passeggio per Noviane'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-2134924955567118439</id><published>2010-07-28T16:40:00.000+02:00</published><updated>2010-09-18T16:41:31.641+02:00</updated><title type='text'>Aredi</title><content type='html'>Oggi, finalmente, ho fatto le mie prime partite ad uno dei giochi più frequenti per i bambini e le bambine di Pemba, di quelli che si vedono spessissimo passeggiando per i bairros e sul bordo delle strade ad ogni ora del giorno: aredi (in lingua macua).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il terreno di gioco, come la quasi totalità dei terreni di gioco in Africa, è del tutto immaginario. Non ricordo a memoria di aver mai visto un campo da pallone con le linee di delimitazione da queste parti, e credo che mai lo vedrò, ed anche in questo caso si mantiene la stessa filosofia. Quasi che non si voglia porre nessun limite alla fantasia ed al divertimento. Il gioco dei bambini come metafora della vita degli adulti: pochi i mezzi e gli strumenti a disposizione, limitato il ventaglio di possibilità ma tanta, troppa voglia di sorridere, di mettercela tutta per raggiungere un obiettivo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Minimo tre i giocatori, divisi in due squadre. Non esiste invece un limite massimo di partecipanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Materiale occorrente: una o più bottiglie (in base al numero dei giocatori), una pallina di pezza delle dimensioni di quelle da tennis e tanta sabbia sotto i piedi, nient’altro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nell’ipotetico centro viene posizionata la/e bottiglia/e insieme a due giocatori della prima squadra, mentre l’intera squadra avversaria, in possesso della pallina, si divide in due sottogruppi che andranno a posizionarsi uno di fronte all’altro a qualche metro di distanza dalle bottiglie. Al fischio d’inizio i componenti della squadra esterna devono cercare di colpire, lanciando la pallina, i due avversari che nel frattempo, oltre a dover schivare i colpi nemici, devono riempire di sabbia le bottiglie al centro. Se uno di questi ultimi viene colpito esce dal terreno di gioco e viene sostituito da uno dei compagni che, in fila indiana, attendono il proprio turno per entrare in azione. Se invece la pallina viene presa al volo le si può dare un calcio per spedirla il più lontano possibile guadagnando così secondi preziosi di certosino lavoro con la sabbia. La partita termina quando tutti i componenti della squadra interna sono stati eliminati; a quel punto verrà contato il numero totale delle bottiglie riempite di sabbia. Se una bottiglia viene completamente riempita, la si svuota e si riprende da capo, contando un punto e facendo sempre attenzione a non venire colpiti dalla pallina. Dopodiché le due squadre si invertono. La vincitrice sarà la squadra che avrà riempito più bottiglie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mai ho visto un gioco di squadra tanto concitato e tanta passione nel giocarci! Le partite sono delle vere e proprie battaglie: primi di iniziare a giocare la pallina spesso viene anche bagnata per divenire ancora più pesante...e non avete idea di che fucilate vengono tirate!  Esistono poi tutti dei piccoli stratagemmi che sto imparando mano a mano che osservo un numero maggiore di partite; ad esempio i membri della squadra esterna non sempre lanciano la pallina per colpire gli avversari ma, quando uno dalla parte opposta rispetto al lanciatore di turno batte due volte le mani, gli viene passata la pallina con un lancio alto che, immediatamente dopo esser arrivato a destinazione si tramuta in un colpo preciso verso il bersaglio, spiazzato dalla giocata “a vuoto” del penultimo lanciatore. Oppure i componenti della squadra interna usano la loro immancabile kapulana come grande “guantone da baseball” per facilitare possibile prese al volo della pallina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi, organizzando e partecipando ad una partita col gruppo delle bambine dell’oratorio, mi sono davvero sentito uno di loro, ringiovanito di 15 anni, scalzo e sorridente a saltellare con le gambe avvolte in una coloratissima kapulana prestatami con gioia per l’occasione.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-2134924955567118439?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/2134924955567118439/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=2134924955567118439' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/2134924955567118439'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/2134924955567118439'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2010/07/aredi.html' title='Aredi'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-1920693437099326525</id><published>2010-07-26T16:38:00.000+02:00</published><updated>2010-09-18T16:40:03.403+02:00</updated><title type='text'>Intreccio di culture</title><content type='html'>Devo essere sincero. Devo ammettere che mai e poi mai mi sarei potuto immaginare, raggiungendo Pemba ed il Mozambico in generale, di suscitare una tale curiosità, mista ad una sorprendente incredulità, grazie ai miei dred. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Incrociandomi per le vie della città la gente osserva la mia strana capigliatura già dal lontano, per poi mantenere lo sguardo fisso su di essa anche ben dopo averla incrociata. Qualche ragazzo ogni tanto urla “rasta man” per poi farmi un gesto di intesa col pollice alzato, anziane signore osservano divertite ed incuriosite quegli strani, lunghi boccoli che mi scendono dalla testa facendo congetture e supposizioni su come possa averli ottenuti, i più piccoli mi indicano divertiti, continuamente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un’infinità di volte ho dovuto volentieri acconsentire alla richiesta di poterli toccare, azione svolta sistematicamente quasi con timore; è successo fin dal primo giorno, con le due cuoche del centro dove alloggio e lo stesso dicasi per alcune delle novizie con cui condivido una piccola parte della giornata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se salgo su di un mezzo pubblico, ormai ci ho fatto l’abitudine, sono certo che qualcuno mi chieda dove mi sono acconciato in questo modo e soprattutto come sia riuscito a farlo, con che mezzo e tramite quale procedura. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In spiaggia sono preso dall’assalto di ragazzotti di ogni età che con la scusa del capello rasta attaccano bottone per poi finire sempre, immancabilmente, a spacciarsi per “business man” di collane, bracciali, profumi, conchiglie, erba, souvenir e chissà cos’altro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;All’oratorio i bambini e le bambine ne vanno matti. Sedendomi in mezzo a loro nel momento dell’accoglienza, tra canti e balli, vengo puntualmente circondato da manine curiose che mi toccano la testa, mi tirano i capelli, li annusano, li osservano con attenzione, commentano senza sosta gli anelli su di essi e mi riempiono di domande, spesso il tutto condito da grandi risate. Qualcuno mi chiede di tagliare un dred per poi poterglielo regalare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutti, nessuno escluso, sono assolutamente convinti che non possano essere i miei veri capelli e convincerli del contrario sembra una missione impossibile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Durante una delle interviste che sto realizzando per il mio progetto di tirocinio, parlando dell’intreccio di culture come evidente conseguenza di un aumento del turismo nella città, una ragazza simpaticissima che si è resa disponibile a rispondere alle mie domande purché non la interrompessimo nella preparazione del kabanga, la birra tipica del bairro, ha perfino affermato che io, con i miei capelli, sono un esempio evidente di come l’intreccio di culture portato in dote dai turisti possa essere un fattore negativo per le tradizioni locali: le nuove generazioni locali potrebbero volermi imitare. I miei capelli rasta influenza negativa per la cultura africana?!?! &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Paradossi di Mama Africa..&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-1920693437099326525?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/1920693437099326525/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=1920693437099326525' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/1920693437099326525'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/1920693437099326525'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2010/07/intreccio-di-culture.html' title='Intreccio di culture'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-8731292334816131628</id><published>2010-07-22T16:35:00.000+02:00</published><updated>2010-09-18T16:38:16.303+02:00</updated><title type='text'>Vivere in un parco giochi</title><content type='html'>Ho deciso di osservare Ilha de Moçambique da un punto di vista particolare, diverso rispetto a quello a cui sono solitamente abituato: il punto di vista di un bambino. Credo che questo minuscolo spicchio di terra a poche centinaia di metri dalla costa del continente africano possa essere a tutti gli effetti considerato un emozionantissimo e splendido parco giochi. Nascere su quest’isola e viverla giorno dopo giorno per tutta l’infanzia penso sia un’esperienza meravigliosa, un colpo di fortuna capace di creare una distanza ancora più netta, agli occhi innocenti dei suoi bambini, rispetto alle difficoltà che si incontreranno certamente nella giovinezze ed in età adulta, l’assenza di possibilità, di scelta, di futuro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fino a che si rimane bambini però, come l’Isola che non c’è per novelli Peter Pan dei giorni nostri, Ilha de Moçambique rappresenta un mondo da favola. Partendo dalla punta meridionale, sedendo sulla piccola collinetta alla quale il cimitero offre le spalle, un gruppetto di bambini dell’Ilha lascia libero sfogo alla fantasia indicando il poco distante isolotto di São Lourenço, completamente ricoperto da un forte omonimo risalente al 1695, al quale si accede solamente arrampicandosi per le mura a causa dell’assenza di scale, con l’idea di conquistarlo a bordo di una piccola nave di pirati oppure...semplicemente facendo una rilassante passeggiata sulla sabbia bianca che durante la bassa marea lo rende accessibile a tutti. Risalendo verso nord gli schiamazzi e le urla di gioco dei bambini risuonano con forza tra gli stretti vicoli polverosi della Cidade de Makuti, tra le sue innumerevoli capanne dai tetti di paglia, la calca dei pescatori seduti sulla sabbia a riparare le reti ed il lento ma costante beccare delle galline su cumuli di immondizia ad ogni angolo; il labirinto di questo povero quartiere sembra non avere più segreti per i suoi piccoli abitanti, sempre pronti ad attendere il sorgere del sole per cominciare una nuova giornata tirando calci ad un pallone, rincorrendosi senza sosta oppure incominciando l’ennesima, interminabile sfida ad aredi. Ancora qualche passo ed eccoci varcare l’immaginario confine tra la Cidade de Makuti e la Cidade de Pedra, con le sue praças orlate da piccole chiesette, portici, colonnati ed edifici di epoca coloniale, strade acciottolate, case imponenti ormai ridotte a poco più che un cumulo di macerie, ovunque abbandono e, all’apparenza, silenzio. Benvenuti nella città fantasma del nostro incredibile parco divertimenti! Passeggiando per queste vie con occhio superficiale si direbbe che non vi sia anima viva ma facendo un pizzico di attenzione si possono scorgere, ovunque, gli occhi curiosi di qualche bambino spuntare da ogni dove: da dietro un angolo, dall’interno di un enorme portone sempre aperto e ormai decrepito, da una finestra di un’abitazione in uno stato di totale abbandono, tra le grate di quello che un tempo doveva essere un negozio. Cos’altro potrebbe sognare ad occhi aperti un bambino se non la libertà. La libertà di muoversi come, dove e quanto vuole, di correre, di urlare, di giocare senza limiti di spazio e di tempo, di saltare, di nascondersi e spuntare all’improvviso da tutt’altra parte, di divertirsi, di non avere paura dei rimproveri se la maglietta blu è talmente colma di polvere da sembrare sempre bianca. La città fantasma offre questo e tanto altro ancora, come ad esempio il Palacio de São Paulo, i suoi lussuosi appartamenti colmi di ornamenti provenienti da ogni parte del mondo, quale bambino non vorrebbe viverci almeno per una notte? Infine ecco spuntare, imponente, la Fortaleza de São Sebastião e con essa il dolore, la rabbia e la disperazione che nei secoli ha contraddistinto gli schiavi ammassati nelle sue celle prima di essere venduti al miglior offerente. La giornata volge al termine, la rossa palla infuocata del sole sta tramontando all’orizzonte. Prima di rincasare però, il nostro piccolo eroe, volgendo lo sguardo a poca distanza, può ancora immedesimarsi nel guardiano del faro sull’Ilha de Goa, oppure sognare di essere sulle bianche spiagge dell’Ilha de Sena a pescare per la cena. In questo splendido parco giochi, l’Ilha de Moçambique, sognare non costa nulla.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-8731292334816131628?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/8731292334816131628/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=8731292334816131628' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/8731292334816131628'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/8731292334816131628'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2010/07/vivere-in-un-parco-giochi.html' title='Vivere in un parco giochi'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-2120059776594712690</id><published>2010-07-19T16:34:00.000+02:00</published><updated>2010-09-18T16:35:21.443+02:00</updated><title type='text'>Un viaggio senza fine -2^ parte-</title><content type='html'>Dopo aver mangiato tre o quattro panini vuoti a testa, comprati nel vicino mercato, saliamo fiduciosi sul primo chapa disponibile diretto a Pemba: di nuovo uno chapa, nessun altra possibilità. Come da copione risultiamo subito carichi a dismisura, tutto sembra pronto per partire quando improvvisamente, come già successo in mattinata, tutta la gente scende misteriosamente lasciando a bordo solamente me, Luca ed una mezza dozzina di ragazzi. Chiediamo lumi all’autista che, prima di mettere in moto ci rassicura sulla destinazione finale, Pemba. Pochi chilometri dopo aver lasciato il mercato sulla strada principale, il nostro chapa imbocca una via secondaria (ci risiamo…), prosegue per qualche minuto ed accosta davanti ad un cancello in lamiera. Qui viene caricato con una dozzina di sacchi di cemento da 50 kg, qualche immancabile mandioca e un paio di sacchi di fagioli. Si riparte, ma la via per Pemba è ancora lontana: prima si devono scaricare tutti i sacchi appena recuperati a casa di una donna enorme, con un anello d’oro ad ogni dito delle mani, collane, orecchini, bracciali ed una casa in muratura da far invidia anche a noi. Un perfetto servizio, utilizzando un mezzo di trasporto pubblico (e due ignari passeggeri). Passi il fatto di non averci avvisati di questa deviazione, ora che il servizio è stato portato a termine possiamo tornare verso casa? Niente affatto! Imbocchiamo nuovamente un sentiero secondario e questa volta proseguiamo per una ventina di minuti addentrandoci nella boscaglia: incomincio ad essere un poco preoccupato, nessuno ci degna di una spiegazione e non ho idea di dove siamo diretti, la via sicuramente non è quella per Pemba. Lo chapa si ferma, quasi inaspettatamente ormai, davanti ad una capanna di fango, tutti scendono, compresi io e Luca che non sappiamo altrimenti che fare. Il villaggio è silenzioso, poche capanne intorno a noi. Un paio di uomini e una donna ci osservano da lontano, altri subito si aggiungono, due bambini, vedendoci, scoppiano a piangere e scappano: credo che mai in vita loro abbiano visto un uomo bianco, un ukuña, prima d’ora perché davvero siamo immersi nel nulla. Sta di fatto che i ragazzi con noi sullo chapa cominciano a caricare decine di sacchi mentre io e Luca siamo un’attrazione per tutti quanti. Un’altra mezz’ora su sentieri sconnessi per raggiungere la strada principale e per ritrovarci…di nuovo al mercato di Chiure! Non è possibile, questo è davvero troppo! Lo avevamo lasciato un’ora e mezza prima, ci siamo spezzati le ossa saltando per quei sentieri pieni di buche, abbiamo mangiato polvere di continuo…senza guadagnare nemmeno un metro sulla via di Pemba? Sono psicologicamente e fisicamente de-va-sta-to! Non voglio crederci. Come se non bastasse ora il nostro chapa si colma delle stesse persone che un ora e mezza prima erano salite e subito scese dallo stesso mezzo! Una beffa pazzesca!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi ritrovo di nuovo, per l’ennesima volta, senza la possibilità di muovere un dito, incastrato in uno spazio minuscolo, e come se non bastasse il sole sta lentamente tramontando ed il freddo comincia a farsi sentire. Non saprei come descrivere questa ultima, infinita parte di viaggio: posso solamente dire che, sentendo il rumore di un aereo poco distante, io e Luca riusciamo con le ultime forze a destarci dal torpore. Se un aereo è decollato da poco, vuol dire che l’aeroporto di Pemba è vicino! Sembriamo due naufraghi alla deriva da giorni mentre avvistano una nave dei soccorsi, una sensazione di liberazione immensa. Appena giungiamo alla nostra fermata mi scaravento giù dallo chapa calpestando chissà quanti piedi, braccia, gambe, galline e chissà cos’altro e mi fiondo nella macchina di Manuela pronta a recuperarci per portarci a casa dopo queste incredibili 14 ore e passa di viaggio. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto questo è Mama Africa…e io non posso farne a meno.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-2120059776594712690?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/2120059776594712690/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=2120059776594712690' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/2120059776594712690'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/2120059776594712690'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2010/07/un-viaggio-senza-fine-2-parte.html' title='Un viaggio senza fine -2^ parte-'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-7911944327447116231</id><published>2010-07-19T16:31:00.000+02:00</published><updated>2010-09-18T16:33:00.544+02:00</updated><title type='text'>Un viaggio senza fine -1^ parte-</title><content type='html'>Una di quelle giornate che non si possono dimenticare.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Un unico viaggio per comprendere cosa è e cosa invece non è l’Africa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Interminabili 400 chilometri percorsi in oltre 14 ore, cambiando 7 mezzi di trasporto ed un numero di compagni (uomini, donne e bambini, certo, ma anche galline, anatre, pesci e chissà quale altro animale) indefinibile, ammassati insieme come solamente qui sembra possibile che accada.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il tragitto è quello che dalla meravigliosa Ilha de Moçambique riporta me, Luca ed Ilaria a Pemba, dopo un week end alla scoperta di questo incredibile patrimonio dell’Unesco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intorno alle 4 e 30 del mattino lasciamo Casa de Luis, salutando il gentile padre di famiglia che ci ha ospitato per due notti nella sua abitazione adibita a Guest House (anche se io ho dormito nella camera della figlia maggiore, concessami a prezzo speciale spedendo quest’ultima a dormire chissà dove), assonnati ed in equilibrio precario tra le buche delle viuzze illuminate da sporadici lampioni, carichi e pronti per il ritorno.  Giunti al ponte che collega Ilha col resto del continente, lungo 3 chilometri e mezzo e stretto da passarci quasi a fatica, saltiamo sul primo chapa disponibile, attendendo infreddoliti che la sbarra si alzi decretando l’inizio di una nuova giornata. I chapa sono, esattamente come i dalla dalla tanzaniani, furgoncini aperti sul retro, coperti per riparare da eventuali piogge, con tre panche disposte sui lati maggiori del diametro ed una su quello che guarda la strada lasciata alle spalle, che vengono caricati di persone ed oggetti fino all’inverosimile, nel vero senso della parola..esattamente come i dalla dalla tanzaniani. Appena superato il ponte infatti, il nostro chapa incomincia un lungo ed interminabile carico fatto di persone di ogni età, sacchi di fagioli, di riso, di non-so-che, ceste colme di pesce, mandioca in enormi quantità, addirittura una bicicletta; il tutto incastrato alla perfezione per non sprecare nemmeno un centimetro di spazio, tanto che ci si ritrova nell’impossibilità di muovere anche solo un dito, le ossa doloranti, i muscoli indolenziti, qualsiasi fastidio accentuato a dismisura, persone appese in ogni dove e il tetto ricurvo sotto il peso che è costretto a sorreggere. Il tutto condito da velocità a dir poco folli. Nemmeno la polizia mozambicana potrebbe chiudere un occhio di fronte ad un affronto tanto considerevole al codice della strada! Non a caso, poco prima di entrare nella città di Monapo, il nostro chapa imbocca un sentiero secondario (una libidine per le ossa già doloranti…), raggiunge la ferrovia ed inspiegabilmente, ma solo ai nostri ingenui occhi, metà delle persone scendono e si incamminano seguendo i binari. Dopo quasi due ore costretto all’immobilità mi sembra di ricevere fin troppa grazia nel poter muovere leggermente una gamba mentre entriamo trionfanti in Monapo, superiamo senza nessun problema un posto di blocco e proseguiamo sereni sulla via di casa. Passano meno di cinque minuti ed ecco il nostro chapa deviare nuovamente su una via secondaria, proseguire tra una vegetazione sempre più fitta e sbucare magicamente dall’altro lato della ferrovia, dove tutte le persone scese poco prima per evitare il posto di blocco (ora è tutto chiaro!) ci attendono in tutta tranquillità. La pacchia è durata davvero troppo poco, eccoci nuovamente incastrati come sardine sulla via di Namialo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Purtroppo a Namialo con quel chapa non ci arriveremo mai, in quanto prima ancora di uscire dal comune di Monapo ci viene chiesto di scendere (che meraviglia muovere pochi passi!) e proseguire con un altro mezzo, un furgoncino questa volta scoperto, col cassone posteriore grande come un normale tavolo da cucina nel quale “soggiornano” già una trentina di persone. Salendo per cercare di sedermi sul bordo ed avere così un minimo di appoggio durante il viaggio per non rischiare di volare via, il mio piede si ferma a pochi centimetri dalla testa di un paio di galline: in tutto ce ne sono una quindicina, tutte legate per le zampe, e mi terranno compagnia beccandomi continuamente le caviglie durante il tragitto. Tragitto che risulta di breve durata: le voci degli innumerevoli passeggeri aumentano continuamente, sembra che il discorso sia riguardante misteriose multe da pagare, l’agitazione sale fino a che il nostro furgoncino, quatto quatto, accosta sul bordo di una strada immersa nel verde e nel nulla, infinita ai nostri occhi, e comincia a svuotarsi, lento ed inesorabile. Il motivo è presto detto: l’autista è senza licenza per il trasporto passeggeri, si è venuti chissà come a sapere della presenza di un nuovo posto di blocco poco più in là e quindi via, furgoncino abbandonato a se stesso..e noi anche! Cosa fare? Immersi nel niente, impossibile capire dove, impossibile fare altrimenti che incamminarsi insieme a tutti gli atri senza meta. Quando ormai penso a come potrebbe essere una notte passata all’aperto nella boscaglia ecco sopraggiungere un nuovo furgoncino uguale al precedente, questa volta con licenza e già carico di passeggeri: bene, tutti noi sventurati veniamo fatti salire in modo incomprensibile, senza logica, normalmente questi furgoncini sono carichi come si fa fatica anche solo ad immaginarlo ed ora siamo esattamente il doppio delle persone. Incredibile. Non saprei descrivere come sono riuscito a salire e quanto ero incastrato con tutte le parti del mio corpo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giungiamo a Namialo sotto gli occhi stupiti persino della gente locale, senza esagerare saremo una cinquantina di persone, cose e animali su un furgoncino minuscolo. Teoricamente qui dovremmo esser fortunati e salire su di un vero pullman, di quelli cui siamo normalmente abituati; la giornata odierna ha però in serbo per noi nuove, incredibili sorprese. L’unico mezzo disponibile è un minibus di quelli che vengono usati per i trasporti locali, una decina di posti disponibili se si volesse stare alle regole. Qui di regole però non ne esistono: siamo una ventina a bordo, senza contare le casse di pesce congelato nel retro, la mandioca e la gallina. E non è ancora finita! Il conducente, mentre sistema il pesce nel retro, accenna ad un diverbio con un uomo di mezza età, diverbio che si protrae fino a che il minibus viene messo in moto e parte a grande velocità. L’uomo però non ha nessuna intenzione di mollare l’osso e così si appende alla porta del conducente e li rimane, mentre sull’altra carreggiata sfrecciano a pochi centimetri dalla sua schiena camion, auto e pullman. Tutta la gente in cammino sulla strada osserva esterrefatta il nostro pullmino, io rimango a bocca aperta: saremo sopra gli 80 Km/h, un uomo è appeso alla portiera del conducente e continua imperterrito a discutere con quest’ultimo! Fortunatamente, dopo pochi minuti, la situazione che sembrava volgere al peggio si risolve con l’autista che accosta e lascia alcune banconote all’uomo del dibattito che, comunque vistosamente crucciato, si allontana. Il viaggio in direzione di Chiure prosegue poi tranquillo, non fosse per la posizione assunta che è a dir poco scomodissima, per il mio vicino che dopo essersi bevuto una bottiglietta di Gin si addormenta continuando a cadermi addosso con la testa e per l’odore nauseante di tutto quel pesce congelato a pochi centimetri dalla mia testa. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A questo punto scopriamo, senza la minima soddisfazione, che il nostro pullmino ha il capolinea a Namapa e non a Chiure come precedentemente ci avevano fatto credere..fantastico! Ormai sono le 13, la stanchezza e la fame rischiano di prendere il totale sopravvento sui nostri corpi, ci sediamo sfiniti al bordo della strada attendendo con una quindicina di persone un mezzo qualunque per avvicinarci, o possibilmente arrivare, a Pemba. Dopo circa mezz’ora, un ragazzo si avvicina al gruppo in attesa chiedendo se ci fossero per caso tre persone dirette a Chiure. Io, Ilaria e Luca ci guardiamo e senza dir nulla lo seguiamo fiduciosi. Un uomo sui 30 anni deve raggiungere la cittadina con la sua jeep e potrebbe darci un passaggio. Una jeep? Vedendola ci sembra un miraggio! Se anche guadagnassimo solamente due chilometri verso Pemba la prenderemmo al volo! Saliamo a bordo e sembriamo dei bambini a cui è stato regalato un nuovo giocattolo: sorrisi smaglianti, allegri e forze ritrovate in un colpo solo, ci sediamo e a vicenda ammiriamo quanto spazio il nostro corpo può occupare: un sogno! I chilometri da percorrere sono veramente pochi, io dormo come un sasso. Scendiamo nella “piazza” di Chiure, a pochi passi dal mercato principale, ringraziando di cuore il nostro benefattore. Ilaria ha concluso il suo interminabile viaggio, io e Luca abbiamo ancora un bel pezzetto da fare ma ormai siamo convinti che il peggio sia passato. Poveri illusi…&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-7911944327447116231?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/7911944327447116231/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=7911944327447116231' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/7911944327447116231'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/7911944327447116231'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2010/07/un-viaggio-senza-fine-1-parte.html' title='Un viaggio senza fine -1^ parte-'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-6836288031742557823</id><published>2010-07-14T16:28:00.000+02:00</published><updated>2010-09-18T16:29:17.302+02:00</updated><title type='text'>Lo sport più bello</title><content type='html'>“Vamos, vamos Kirikù! Vamos, vamos a ganhar!”. &lt;br /&gt;Questo il canto di sottofondo che scandisce i nostri passi, in cammino verso il poco distante campo da gioco del centro Sos Children. Componenti del coro siamo io, in qualità di allenatore improvvisato, la squadra dell’oratorio composta da 14 elementi, rigorosamente in divisa rossa e bianca, con scarpette da calcio di fabbricazione cinese che sembrano più stivaletti da montagna, e tre piccoli tifosi. Località: Rua Eduardo Mondlane, Pemba. Per questo pomeriggio è in programma una partitella che, seguendo la benedizione di Irma Franca, è da vincere a tutti i costi, pena la mancata consegna della merenda al nostro ritorno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giunti al campo incomincia un breve riscaldamento. Io, allenatore con pantaloncini hawaiani, sandali, bandana ed in mano una pompa per gonfiare costantemente il pallone, non sbiascico che due parole due di portoghese, non capisco cosa i ragazzi mi dicono e loro non capiscono nulla delle mie parole: “siamo una squadra fortissimi”, senza dubbio uno spettacolo per chi ci guarda dall’esterno! Quando ormai tutto sembra pronto per il fischio di inizio ci viene comunicato che il campo è già stato “prenotato” per un’altra partita, dobbiamo spostarci senza grandi possibilità di discussione. I ragazzi non sono affatto preoccupati, mi sembra di intuire dalle loro parole che c’è un campo poco distante, nel quartiere chiamato Espansão; senza chiedermi nulla (anche perché non potrei capirli) si avviano per raggiungerlo ed io li seguo senza molte alternative. Inizia così un lungo cammino tra le polverose vie del quartiere, apparentemente senza meta, tra sguardi curiosi e qualche risata. Da parte mia non posso negare un minimo di preoccupazione: avrò fatto bene a seguire i ragazzi? Dove mi stanno portando? Conoscono la strada del ritorno? Sarebbe stato meglio tornare all’oratorio?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Finalmente. Ecco il campo da gioco tanto atteso, tutto è pronto per il calcio di inizio! Amo il calcio, non esiste nulla di più semplice per unire, con un sano spirito agonistico, ragazzi di ogni età in una festa di sport. Quello che ho appena definito campo da gioco, per intenderci, non è altro che un terreno sabbioso con qualche ciuffo d’erba qua e la, alcune buche di meno rispetto alla media che si incontra nelle vie circostanti, quattro grossi rami piantati in verticale nel terreno come porte, nessuna delimitazione ai lati; ogni tanto può capitare che nel bel mezzo di una azione ci si debba fermare perché un gruppo di anziane signore lo sta attraversando in diagonale, qualche capretta è venuta proprio qui in cerca di cibo, una jeep passa beatamente incurante di tutto e tutti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il pallone però corre veloce, oggi che fortunatamente è di cuoio e non formato, come la stragrande maggioranza dei palloni qui, da un profilattico gonfiato e rivestito con molti sacchetti di plastica tenuti insieme con fili di copertone di automobile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il terreno di gioco in fondo non conta: che sia un sentiero di sabbia, uno spiazzo in cemento oppure il limite esterno della discarica a cielo aperto della città. C’è una partita da vincere oggi, e noi ce la stiamo mettendo tutta.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-6836288031742557823?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/6836288031742557823/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=6836288031742557823' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/6836288031742557823'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/6836288031742557823'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2010/07/lo-sport-piu-bello.html' title='Lo sport più bello'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-5191535036308007040</id><published>2010-07-11T16:12:00.000+02:00</published><updated>2010-09-18T16:13:33.375+02:00</updated><title type='text'>Mekufi</title><content type='html'>La strada che dalla città porta verso Mekufi è di per sé uno splendido spaccato della bellezza di queste terre mozambicane e della Baia di Pemba nello specifico. Una cinquantina di chilometri circa, di cui solamente 12 asfaltati ed i rimanenti su quello che ha tutta l’aria di essere un largo sentiero sterrato, di quel colore tipico dei safari africani che si vedono in televisione, terra rossa che si innalza in un tunnel di polvere temporaneo ad ogni passaggio di un mezzo motorizzato (comunque molto sporadico). Intorno, una volta usciti dal distretto di Pemba ed entrati in quello di Murrébuè, solamente immensi baobab, le loro poche foglie verdi ed i loro ancora più rari fiori bianchi, una grande salina, gentile omaggio dell’oceano, distese di verde che si susseguono in saliscendi continui fino a sfociare nelle azzurre acque della baia che accoglie la via in un comodo abbraccio. La bellezza della natura qui è difficilmente esprimibile a parole.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lungo il cammino si incontra qualche vivace villaggio, un mercatino ai bordi della strada, due discoteche (!!!), qualche avvallamento del sentiero non segnalato di troppo e tanta, tanta gente. Dove sarà diretta? Da dove proviene? Come riuscirà mai a trasportare tutto quel carbone su una singola bicicletta? Quei bambini scalzi come mai sembrano così fieri nelle loro ordinate divise scolastiche anche oggi che è domenica? E gli altri, altrettanto scalzi che giocano in cerchio con un pugno di pietre al bordo della strada, cosa penseranno di quel gruppo di ukuña all’interno di una grossa jeep? Che stiano correndo a godersi la bellezza delle spiagge poco distanti?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In realtà ci stiamo dirigendo a Mekufi per la celebrazione della Parola settimanale insieme alla comunità del villaggio, poche persone, forse una trentina, in una cappella tanto piccola e semplice da risultare tutta esaurita. Il bianco delle pareti ormai sembra essere un lontano ricordo, due statue della Madonna osservano il piccolo tavolino che funge da altare, una sedia, una decina di piccole panche, qualche crocefisso alle pareti a simboleggiare le stazioni della Via Crucis e niente più. All’esterno, dalla piccola finestra di fianco alla quale ho preso posto per godere di un poco di aria, ammiro un gruppetto di bambine dai vestiti coloratissimi avviarsi, con taniche gialle in equilibrio sulla testa, a raccogliere dell’acqua chissà dove, tre ragazzi riposare all’ombra di una palma poco distante, un anziano signore in groppa ad una di quelle motociclette di fabbricazione cinese tanto di moda da queste parti (costano l’equivalente di 300 euro) con una coda di elefante (!!!) saldamente legata dietro alla sella. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Terminata la celebrazione camminiamo fino alla spiaggia, distante poche decine di metri. Ad accoglierci la bassa marea ed una visione da lasciare senza fiato: il fondale del mare si è spogliato per parecchie decine di metri, gruppi di mangrovie, decine di donne piegate sotto il sole caldo a raccogliere il maggior numero possibile di molluschi, bambini e bambine aiutare le madri e giocare tra loro nel frattempo, ragazzi divertirsi in un angolo di oceano risparmiato dalla marea aspettando l’arrivo dei pescatori, uomini attenti ad indirizzare le loro piccole e strette imbarcazioni per non farle incagliare nella sabbia. Il tesoro a loro dovuto per il duro lavoro è, se la giornata è stata fruttuosa più del solito, qualche seppia, un piccolo tonno e pesce a volontà da rivendere immediatamente, una volta ancorati sulla spiaggia, a ragazzi e uomini che a loro volta lo rivenderanno al villaggio; il tutto per un prezzo per noi irrisorio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rimanendo seduto ad ammirare tutto questo spettacolo, scalzo e in compagnia di tre o quattro ragazzini curiosi, mi piace pensare che l’oceano si sia spogliato questa mattina apposta per me, per regalarmi delle meraviglie che difficilmente potrò ancora ammirare, sorridendo felice sulla spiaggia di Mekufi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-5191535036308007040?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/5191535036308007040/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=5191535036308007040' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/5191535036308007040'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/5191535036308007040'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2010/07/mekufi.html' title='Mekufi'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-7552972722033193227</id><published>2010-07-07T16:02:00.001+02:00</published><updated>2010-09-18T16:03:54.836+02:00</updated><title type='text'>Sfuggente Dar</title><content type='html'>L’incanto e la bellezza di un qualsiasi viaggio, le sue certezze e le sue paure, hanno inizio non con il raggiungimento della meta prefissata. Vengono alla luce muovendo il primo passo, facendo la prima pedalata, mettendo in moto l’automobile, ricercando il proprio vagone del treno o cabina della nave, allacciando le cinture di sicurezza dell’aereo..o addirittura prima ancora. Il viaggio è la meta prefissata, è l’idea di avere un punto di approdo: prima di viaggiare fisicamente, il viaggio è della mente, del pensiero. Ed il mio pensiero è rivolto a Mama Africa ormai da troppo tempo per non ascoltare il suo dolce e costante richiamo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’ultima volta che guardai fuori dal piccolo finestrino di un aereo si stendeva davanti ai miei occhi una distesa bianca a perdita d’occhio, di un intensità tale da spazzare via in un istante il verde cupo delle foreste circostanti; mi trovavo all’aeroporto di Nykoping, nel sud della Svezia, la temperatura all’esterno era sotto lo zero ed io ero imbacuccato come un fagotto. Questa volta, invece, è notte al momento del mio atterraggio, ed ho la più assoluta certezza che ad aspettarmi non ci sia nemmeno un fiocco di neve. L’aeroporto è quello di Dar el Salaam, in Tanzania.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con questa città ho un rapporto un po’ particolare: lo scorso anno la visitai solamente di passaggio, sulla rotta di Zanzibar. Vi arrivai in tarda serata dopo un viaggio di 52 ore e quasi 2 mila chilometri in treno, da Kapiri Mposhi, in Zambia; feci appena in tempo a viverne per un oretta l’incredibile traffico che separava la caotica stazione dall’ostello ed il giorno seguente l’abbandonai su di un traghetto. Una decina di giorni dopo, quello stesso traghetto attraccò di nuovo nel suo porticciolo, la strada verso l’albergo, una cena veloce e via, nel cuore della notte lasciandola questa volta seduto su di un comodo bus. Quest’oggi invece mi trovo qui, nell’aeroporto internazionale intitolato al primo presidente, il “padre della nazione” Julius Nyerere, senza poterne varcare le soglie, 11 ore di estenuante attesa prima che un volo della compagnia mozambicana Lam mi porti a destinazione, a Pemba. &lt;br /&gt;Perché sei così sfuggente, Dar el Salaam? Riuscirò mai a godere di persona delle bellezze che Kapuscinski narra descrivendoti nei suoi testi? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi accorgo di essere veramente arrivato, Mama Africa! Me lo conferma l’accoglienza della gente, la sua voglia di scambiare due parole, il poter tranquillamente oltrepassare limiti e zone di controllo in aeroporto senza che nessuno mi chieda nulla, i sorrisi, la donna che dorme sdraiata per terra coperta da un chitenge coloratissimo nel corridoio che porta ai bagni; e ancora, non tanto il fatto di addormentarmi comodamente sdraiato su di una panchina della sala d’attesa, più che altro il constatare dopo un’oretta che la ragazza che dorme poco distante da me, comoda e pacifica nella sua coperta azzurra, alzandosi mostra l’uniforme, il cartellino personale della compagnia aerea e, piegata la coperta, si siede sula sua scrivania, il ragazzo che dice di sgobbare 12 ore al giorno per una paga troppo bassa lavando i pavimenti del bagno e mentre lo racconta passa in mia compagnia più di due ore senza muovere un dito. Tutto questo mi mancava da morire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Moçambique, eu vou chegando!!!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-7552972722033193227?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/7552972722033193227/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=7552972722033193227' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/7552972722033193227'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/7552972722033193227'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2010/07/sfuggente-dar.html' title='Sfuggente Dar'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-6041603093824871785</id><published>2010-07-04T10:49:00.001+02:00</published><updated>2010-07-04T10:51:58.511+02:00</updated><title type='text'>Macambique, eu vou chegando!</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TDBLk0gxHqI/AAAAAAAAAas/RCEg43KZYGg/s1600/carta+mozambico.jpg"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 378px; height: 400px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TDBLk0gxHqI/AAAAAAAAAas/RCEg43KZYGg/s400/carta+mozambico.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5489971041708088994" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-6041603093824871785?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/6041603093824871785/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=6041603093824871785' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/6041603093824871785'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/6041603093824871785'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2010/07/macambique-eu-vou-chegando.html' title='Macambique, eu vou chegando!'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TDBLk0gxHqI/AAAAAAAAAas/RCEg43KZYGg/s72-c/carta+mozambico.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-9162166771764285861</id><published>2010-05-05T15:29:00.004+02:00</published><updated>2011-05-05T15:57:37.456+02:00</updated><title type='text'>..risponderò a tutti il prima possibile!</title><content type='html'>&lt;!-- BEGIN CBOX - www.cbox.ws - v001 --&gt;&lt;br /&gt;&lt;div id="cboxdiv" style="text-align: center; line-height: 0"&gt;&lt;div&gt;&lt;iframe frameborder="0" width="200" height="241" src="http://www4.cbox.ws/box/?boxid=4037038&amp;amp;boxtag=s4nhkv&amp;amp;sec=main" marginheight="2" marginwidth="2" scrolling="auto" allowtransparency="yes" name="cboxmain" style="border:#ababab 1px solid;" id="cboxmain"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;iframe frameborder="0" width="200" height="139" src="http://www4.cbox.ws/box/?boxid=4037038&amp;amp;boxtag=s4nhkv&amp;amp;sec=form" marginheight="2" marginwidth="2" scrolling="no" allowtransparency="yes" name="cboxform" style="border:#ababab 1px solid;border-top:0px" id="cboxform"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;!-- END CBOX --&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-9162166771764285861?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/9162166771764285861/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=9162166771764285861' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/9162166771764285861'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/9162166771764285861'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2011/05/tag-board.html' title='..risponderò a tutti il prima possibile!'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-3143270960302239367</id><published>2010-05-05T15:00:00.017+02:00</published><updated>2011-09-07T21:16:54.447+02:00</updated><title type='text'>GigiBontà</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.marcopezzoli.com/2011/05/7-maggio-2011.html"&gt;- Home, sweet new home&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.marcopezzoli.com/2011/05/ndola-lusaka-ndola.html"&gt;- Ndola-Lusaka-Ndola&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.marcopezzoli.com/2011/05/una-scioccante-mattinata.html"&gt;- Una scioccante mattinata&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.marcopezzoli.com/2011/05/inter-campus-at-cyp.html"&gt;- Inter Campus at C.Y.P.&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.marcopezzoli.com/2011/05/best-mzungu-player-of-isolo.html"&gt;- "Best mzungu player" of isolo&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.marcopezzoli.com/2011/05/noi-e-il-mais.html"&gt;- Noi e il mais&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.marcopezzoli.com/2011/05/african-freedom-day-per-tutti.html"&gt;- African freedom day per tutti&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.marcopezzoli.com/2011/06/giornate-di-zambia-ordinario.html"&gt;- Giornate di Zambia ordinario&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.marcopezzoli.com/2011/06/kawama-compound-family-visit.html"&gt;- Kawama compound -Family visit-&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.marcopezzoli.com/2011/07/esordio-nel-campionato-zambiano.html"&gt;- Esordio nel campionato zambiano&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.marcopezzoli.com/2011/07/containers-zooona.html"&gt;- Containers zooona!&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.marcopezzoli.com/2011/09/domande-senza-risposta.html"&gt;- Domande senza risposta&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-3143270960302239367?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/3143270960302239367/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=3143270960302239367' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/3143270960302239367'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/3143270960302239367'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2011/05/gigibonta.html' title='GigiBontà'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-330343424350057360</id><published>2010-03-31T18:33:00.001+02:00</published><updated>2010-03-31T18:36:10.506+02:00</updated><title type='text'>Soldati</title><content type='html'>&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Si sta come &lt;br /&gt;d'autunno&lt;br /&gt;sugli alberi&lt;br /&gt;le foglie.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;G. Ungaretti,&lt;br /&gt;bosco del Courton,&lt;br /&gt;luglio 1918&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-330343424350057360?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/330343424350057360/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=330343424350057360' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/330343424350057360'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/330343424350057360'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2010/03/soldati.html' title='Soldati'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-3871373842457028205</id><published>2010-03-28T16:57:00.001+02:00</published><updated>2010-03-28T16:58:34.319+02:00</updated><title type='text'>Domenica delle Palme, Ndola (Zambia), 5 aprile 2009</title><content type='html'>E’ la Domenica delle Palme e non posso perdermi la celebrazione in quella che ormai è divenuta la “mia parrocchia”, la S. Elizabeth, all’interno del compound di Nkwasi; insieme con me ci sono anche Dorcas, Felistas ed una mezza dozzina di ragazzi appartenenti al “Gruppo Giovani” della diocesi.                     &lt;br /&gt;Giunti all’altezza del campo da calcio adiacente la nostra “special unit school”, lo scopriamo gremito di persone, ciascuna con in mano un ramoscello di palma, in cerchio attorno a Father Augustin, concelebranti e chierichetti. Affascinato dalla situazione e dagli sguardi di festa e saluto rivoltimi da ogni direzione, perdo di vista i miei compagni, mischiandomi tra la folla in ascolto; immediatamente viene offerto anche a me un ramo di palma da scuotere in aria, circondato da bambini costantemente richiamati al silenzio mentre fanno a gara per stami più vicino possibile. Sono loro che prendo per mano una volta che la processione in direzione della chiesa comincia a muovere i primi passi per le strade polverose del compound, insieme a loro provo ad accennare qualche piccolo balletto; davvero poca cosa rispetto alle danze ricche di emozione messe in scena dai vari cori presenti, distinguibili dai diversi colori dei chitenge, tra canti di festa urlati a gran voce che qualche ragazza prova ad insegnarmi in Bemba, vedendomi concentrato nello sbiascicare semplici parole ogni tanto.                                        &lt;br /&gt;Quanto vorrei che questi istanti fossero eterni..tutta la gioia del vivere la respiro a pieni polmoni insieme alla polvere chiara innalzata da questa folla in festa, la catturo nello sguardo divertito ed innocente della piccola Naomi che mi stringe la mano, nel suo sorriso sincero nel vedermi ballare..devo essere davvero ridicolo..la percepisco nei saluti rivoltimi da anziane donne che cercano di dialogare con me nella lingua locale prima di lasciarmi con una carezza una volta capito che non posso comprenderle..e sono felice..             &lt;br /&gt;Incrocio lo sguardo con quello di Daniel, insieme a lui anche Alessia e Chiara e Clement, ognuno con un ramo di palma in mano nel mezzo del corteo; mi aggrego a loro per perderli poco dopo..sono come “drogato” dall’atmosfera che mi circonda, quasi fuori dalla realtà. Entriamo nella chiesa già colma di gente, ci sediamo a terra vicino alla porta d’ingresso ma veniamo immediatamente accompagnati “nei posti che ci sono stati riservati”. Riservati a noi? Perché mai dovremmo avere i posti riservati, in prima fila oltretutto? Nessuno sapeva che saremmo venuti per partecipare a questa celebrazione..             In ogni caso le nostre timide resistenze sono vane, attraversiamo la navata centrale e ci accomodiamo nelle prime due file del transetto di sinistra, davanti noi, seduti a terra alla base dell’altare, una ventina di bambini curiosi.                             Il caldo si fa insopportabile ancora prima della benedizione iniziale, siamo come “incastrati” sulle nostre panche di legno, troppo vicine le une alle altre, ed in ogni momento c’è il rischio di infilarsi la punta di una foglia di palma negli occhi.                      Balli e canti scandiscono l’interminabile lettura del Vangelo e l’omelia seguente, il momento dell’offertorio e quello dello scambio della pace, durante il quale veniamo letteralmente assaliti da tutti i bambini li presenti in nostra compagnia. La stessa situazione si ripete una volta terminata la celebrazione ed usciti dalla chiesa, con Father Augustin che cerca di tradurmi in inglese la sua omelia mentre ascolto con un bambino in braccio, uno in spalle ed uno per mano..                          Cosa desidero di più dalla vita? La possibilità di poterla inchiodare a questi momenti..&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-3871373842457028205?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/3871373842457028205/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=3871373842457028205' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/3871373842457028205'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/3871373842457028205'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2010/03/domenica-delle-palme-ndola-zambia-5.html' title='Domenica delle Palme, Ndola (Zambia), 5 aprile 2009'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-8169172323994048749</id><published>2010-02-22T11:40:00.001+01:00</published><updated>2010-02-22T11:40:58.828+01:00</updated><title type='text'>La Nato bombarda in Afghanistan, molte le vittime civili</title><content type='html'>Sono soprattutto donne e bambini le vittime di un bombardamento aereo effettuato dalla Nato nella provincia meridionale di Uruzgan: lo ha reso noto il ministero degli Interni afgano, secondo il quale l’incursione ha causato la morte di almeno 21 civili. Sulla base di una prima ricostruzione, confermata dall’Alleanza atlantica, la strage è avvenuta ieri mattina. Diversi missili hanno centrato tre minibus che viaggiavano non lontano dal confine tra le province di Uruzgan e Day Kundi. Secondo il ministero degli Interni, i minibus trasportavano 42 persone; la Nato sostiene che la decisione di bombardare è stata presa nella convinzione che sugli automezzi viaggiassero guerriglieri “taleban”. La strage si inserisce nel contesto di una crisi afgana che, cominciata con l’invasione e i bombardamenti statunitensi del 2001, appare senza fine. Da una decina di giorni 15.000 soldati della Nato e militari afgani combattono i “taleban” a Majah, una città di 80.000 abitanti nella provincia meridionale di Helmand. Pochi giorni dopo l’inizio dell’offensiva due missili della Nato hanno centrato una palazzina e ucciso almeno 12 persone&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-8169172323994048749?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/8169172323994048749/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=8169172323994048749' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/8169172323994048749'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/8169172323994048749'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2010/02/la-nato-bombarda-in-afghanistan-molte.html' title='La Nato bombarda in Afghanistan, molte le vittime civili'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-2443937762903543589</id><published>2010-02-13T19:13:00.000+01:00</published><updated>2010-02-13T19:14:26.310+01:00</updated><title type='text'>Migranti e diritti umani: per l'Italia 92 "raccomandazioni" ONU</title><content type='html'>Vanno dalla tutela dei migranti e dei richiedenti asilo alla condizione dei detenuti e delle minoranze rom e sinti, le 92 raccomandazioni a cui l’Italia dovrà dare una risposta il prossimo Giugno di fronte alla plenaria del Consiglio per i diritti umani dell’Onu: lo ha stabilito l’organismo delle Nazioni Unite al termine della prima sessione di esame del nostro paese nell’ambito della “Revisione periodica universale” (Upr), un complesso studio che valuta il grado di rispetto dei diritti umani e di democrazia di ogni paese membro. Al Consiglio è stato sottolineato in particolare il ritardo nell’adempimento da parte italiana della risoluzione 48/134 del 1993 con cui l’Assemblea Generale dell’Onu prescrisse la costituzione di un’Autorità indipendente per la promozione e la tutela dei diritti umani; interrogativi sono legati inoltre ai ritardi di Roma nel recepire il Protocollo opzionale alla Convenzione contro la tortura e nel ratificare la Convenzione del Consiglio d’Europa contro la tratta di esseri umani. Nel documento del Consiglio dell’Onu per i diritti umani, di 15 pagine, si denunciano “numerosi episodi di razzismo e xenofobia”, compresi casi che hanno avuto come protagonisti politici italiani, e “l’adozione a partire dal Maggio 2008 di diverse leggi dai contorni evidentemente discriminatori ai danni di minoranze etniche”; al governo italiano si chiede in particolare di interrompere immediatamente la raccolta di impronte digitali di rom e sinti e di “distruggere eventuali dati raccolti in contraddizione con le norme del diritto internazionale sull’uguaglianza e i pari diritti dei cittadini”. Ulteriori raccomandazioni pongono attenzione sulla tutela dei minori, sulle discriminazioni di genere nel mercato del lavoro, sulla “scarsa partecipazione” delle donne alla vita politica italiana e sulla libertà dei media. Finora la “Revisione periodica universale” ha riguardato 96 paesi. L’esame, della durata di tre ore, è condotto dai rappresentanti dei 47 stati membri e si basa su tre documenti: un rapporto preparato dai responsabili del paese esaminato, un documento preparato dall’Ufficio dell’Alto commissario dell’Onu per i diritti umani e un testo redatto a partire dalle osservazioni delle locali associazioni per i diritti umani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;www.misna.org&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-2443937762903543589?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/2443937762903543589/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=2443937762903543589' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/2443937762903543589'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/2443937762903543589'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2010/02/migranti-e-diritti-umani-per-litalia-92.html' title='Migranti e diritti umani: per l&apos;Italia 92 &quot;raccomandazioni&quot; ONU'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-8695748816785670388</id><published>2010-02-02T15:40:00.001+01:00</published><updated>2010-02-02T15:40:50.826+01:00</updated><title type='text'>Diritti negati nei centri per i migranti</title><content type='html'>Approccio emergenziale, nonostante siano trascorsi dieci anni dalla loro istituzione, carenza di servizi sanitari, di personale adeguato, il tutto pensato nell’ottica di soddisfare a malapena i bisogni primari: è questo il quadro fatto dall’organizzazione umanitaria Medici senza frontiere (Msf) dei centri per migranti presenti sul territorio italiano. In un rapporto presentato oggi e dal titolo “Al di là del muro” emerge una realtà desolante che in modo diverso riguarda i centri di identificazione ed espulsione (cie), i centri di accoglienza per richiedenti asilo (cara) e i centri di accoglienza (cda). Sulla scorta di visite effettuate in 21 centri tra il 2008 e il 2009, il rapporto indaga gli aspetti socio-sanitari e le condizioni di vita all’interno di queste strutture, giungendo alla conclusione di una generale insufficienza dei servizi garantiti ed isolando alcuni casi limite. Secondo Msf, sono in particolare i cie di Trapani e Lamezia Terme che andrebbero chiusi immediatamente “perché totalmente inadeguati a trattenere persone in termini di vivibilità”. Ma i problemi variano da struttura a struttura e sono anzi aumentati con l’introduzione del cosiddetto ‘pacchetto sicurezza’ varato del governo che ha portato da due a sei mesi il periodo di reclusione da trascorrere all’interno dei cie per i migranti entrati senza regolare permesso. “Stupisce l’assenza di protocolli sanitari per la diagnosi e il trattamento di patologie infettive e croniche – dice Alessandra Tramontano, coordinatrice medica di Msf Italia – mancano, soprattutto nei cie, come ad esempio in quello di Torino, i mediatori culturali senza i quali si crea spesso incomunicabilità tra il medico e il paziente… a Roma mancavano persiono beni di prima necessità come coperte, vestiti, carta igienica o impianti di riscaldamento consoni”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;www.misna.org&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-8695748816785670388?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/8695748816785670388/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=8695748816785670388' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/8695748816785670388'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/8695748816785670388'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2010/02/diritti-negati-nei-centri-per-i.html' title='Diritti negati nei centri per i migranti'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-6292495473966660084</id><published>2010-01-16T22:51:00.001+01:00</published><updated>2010-01-16T22:53:21.861+01:00</updated><title type='text'>Riflettiamoci sopra...</title><content type='html'>Ancora una volta l'Africa stupisce ed insegna:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- “Oggi più che mai Haiti ha bisogno dell’Africa: i popoli africani, l’Unione Africana, i capi di stato e di governo africani devono organizzare ogni forma di aiuto possibile per venir in soccorso ed esser solidali con la patria di Toussaint Louverture” &lt;br /&gt;[Forum della Rinascita africana (Fora), associazione continentale di intellettuali] &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- "I nostri cugini haitiani, discendenti di schiavi originari dall’Africa nera, sono stati colpiti da una terribile tragedia: non bastano i messaggi di compassione dei nostri governanti, non possiamo nasconderci dietro la nostra povertà per evitare di portare aiuto...l’Africa deve condividere i momenti di sofferenza con i nostri fratelli e sorelle, anche con quei pochi mezzi che abbiamo. Se non possiamo inviare fondi e soldati, mobilitiamo i nostri uomini!”. &lt;br /&gt;[Da un articolo della testata digitale africana "Camerounlink"]&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-6292495473966660084?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/6292495473966660084/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=6292495473966660084' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/6292495473966660084'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/6292495473966660084'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2010/01/riflettiamoci-sopra.html' title='Riflettiamoci sopra...'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-3360014831324968565</id><published>2009-12-29T15:18:00.003+01:00</published><updated>2009-12-29T15:21:29.313+01:00</updated><title type='text'>"Pulcini coi guantoni" incontro al 2009!</title><content type='html'>Ieri, ultimo dell’anno, Dani e Angela sono andate in “farmina”, mentre io mi sono occupato delle bambine e delle faccende di casa: una spazzata, una lucidata ai pavimenti ed un aiuto in cucina in vista della festa prevista qui da noi in serata. Mi sono accorto, mentre la sistemavo con cura, che inizio a sentire davvero mia la stanza in cui passerò i prossimi mesi: ho cominciato a decorarla con fotografie e lettere appese ai muri, l’ho pulita e preparata per bene, come dovessi fare bella figura, per la nottata durante la quale avrei ospitato a dormire Davide e Simo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Proprio insieme a loro, nel pomeriggio dopo la Messa a Cinika, il ritorno a piedi verso casa, con l’intenzione di fermarci e bere una birretta e stuzzicare qualcosa; ci fermiamo così all’Eastwing, locale del centro. Ordiniamo tre birre e tre panini e, ancora al banco, veniamo avvicinati con fare festoso da un tizio, per così dire..”allegro”, con cui attacchiamo bottone: due risate nel nostro scarno inglese prima di avviarci verso un tavolo per sederci. Il tizio ci segue e spinge per offrirci un’altra birra a testa, lui bicchiere “di un non so che di alcolico” alla mano..alla fine riesce ad offrirci il secondo giro spingendoci a darci dentro insieme a lui; lo invitiamo a sedersi, lui si fa serio tutto d’un tratto, appoggia una mano sul tavolo, ci fissa ed esclama questa massima da incorniciare: “Gli uomini non si siedono..bevono!”                                        &lt;br /&gt;Risata generale ed allegria alle stelle fino a che, finito il suo bicchiere, questo personaggio da film mi aggrappa per un braccio invitandomi a seguirlo: vuole offrirmi la terza birra in meno di dieci minuti. Non c è verso di dire di no, lo seguo, arriviamo al bancone..ma non si ferma, cerca invece di portarmi con lui nel retro..a quel punto inizio anche a preoccuparmi un poco, perché cerco di desistere ma lui mi tira per il braccio, Simo e Davide seduti beatamente al tavolo a sorseggiare le loro “bionde”. Giriamo dietro al bancone, entriamo in una porticina di lato, percorriamo un piccolo corridoio all’aperto, varchiamo una nuova porta (ora me la sto quasi facendo sotto..un poco però sono divertito, non mi sento in pericolo..) ed ecco aprirsi un cortiletto con tavoli all’aperto, un palco, luci, musica e un nuovo bancone da bar: un locale nascosto nel retro di un paninaro qualsiasi..che storia! Sto ancora guardandomi intorno che il tizio mi ha già aperto una nuova birra, e ne ha pronte altre due per i miei compagni, che vedo sopraggiungere nel frattempo..conosciamo il dj del posto, cerchiamo in tutti modi di non accettare le nuove bottiglie offerteci (anche perché non siamo così convinti che ci vengano effettivamente pagate da un mezzo sbronzo conosciuto da dieci minuti..) e anche di andare via..niente, quello vuole tenerci con lui a bere fino a notte fonda per festeggiare il nuovo anno. Dopo qualche minuto (e qualche altro sorso), con l’aiuto del dj riusciamo a “scappare” dal nostro amico garantendogli che ci saremmo rivisti e saliamo sul primo taxi.&lt;br /&gt;Che esperienza..cosa dire di più?!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per la serata sono tutti a casa nostra, siamo un gran bel numero; cena spartana, comunque ottima ed abbondante, musica, balli ed un brindisi improvvisato senza nemmeno guardare un orologio..fantastico! Gran discorsi e tornei di carte prima di finire addormentati, alle cinque e mezza di mattina, guardando “Scemo e più scemo”..indimenticabile..&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Davanti a noi si apre un nuovo anno..siamo uno splendido gruppo, noi Caschi Bianchi dello Zambia, e mi piace pensare di iniziare il 2009 proprio così, come parte di un gruppo unito, e non personalmente, auspicando qualche cosa solamente per me. Voglio il massimo per noi, per i nostri progetti futuri, per le nostre vite, per i nostri incontri..voglio che tutti ed undici potremo essere pienamente soddisfatti di questa esperienza che ci apprestiamo a vivere, lo desidero davvero per ognuno di noi..in fondo..ce lo meritiamo!                                                                                                                                                                            In bocca al lupo ragazzi! Che il nostro essere “pulcini coi guantoni” possa portare un aiuto concreto alle persone che incontreremo lungo il cammino..&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-3360014831324968565?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/3360014831324968565/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=3360014831324968565' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/3360014831324968565'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/3360014831324968565'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2009/12/ieri-ultimo-dellanno-dani-e-angela-sono.html' title='&quot;Pulcini coi guantoni&quot; incontro al 2009!'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-5956984622280509111</id><published>2009-12-23T11:00:00.000+01:00</published><updated>2009-12-23T11:01:08.577+01:00</updated><title type='text'>25 dicembre 2008..che meraviglioso Natale!</title><content type='html'>&lt;!--StartFragment--&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Natale! Finalmente!&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;In realtà il risveglio non è stato dei migliori..speravo di riuscire a riposare per bene almeno oggi, invece puntuale, alle sette e mezza, Kelina è entrata nella mia stanza per scuotermi e svegliarmi, non avendo avuto risposta alla bussata sulla porta..per forza, dormivo che era una meraviglia! Tutti svegli dunque, per la colazione assieme; nello scartare i regali i ragazzi sembrano davvero entusiasti! Trovare quello giusto a una dozzina di bimbi per me, Angela e Daniela non è stato semplice, oltretutto un paio di magliette regalate sono identiche a quelle prese da Tina..ma non importa!&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Una sistemata alla casa e poi ancora sotto a fare da mangiare, c’è da completare l’opera incominciata ieri..a Cinika ci aspettano, non possiamo fare brutta figura, l’Holy Family deve portare i cibi migliori!&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Tutti a Cinika quindi, membri di Comunità, CB al completo (ieri è arrivata anche Licia..), ragazzi e qualche altro personaggio, tutt’ora a me sconosciuto; un pranzo da record! .. finalmente assaggio la mia prima birretta tipicamente zambiana, la Mosi, prodotta proprio qui a Ndola..esame superato..&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Il momento dello scambio dei regali tra noi CB giunge presto. L’altro ieri abbiamo deciso di scrivere i nostri nomi su foglietti, pescarne uno e fare il regalo a colui il quale la sorte ci avrebbe affidato, il tutto senza svelare nulla. Una volta scartato il proprio regalo, ognuno deve indovinare chi ne è stato l’autore. Divertente! Ma pochissimo tempo e possibilità per gli acquisti, quindi ci siamo tutti un poco arrangiati (io alla Vale ho regalato un &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;batik&lt;/i&gt; ed un portachiavi che avevo comprato per me..). Un portapenne fatto con la pasta di sale è il mio regalo, splendido! Opera magistrale di Alessia, che ho indovinato al primo colpo! Grazieeeeee!&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Un maxi torneo di &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;burraco&lt;/i&gt; stile bisca clandestina ha concluso il pomeriggio.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Tornati a casa, un assaggino veloce della torta preparata per l’occasione e poi tutti a vedere un film in inglese sulla Natività, con Catherina sdraiata con la testa su una mia gamba e Natasha in braccio sull’altra..&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;..che meraviglioso Natale..!&lt;/p&gt;  &lt;!--EndFragment--&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-5956984622280509111?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/5956984622280509111/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=5956984622280509111' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/5956984622280509111'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/5956984622280509111'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2009/12/25-dicembre-2008che-meraviglioso-natale.html' title='25 dicembre 2008..che meraviglioso Natale!'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-3973162863952624076</id><published>2009-12-03T17:30:00.001+01:00</published><updated>2009-12-03T17:32:34.630+01:00</updated><title type='text'>Bhopal, 25 anni dopo</title><content type='html'>Nella notte scorsa, nelle stesse ore in cui 25 anni fa avveniva la perdita di gas velenoso dall’impianto della ‘Union Carbide’, una fiaccolata con centinaia di persone ha marciato per Bhopal chiedendo giustizia per le vittime rese invalide dal più grave incidente industriale della storia. &lt;br /&gt;Si stima che almeno 3500 persone in quelle ore e 20.000 nei giorni seguenti morirono avvelenate dalla nube di gas metilisocianato, formatasi per il riversamento di acqua in un serbatoio della fabbrica di pesticidi, che invase la vicina baraccopoli. Secondo il ‘Bhopal group on information and action’, oltre mezzo milione di persone ha subito ferite o danni permanenti per l’esposizione al veleno, molti con conseguenze gravissime sulla qualità di vita, e altre continuano ad ammalarsi a causa dell’inquinamento della zona. &lt;br /&gt;“Ancora non è fatta giustizia! . ha detto alla Radio vaticana l’arcivescovo di Bhopal monsignor Leo Cornelio - Tante persone soffrono ancora, soprattutto i poveri. Certamente dopo questi 25 anni il ricordo di quella tragedia rimane, perché anche l’ingiustizia rimane”. Il presule ha ricordato la fiaccolata e le molte iniziative di protesta realizzate di questi anni ma “non fanno notizia. Si tratta di poveri e quindi non hanno voce” ma a Bhopal “ci sono tanti problemi che non sono stati ancora risolti”. Provando sconcerto tra la popolazione, ieri, l’Alta corte di Japalpur, capitale del Madhia Pradesh, lo stato indiano dove si trova Bhopal, ha respinto la richiesta delle vittime di rivedere l’accordo firmato nel 1989 tra governo e ‘Union Carbide’ per un risarcimento di 470 milioni di dollari inizialmente destinati a circa 105.000 feriti e ai parenti di 3000 morti, ma poi, dopo accertamenti sul campo tra le persone esposte al veleno e loro parenti, il numero dei risarciti fu alzato a 600.000 persone, che ricevettero ognuno in media 12,410 rupie, pari a 269 dollari. &lt;br /&gt;Le vittime del disastro industriale, assistite da organizzazioni per i diritti umani, nel 2004 sono riuscite ad presentare alla Corte Suprema di New Delhi una richiesta di riapertura del caso, seguita tre anni dopo da una sentenza che evidenziava un difetto di competenza e rimandava la questione all’alta corte di Japalpur. Alla notizia delle sentenza negativa, gli attivisti hanno dichiarato alla stampa che torneranno a rivolgersi alla Corte Suprema di New Delhi. &lt;br /&gt;La gente di Bhobal chiede inoltre a gran voce la completa bonifica dell’impianto e dell’area circostante, ricevendo dai governi locali e nazionali solo promesse, mentre la ‘Down Chemical’, che nel 2001 ha acquistato la ‘Union Carbide’, respinge ogni addebito sostenendo di non avere responsabilità di quanto avvenuto prima dell’acquisizione.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-3973162863952624076?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/3973162863952624076/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=3973162863952624076' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/3973162863952624076'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/3973162863952624076'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2009/12/bhopal-25-anni-dopo.html' title='Bhopal, 25 anni dopo'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-2366848007964134200</id><published>2009-11-22T01:03:00.001+01:00</published><updated>2009-11-22T01:06:01.333+01:00</updated><title type='text'>La Dottrina del Disprezzo</title><content type='html'>Sono nero, giallo, bruno, meticcio, bianco albino.&lt;br /&gt;Sono un ebreo, sono vecchio, malato, bambino.&lt;br /&gt;Sono arabo, sono nato nel Sud, di un'altra religione,&lt;br /&gt;di nessuna religione.&lt;br /&gt;Sono omosessuale, cieco e amo la natura.&lt;br /&gt;Non so chi è mio padre, mia madre forse puttana.&lt;br /&gt;Sono donna, sono povero, sono paria e andicappato.&lt;br /&gt;La mia sedia a rotelle è questa società.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono un indiano, e sono meno di te e son strano, diverso.&lt;br /&gt;La mia squadra di calcio non è la tua. Peccato.&lt;br /&gt;Porto i capelli fuori moda e vestiti rattoppati.&lt;br /&gt;Sono un animale, una pianta e rispetto la natura.&lt;br /&gt;Sono tutto questo, sono la maggioranza!&lt;br /&gt;E poi sono razzista, ma solo con i razzisti!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Peter Boom&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-2366848007964134200?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/2366848007964134200/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=2366848007964134200' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/2366848007964134200'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/2366848007964134200'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2009/11/la-dottrina-del-disprezzo.html' title='La Dottrina del Disprezzo'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-7501029665562823530</id><published>2009-11-21T13:50:00.000+01:00</published><updated>2009-11-21T13:52:35.029+01:00</updated><title type='text'>ACQUA PRIVATIZZATA? “MALEDETTI VOI….!”</title><content type='html'>Fonte: www.misna.org&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da padre Alex Zanotelli riceviamo e volentieri pubblichiamo:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Non posso usare altra espressione per coloro che hanno votato per la privatizzazione dell’acqua, che quella usata da Gesù nel Vangelo di Luca, nei confronti dei ricchi: ” Maledetti voi ricchi….!” Maledetti coloro che hanno votato per la mercificazione dell’acqua . Noi continueremo a gridare che l’acqua è vita, l’acqua è sacra, l’acqua è diritto fondamentale umano. E’ la più clamorosa sconfitta della politica. E’ la stravittoria dei potentati economico-finanziari, delle lobby internazionali. E’ la vittoria della politica delle privatizzazioni, degli affari, del business. A farne le spese è ‘sorella acqua’, oggi il bene più prezioso dell’umanità, che andrà sempre più scarseggiando, sia per i cambiamenti climatici, sia per l’aumento demografico. Quella della privatizzazione dell’acqua è una scelta che sarà pagata a caro prezzo dalle classi deboli di questo paese( bollette del 30-40% in più, come minimo),ma soprattutto dagli impoveriti del mondo. Se oggi 50 milioni all’anno muoiono per fame e malattie connesse, domani 100 milioni moriranno di sete. Chi dei tre miliardi che vivono oggi con meno di due dollari al giorno, potrà pagarsi l’acqua? Noi siamo per la vita, per l’acqua che è vita, fonte di vita. E siamo sicuri che la loro è solo una vittoria di Pirro. Per questo chiediamo a tutti di trasformare questa ‘sconfitta’ in un rinnovato impegno per l’acqua, per la vita , per la democrazia. Siamo sicuri che questo voto parlamentare sarà un “boomerang” per chi l’ha votato. Il nostro è un appello prima di tutto ai cittadini, a ogni uomo e donna di buona volontà. Dobbiamo ripartire dal basso, dalla gente comune, dai Comuni".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-7501029665562823530?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/7501029665562823530/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=7501029665562823530' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/7501029665562823530'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/7501029665562823530'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2009/11/acqua-privatizzata-maledetti-voi.html' title='ACQUA PRIVATIZZATA? “MALEDETTI VOI….!”'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-8871675369574743832</id><published>2009-08-16T21:44:00.001+02:00</published><updated>2009-11-30T20:46:38.382+01:00</updated><title type='text'>"Dalla Dalla"</title><content type='html'>Mi ero  auto convinto che i mezzi di trasporto più scomodi in assoluto fossero i mini-bus bianco azzurri di Ndola, mentre i più pericolosi fossero quegli Ape tramutati in taxi utilizzati a Dar es Salaam.             &lt;br /&gt;Tutta questa convinzione era data dal fatto che mai prima di allora ero salito su di un “Dalla Dalla” zanzibarino.           Un “Dalla Dalla” risulta essere un piccolo camioncino al quale, dietro la motrice, viene lasciato solamente un pianale con piccole travi di legno su tre lati del perimetro (escluso quello posteriore) come posti a sedere ed un tettuccio incredibilmente basso per riparare dalle possibili piogge e per potersi appoggiare a qualcosa con le braccia.             &lt;br /&gt;Ce ne sono a centinaia solamente nell’isola. Alla vista sembrano perfino graziosi, tutti decorati in stile arabesco, variopinti, con le tendine ai lati: devo ammettere che quasi mi invogliavano a salirci.            &lt;br /&gt;Al termine del mio soggiorno a Jambiani l’ho fatto, per raggiungere prima Stone Town e poi tirando dritto fino a Kendwa, nel nord.            &lt;br /&gt;A ripensarci mi vengono ancora i brividi.                    &lt;br /&gt;Non hanno una capienza massima definita, ma credo che il limite sia di 15 o 16 passeggeri: beh, durante la prima parte del viaggio eravamo in 38! La metropolitana milanese nei giorni della Fiera dell’Artigianato non potrebbe reggere il confronto. Uomini, donne e bambini talmente stipati uno accanto all’altro che risulta difficile perfino muovere un dito, letteralmente. Gente sul tetto (dove per altro giaceva il mio zaino da viaggio legato solamente con un sottile spago), aggrappata ai lati, all’esterno, seduta per terra sul pianale, incredibile! In queste condizioni due ore di tragitto valgono più dei tre giorni in treno per raggiungere la costa, un supplizio.           &lt;br /&gt;Ad un certo momento, nell’impossibilità di alzare un braccio per grattarmi un fastidioso prurito alla tempia, ho cominciato a muovere la testa aventi ed indietro lentamente in modo tale da sbattere la nuca contro la trave di legno dietro di me e sulla quale appoggiavo la schiena: così facendo il prurito passava in secondo piano fino a venire dimenticato.       Per non parlare poi della folle velocità a cui si procedeva. In queste condizioni, tenendo conto delle strade poco asfaltate e del peso esagerato dei passeggeri non credo sia così impensabile forare un pneumatico. E sarebbe una carneficina…&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-8871675369574743832?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/8871675369574743832/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=8871675369574743832' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/8871675369574743832'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/8871675369574743832'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2009/08/dalla-dalla.html' title='&quot;Dalla Dalla&quot;'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-7100967740084246001</id><published>2009-08-16T21:42:00.000+02:00</published><updated>2009-11-30T20:44:48.804+01:00</updated><title type='text'>Il paradiso dei delfini...?</title><content type='html'>Lo chiamano “Dolphin’s Paradise” ma ho come l’impressione netta che per loro, per quei meravigliosi delfini, la piccola baia a sud di Jambiani sia più simile ad un angolo d’inferno.                         &lt;br /&gt;Per quanto riguarda me invece, seduto sul bordo di una piccola barca diretta al largo con la possibilità di ammirare il sole sorgere lentamente dietro le palme della costa dando colore alla natura circostante, il nome “Paradise” calza a pennello.                          In totale le barchette pronte a salpare sono sette, ognuna delle quali con 6/8 passeggeri a bordo muniti di pinne, maschera e boccaglio. E’ come se fossimo allineati su di una griglia di partenza, il semaforo però non si accende con una grossa luce verde ma consiste nell’avvistamento di un branco di delfini a breve distanza: in un istante le imbarcazioni danno gas ai motori e si precipitano nel tentativo di circondarlo. Il “capitano” di ogni barchetta urla freneticamente e ripetutamente “Ok, jump! Ok, jump!”: a questo punto una quarantina di turisti eccitati (me compreso) si tuffano in acqua nella speranza di poter nuotare fianco a fianco con queste splendide creature. Quando il branco di delfini si scoccia di sentirsi fenomeno da baraccone, saluta tutti e sparisce nelle profondità dell’oceano, i turisti risalgono sulle loro barchette, chi entusiasta se fortunato, chi deluso, e la griglia di partenza si ricompatta aspettando un uovo avvistamento. Avanti così per più di un’ora.                 &lt;br /&gt;Sono convinto che i delfini, di una bellezza davvero incredibile, si prendano tranquillamente gioco di noi umani in questa situazione: si lasciano vedere, spettando di venire raggiunti, ci ammirano tuffarci di fretta in mare e se ne spariscono di nuovo, divertiti nel vederci risalire, mogi mogi, a bordo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-7100967740084246001?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/7100967740084246001/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=7100967740084246001' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/7100967740084246001'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/7100967740084246001'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2009/08/il-paradiso-dei-delfini.html' title='Il paradiso dei delfini...?'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-617578547767275192</id><published>2009-08-15T21:41:00.000+02:00</published><updated>2009-11-30T20:42:45.155+01:00</updated><title type='text'>Una pizza "inarrivabile"</title><content type='html'>Seduto su una delle tre sdraio di legno e corda intrecciata disposte come a formare un triangolo, aspetto la pizza “Zanzibar” che ho ordinato oltre un’ora fa mentre mi scaldo al calore del fuoco acceso al centro, in una buca nella sabbia. &lt;br /&gt;Insieme a me Francesco e Massimo, ragazzi italiani in tour da sette mesi per l’Africa orientale e qui, in questo paradiso, per rilassarsi qualche giorno prima del ritorno. Anche loro si sono ormai quasi dimenticati di aver ordinato una pizza tempo prima…                    Sulle altre due sdraio i ragazzi Rasta che gestiscono il Kimte Lodge.           &lt;br /&gt;Sorseggiando una birra Kilimanjaro ed inebriati da fumi e profumi “esotici” discutiamo passando dai fondamenti della religione Rastafari alla storia del suo etiope re-profeta, Hailè Sellasie, dal calcio e la bellezza di questi luoghi ad argomenti decisamente di basso profilo.                &lt;br /&gt;In una situazione del genere, sotto un cielo che regala più stelle che spazi cupi, spero in fondo che questa benedetta pizza non arrivi e la nottata posso non concludersi mai.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-617578547767275192?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/617578547767275192/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=617578547767275192' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/617578547767275192'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/617578547767275192'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2009/08/una-pizza-inarrivabile.html' title='Una pizza &quot;inarrivabile&quot;'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-7274628805406741639</id><published>2009-08-15T21:39:00.000+02:00</published><updated>2009-11-30T20:41:53.643+01:00</updated><title type='text'>Guidato dall'istinto</title><content type='html'>Forse un velato timore per l’arrivo dell’alta marea: mi sveglio di soprassalto dopo un tempo che non saprei in nessun modo definire.        &lt;br /&gt;La compagnia di simpatici ragazzi Rasta che gestisce il Lodge in cui sono alloggiato si sta preparando per l’apertura del bancone del bar sulla spiaggia. Mi sazio con tre arance, ammiro l’oceano lontano e mi lascio guidare dall’istinto: cammino per quasi due ore sulla sabbia dura come il cemento, sotto un sole incredibilmente caldo, raggiungo il villaggio di Paje avvicinato continuamente da ragazzi di ogni età che, dopo il saluto “Jambo!” cominciano a discorrere con me…in italiano: inviti al proprio ristorante, massaggi, tatuaggi, ogni genere di tabacco o anche solo scambiare due parole in compagnia.                                    I bambini giocano e urlano sulle barchette arenate, le ragazze di una scuola islamica, elegantissime nei loro veli azzurri sopra tonache nere, giocano con la sabbia allo stesso modo in cui “noi” ci diamo battaglia con le palle di neve.       &lt;br /&gt;La mia attenzione viene attirata da un gruppetto di bambini che ballano cantando una canzoncina famosa anche in Italia, qui ripetuta in lingua Kiswahili; mi fermo con loro, anche se non abbiamo modo di comprenderci a vicenda, per cantare e sorridere felice per vivere un momento che inchiodo immediatamente nella Top10 dei più emozionanti in assoluto.                 Attraverso il villaggio di Jambiani dall’interno, m’intrattengo commosso con una coppia di Masai maestosi, fieri, reali ma mi ritrovo a sorridere tra me e me nel vedere due ragazzi della stessa tribù, nei loro abiti tradizionali, giocare a pallone con una lancia in mano e una cintura di pelle inneggiante a Barack Obama…&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-7274628805406741639?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/7274628805406741639/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=7274628805406741639' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/7274628805406741639'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/7274628805406741639'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2009/08/guidato-dallistinto.html' title='Guidato dall&apos;istinto'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-2050134677541523812</id><published>2009-08-15T21:38:00.000+02:00</published><updated>2009-11-30T20:39:53.665+01:00</updated><title type='text'>Il paradiso di Jambiani</title><content type='html'>Eppure era lì, davanti ai miei occhi.         &lt;br /&gt;L’ho visto davvero, ne sono sicuro, splendido e calmo nella sua azzurra trasparenza.           L’oceano.                    &lt;br /&gt;Il tempo di richiedere un letto alla reception del Kimte Lodge, posare lo zaino e quell’immensa massa d’acqua salata, che pochi istanti prima ammiravo meravigliato dal finestrino del bus che da Stone Town mi portava a Jambiani, villaggio di pescatori a sud-est dell’isola, era scomparsa.                 &lt;br /&gt;Una repentina bassa marea lascia la scena ad uno spettacolo incredibile per decine, forse centinaia di metri verso l’orizzonte.     Estasiato da quella vista indescrivibile m’incammino su di un’enorme distesa di bianca sabbia umida, a farmi compagnia solamente un cucciolo di cane che saltella senza sosta, diverse specie di uccelli in cerca di cibo, minuscoli e velocissimi granchi impaurito dalla mia presenza e molluschi scuri a forma di stella. E’ davvero uno spettacolo splendido, in un luogo idilliaco sommerso nella pace e nel silenzio più assoluti. Mi siedo accanto ad una barchetta di legno arenata senza speranza fino all’arrivo dell’alta marea; uomini e donne che in questo paradiso ci vivono da generazioni cercano e raccolgono lentamente chissà che cosa, con cura ed attenzione maniacali.                                                   &lt;br /&gt;Mi addormento, con la mente sgombra da qualunque pensiero, in un punto imprecisato e decine di metri dalla riva.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-2050134677541523812?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/2050134677541523812/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=2050134677541523812' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/2050134677541523812'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/2050134677541523812'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2009/08/il-paradiso-di-jambiani.html' title='Il paradiso di Jambiani'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-4531092099472143662</id><published>2009-08-14T21:35:00.001+02:00</published><updated>2009-11-30T20:38:23.668+01:00</updated><title type='text'>Le donne islamiche</title><content type='html'>Qui a Stone Town ho avuto la possibilità di scoprire che le donne islamiche, donne di ogni età, sono davvero meravigliose.            Vivendo all’interno di quello che ha tutta l’aria di essere un “sarcofago del nuovo millennio”, abito imposto dalla loro religione che regala alla luce del sole solamente gli occhi e lo spazio tra di essi, portano quotidianamente come dote a chiunque le incroci un alone di mistero che mi emoziona ad ogni singolo scambio di sguardi con una di esse.                         Incrociandone lo sguardo tra le strette vie della città riscopro innanzitutto il piacere di uno sguardo intenso, vero, non un “guardare” ma un “osservare” quegli occhi scuri e misteriosi che quasi mi mettono in soggezione.         &lt;br /&gt;In quei momenti vorrei essere anche io coperto da capo a piedi, per portare con me lo stesso velo di mistero e non sentirmi nudo al suo sguardo.                          &lt;br /&gt;Negli istanti successivi, proseguendo nel cammino, è tutto un simpatico gioco di fantasia: avrà 20 anni? Forse 40? Capelli corti e ricci? Oppure magari lunghi e lisci come il velo che li ricopre? E così via con l’immaginazione astratta di un volto, di un corpo. Quello reale, nel frattempo, è già scomparso dietro le mie spalle.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-4531092099472143662?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/4531092099472143662/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=4531092099472143662' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/4531092099472143662'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/4531092099472143662'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2009/08/le-donne-islamiche.html' title='Le donne islamiche'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-229015289389167168</id><published>2009-08-13T15:35:00.000+02:00</published><updated>2009-11-24T14:36:17.219+01:00</updated><title type='text'>Il mercato di Stone Town</title><content type='html'>Come pranzo tre arance comprate su di una bancarella a 300 scellini possono bastare; mi chiedo il perché di quell’istinto alla fame che mi prende almeno tre volte al giorno solitamente. Dovremmo pensare di metterci a mangiare secondo un reale bisogno e non seguendo una ormai consolidata routine fatta di tabelle ed orari.                      Saluto l’omone della Reception della mia Guest House (che si è poi rivelato simpaticissimo) e mi dirigo verso il grande e famoso mercato cittadino, con l’intenzione di perdermi tra le sue viuzze. Non devo nemmeno impegnarmi: dopo pochi minuti vago già senza meta tra una quantità di banchetti e bancarelle incredibile; non credo di scostarmi molto dalla realtà se affermo che ad ogni abitante di Stone Town corrisponda per lo meno un piccolo tavolino di mercanzie!                   Innanzitutto attraverso la “via dei souvenir”, una bolgia di negozi grandi e piccoli tutti apparentemente uguali ma in realtà sempre più diversi tra loro, i cui proprietari mi accolgono, solamente guardandomi, con un perentorio “Ciao! Come stai?”, un simpatico “Italia1, Canale5”, uno scontato “Pasta, pizza, mafia”, un trasgressivo “Maria buona, prezzo più buono”, un calcistico “Pirlo, Inzaghi, Totti”. A Zanzibar l’inglese non è poi così diffuso, ma l’italiano lo parlano tutti.         &lt;br /&gt;I negozi di souvenir sono talmente tanti che non so davvero dove girarmi, percepisco quasi un curioso rigetto: tra montagne e montagne di mercanzie non riesco a trovare nulla da regalare.                   &lt;br /&gt;Poco distante ecco il reparto frutta e verdura. Le une accanto alle altre scorgo le banane più minuscole e gigantesche che io abbia mai visto, noci di cocco pronte per venir sorseggiate, arance, cocomeri, ananas, ortaggi tra i più disparati.   &lt;br /&gt;Poi le spezie, le famose spezie zanzibarine commerciate nei secoli per il mondo, tonnellate di spezie di ogni forma e colore.                      M’imbatto nel mercato del pesce; ormai abituato a vedere intorno a me più turisti che autoctoni mi meraviglio nel ritrovarmi unico “muzungo” in quel marasma. Ammiro stupefatto quella varietà di prodotti ittici, il modo con cui vengono esposti, la velocità con cui sono abilmente puliti. A lato, in una specie di piccolo e buio capannone, centinaia di polli, galline, galli e piccioni (sembravano davvero piccioni…) urlano la loro insofferenza in ceste di canapa e bambù tanto strette quanto scomode. In un angolo un ragazzo a petto nudo ammazza, scuoia, spenna e ripulisce polli al ritmo di uno al minuto.          A pochi passi dall’uscita poi, carcasse di carne di chissà quali animali riposano appese a ganci metallici e vendute a blocchi.         Durante l’intera visita, forse inconsciamente, forse per non rischiare di offuscare l’atmosfera magica di quel meraviglioso mercato, mi dimentico delle cosiddette “condizioni igieniche”…&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-229015289389167168?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/229015289389167168/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=229015289389167168' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/229015289389167168'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/229015289389167168'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2009/08/il-mercato-di-stone-town.html' title='Il mercato di Stone Town'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-5585378011092174452</id><published>2009-08-12T15:20:00.000+02:00</published><updated>2009-11-24T14:21:08.401+01:00</updated><title type='text'>Prison Island e tartarughe giganti</title><content type='html'>Il sole ancora non è sorto quando vengo svegliato di soprassalto dalle urla di preghiera provenienti da poco lontano.             A darmi molto più fastidio però, è un altro tipo di rumore, un tintinnio che mi getta nello sconforto: il rumore della pioggia! Non voglio crederci e cerco di riaddormentarmi al più presto, pensando anche alla giornata che mi aspetta. Mi sono fidato di Mohamed, uno dei due ragazzi che mi hanno accompagnato alla ricerca di un letto, forse come ricompensa per quel favore gratuito e lui è stato di parola: incontrandomi sul lungo mare la sera precedente mi ha proposto una gita in barca sulla vicina Prison Island, accompagnato da un amico che possiede una barca. 10.000 scellini di “cauzione”, sarebbe venuto a prendermi alla Guest House alle nove.                                                                            &lt;br /&gt;Altro che “Zanbian time”, qui si spacca il minuto!          &lt;br /&gt;Sicuramente il prezzo della gita è stato gonfiato un po’, ma è stato di parola e quindi posso salire tranquillo su quella piccola barchetta in compagnia del proprietario e di due ragazze, una austriaca ed una danese.              &lt;br /&gt;Snorkeling mozzafiato al largo dell’isola (anche se il mare di Sharm è di un altro livello, irraggiungibile) e visita alle tartarughe giganti donate lo scorso secolo al regno di Zanzibar da parte delle Seychelles, prima di addormentarmi sulla meravigliosa sabbia bianca.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-5585378011092174452?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/5585378011092174452/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=5585378011092174452' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/5585378011092174452'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/5585378011092174452'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2009/08/prison-island-e-tartarughe-giganti.html' title='Prison Island e tartarughe giganti'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-620923811834324969</id><published>2009-08-11T15:16:00.000+02:00</published><updated>2009-11-24T14:18:35.566+01:00</updated><title type='text'>Una scenografia perfetta</title><content type='html'>Non credo di poter descrivere come in realtà vorrei la magica atmosfera della piazza sul lungo mare che ho respirato questa sera.         Un crogiuolo di persone di provenienze e religioni tra le più disparate: autoctoni si ma anche zambiani, nigeriani, malgasci, somali, arabi, gente di Dubai, del sultanato dell’Oman e poi francesi, inglesi, americani e tanti, troppi italiani. Davvero qui la lingua italiana sembra essere parlata più dell’inglese anche dagli abitanti del luogo! &lt;br /&gt;Passeggiando mentre sorseggio il succo estratto comprimendo, con una semplice pressa a scorrimento, enormi bastoni di canna da zucchero, mi imbatto in donne di cui posso ammirare solamente gli occhi, unica, misera parte del corpo visibile e subito dopo in ragazzi americani in bermuda, canotta e infradito; saluto composti bambini italiani vestiti Armani, piccoli tanzaniani scalzi che corrono a tutta velocità dietro una palla di pezza e splendide, eleganti bimbe musulmane immerse nei loro veli dalla testa ai piedi. Rimango incuriosito dalla preparazione della “pizza zanzibarina”, che ha più l’aspetto di una frittata alle verdure, assaporo ananas e cocomeri mentre tutta la piazza si anima in un batter d’occhio di turisti attirati da enormi spiedini dei più disparati pesci, frutta, verdura, carne.            &lt;br /&gt;Il tutto con il quieto oceano come scenografia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-620923811834324969?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/620923811834324969/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=620923811834324969' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/620923811834324969'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/620923811834324969'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2009/08/una-scenografia-perfetta.html' title='Una scenografia perfetta'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-7023276158846147362</id><published>2009-08-11T15:14:00.000+02:00</published><updated>2009-11-24T14:14:37.018+01:00</updated><title type='text'>Impatto a Stone Town</title><content type='html'>Un maestro di capoeira svolge la sua lezione ad un gruppo di ragazzini sulla sabbia bianca poco distante dal porto. &lt;br /&gt;Bambini ed adolescenti se la spassano tuffandosi in acqua dal lungo mare alto un paio di metri, forse più. &lt;br /&gt;Nella piazza di fronte al museo più importante dell’isola (forse l’unico) si prepara ogni tipo di banchetto per la cena, mentre io mi sento offrire senza sosta passaggi in ogni punto dell’isola, mercanzie di ogni tipo, gite in barca, tabacco di diverse origini ed un buon prezzo per farmi fare i dreadlocks da un nigeriano con la maglietta del Barcellona…vedremo.                   &lt;br /&gt;Seduto sulla sabbia mi godo, entusiasta, il mio primo tramonto zanzibarino.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-7023276158846147362?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/7023276158846147362/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=7023276158846147362' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/7023276158846147362'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/7023276158846147362'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2009/08/impatto-stone-town.html' title='Impatto a Stone Town'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-7256896332835960735</id><published>2009-08-11T15:12:00.000+02:00</published><updated>2009-11-24T14:12:49.231+01:00</updated><title type='text'>Finalmente Zanzibar!</title><content type='html'>Finalmente Zanzibar!                     &lt;br /&gt;Dopo un noioso viaggio in traghetto, su di un oceano piatto come una tavola da surf, eccomi a metter piede sulla terra dell’isola tanto desiderata. Ancora prima di uscire dall’affollatissimo porto vengo circondato da una marea di ragazzi di ogni età desiderosi di offrirmi il loro prezioso aiuto: uno di loro in particolare mi prende sotto braccio assicurandomi che ha la possibilità di condurmi ovunque al grido “Hakuna Matata!”. In un primo tempo cerco più volte di farlo desistere, ma non sembra esserci verso. Quando sono al limite della pazienza a causa della sua insistenza maniacale mi accorgo, ad ogni passo sempre più, che orientarsi a Stone Town è un po’ come un terno al lotto: vicoli strettissimi che si diramano in ogni direzione in un’infinità di viuzze ancora più strette. Ce ne sono a centinaia.  Inoltre le prime tre Guest House in cui mi dirigo a botta sicura sono complete. Non mi resta che affidarmi alle conoscenze della mia guida occasionale…che nel frattempo, a sua volta, ha “assunto” un aiutante. Eccomi qui, nei panni del “muzungo” Smarrito guidato e tenuto sotto braccio da due completi sconosciuti. La ricerca di un letto disponibile si fa estenuante, alla sesta “locanda” al completo comincio a perdere le speranze.           &lt;br /&gt;L’energumeno che mi accoglie alla Pearl Guest House, nel cuore della città, mi solleva non poco il morale, pur non promettendo nulla di buono; d’altra parte però sembra esser l’unico in grado di potermi offrire un letto ad un prezzo abbordabile. Io e le mie due fedelissime guide, che saluto ringraziando di cuore, abbiamo cercato per più di un’ora.           &lt;br /&gt;In realtà un letto lo avevamo anche trovato: la donna in chador nero pronta ad accogliermi aveva accettato di farmi pagare una camera tripla un terzo del totale. Stavo per ricevere le chiavi quando una coppia di ragazzi francesi si è presentata alla Reception: la camera è l’ultima disponibile, in due pagherebbero il doppio rispetto a me, chiavi consegnate col sorriso a madame e monsieur…       &lt;br /&gt;Ashante sana!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-7256896332835960735?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/7256896332835960735/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=7256896332835960735' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/7256896332835960735'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/7256896332835960735'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2009/08/finalmente-zanzibar.html' title='Finalmente Zanzibar!'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-5337094641990185839</id><published>2009-08-10T23:31:00.000+02:00</published><updated>2009-11-23T22:32:35.234+01:00</updated><title type='text'>Dar es Salaam</title><content type='html'>Seduto a terra nell’affollatissimo porto di Dar es Salaam, aspettando l’imbarco del traghetto diretto sull’isola di Zanzibar, ripenso a tutto ciò che ho vissuto nelle ultime ore. Dopo due notti passate sui vagoni della TaZaRa, il sonno si è presto impossessato di me nello splendido CEFA Hostel, ostello gestito da Marina e Dario per conto di una Ong italiana. Poco prima mi sono ritrovato a gustare dell’ottima carne insieme ad un gruppo di sei giovani, anch’essi italiani, arrivati in Tanzania per svolgere la loro attività di clown-terapia in alcuni ospedali della città. La nottata è quindi trascorsa in un baleno, allietata dalla frescura regalatami dal condizionatore in un angolo della stanza.     &lt;br /&gt;Per raggiungere la banca più vicina, di prima mattina, il mio mezzo di trasporto è stato un Ape, sventrato sui lati ad attrezzato con un sedile supplementare per permettere di accogliere al massimo due clienti per volta. Tutta la simpatia e lo stupore per questo esotico “mini-taxi” si sono presto tramutati in puro terrore, vedendo il mio autista sfrecciare senza mezze misure sulla corsia contraria così da evitare l’infinita coda di auto davanti a noi e gettarsi all’interno di quest’ultima non appena giungesse qualcuno in senso contrario. Quando invece lo spazio tra due auto accanto a noi risultava insufficiente ed il tempo utile per evitare un tragico frontale stringeva, ecco la violenta sterzata sullo sterrato, all’esterno della carreggiata, tra buche e grossi sassi evitati a velocità folle.        &lt;br /&gt;Una volta in banca non è stato difficile scoprire italiano l’unico cliente presente: in Tanzania dal 1992 gestisce un’impresa di costruzioni e da qualche mese a questa parte, in collaborazione anche con il CEFA, porta a vanti un corso di elettronica per ragazzi sordomuti. Come me, anche lui deve passare dal CEFA Hostel per alcune commissioni e senza esitare mi offre un passaggio; prima però non posso rifiutare un buon caffè a casa sua, allietato dalla possibilità di conoscere i suoi due vispi figlioli. Questi ultimi si trovano in Tanzania solamente in vacanza in quanto frequentano le scuole a Sofia, in Bulgaria, patria della loro madre.                   &lt;br /&gt;Adoro questi intrecci tra due culture diverse che si trovano a dover spendere la propria vita all’interno di una terza cultura totalmente differente. Le esperienze che questi due bambini hanno accumulato in pochissimi anni sono incredibili: hanno 5 e 8 anni, ma possono tranquillamente discorrere in italiano, inglese, bulgaro o swahili.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-5337094641990185839?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/5337094641990185839/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=5337094641990185839' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/5337094641990185839'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/5337094641990185839'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2009/08/dar-es-salaam.html' title='Dar es Salaam'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-1279014224793439533</id><published>2009-08-09T23:28:00.000+02:00</published><updated>2009-11-23T22:28:40.904+01:00</updated><title type='text'>52 ore di intense emozioni</title><content type='html'>Ho visto un Masai, il primo della mia vita.          &lt;br /&gt;Mi sono innamorato immediatamente della sua incredibile eleganza: vestito di fucsia, nero e bianco, lancia alla mano, ornamenti bianchi e simmetrici alle orecchie, cammina lento ma deciso, con lo sguardo fiero sempre puntato dritto in avanti. Un portamento che non fatico a definire reale.                    &lt;br /&gt;Ho visto la periferia Sud-Ovest di Dar es Salaam.         &lt;br /&gt;Sabbia, sabbia e ancora sabbia: sembrava che il treno corresse lento su di una splendida spiaggia tropicale. Un’infinità di campetti da pallone di ogni dimensione con il terreno sabbioso, utilizzato anche per lasciar crescere e coltivare ogni genere di vegetale che ancora mi chiedo dove affondi le proprie radici. Colture tra le più ordinate che io abbia mai visto: suddivise per tipo, colore, dimensione a due passi dalle abitazioni (anch’esse in gran parte costruite utilizzando la sabbia) e ad ogni inclinazione della superficie.      &lt;br /&gt;Ho visto un’infinità di borsoni, borse, sacche, valigie tutte in fila indiana. Sotto di esse una serie di teste di uomini e donne in attesa di uscire dalla stazione di arrivo, capolinea di un viaggio indimenticabile e gonfio di 52 intense ore di emozioni.              Ho visto l’inferno di un traffico snervante in una città che conta all’incirca 2 milioni e mezzo di abitanti.              Ho visto fiumi di gente riversati in strade sovraffollate.               &lt;br /&gt;Non ho ancora visto l’oceano.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-1279014224793439533?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/1279014224793439533/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=1279014224793439533' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/1279014224793439533'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/1279014224793439533'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2009/08/52-ore-di-intense-emozioni.html' title='52 ore di intense emozioni'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-1880478959768908614</id><published>2009-08-09T23:25:00.000+02:00</published><updated>2009-11-23T22:26:25.196+01:00</updated><title type='text'>Distese enormi, ingombranti</title><content type='html'>Mi sento come schiacciato dall’immensità che mi circonda. Intorno a me, in ogni direzione, l’occhio vaga indisturbato fino ad incontrare la linea dell’orizzonte tra un oceano di ogni tonalità di verde.           &lt;br /&gt;Di tanto in tanto, sul ciglio della ferrovia, spunta un volto, un segno di vita proprio li dove la vita umana sembrerebbe non essersi mai spinta. Da dove proviene e dove è diretto rimane uno dei grandi misteri queste terre incontaminate: in due giorni di viaggio avrò notato sì e no una ventina di villaggi, ognuno composto di poche e piccole capanne, di questi solamente una mezza dozzina davano l’impressione di esser davvero vasti ed ampiamente popolati. Pensando all’urbanesimo sregolato, quasi folle, dei Paesi sviluppati nell’emisfero settentrionale e riflettendo sul fatto che la grande maggioranza della popolazione mondiale vive invece in quello meridionale, le distanze da queste parti devono davvero essere immense.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-1880478959768908614?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/1880478959768908614/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=1880478959768908614' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/1880478959768908614'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/1880478959768908614'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2009/08/distese-enormi-ingombranti.html' title='Distese enormi, ingombranti'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-5655131111075547746</id><published>2009-08-09T23:23:00.000+02:00</published><updated>2009-11-23T22:24:17.093+01:00</updated><title type='text'>Mangula</title><content type='html'>Mangula.               &lt;br /&gt;Quella appena trascorsa è stata una nottata di sonno tutto sommato tranquilla, tra schiamazzi alle stazioni e frenate da colpo al cuore. Si narra che i cinesi, insegnando agli autoctoni l’arte della frenata alla guida di questo treno, usassero posizionare una bottiglia di Coca Cola nel punto più elevato della locomotiva: frenando dolcemente essa non sarebbe mai dovuta cadere..probabilmente, al contrario, vi fu una strage di bottiglie, visti i risultati.            &lt;br /&gt;Intorno a metà mattinata ci immergiamo nel magnifico villaggio di Mangula: protetto, quasi sovrastato dalla foresta, lascia che le sue capanne spuntino dal nulla e si abbandonino agli occhi dei passeggeri in transito sulla ferrovia. Centinaia di uomini, donne e soprattutto bambini corrono incontro al treno con banane fritte, pomodori, noccioline, pezzetti di torta, il tutto con una calma quasi irreale.                       &lt;br /&gt;Fortissimo risulta il contrasto tra l’immensa macchia verde che ci circonda, i monti sulla sinistra e la foresta sulla destra e la quantità indescrivibile di colori addosso a questo “formicaio” di esseri umani sorridenti. Anche il cielo, di un azzurro intenso a chiazze bianche informi, sembra voler completare questo quadretto idilliaco.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-5655131111075547746?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/5655131111075547746/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=5655131111075547746' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/5655131111075547746'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/5655131111075547746'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2009/08/mangula.html' title='Mangula'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-8304884235143535055</id><published>2009-08-08T23:21:00.001+02:00</published><updated>2011-03-31T17:04:36.580+02:00</updated><title type='text'>Innocent e la Tanzania</title><content type='html'>Credo che sopra quell’unica sedia posta in fondo al corridoio porranno un cartello con scritto il mio nome. E’ in una posizione strategica: seduto su di essa ho la possibilità di osservare tutte le persone in transito sul vagone, accanto a me il finestrino dal lato opposto rispetto a quello in cabina, sono ad un passo dalle porte del vagone, uno dei migliori punti di incontro e scambio di sorrisi con decine e decine di bambini e ragazzi ogni volta che il treno ferma in una stazione.                  &lt;br /&gt;Seduto su quella sedia ho la possibilità di conoscere Innocent, un bambino di 10 anni che, insieme alla famiglia, sta ritornando verso casa, a Dar es Salaam; insieme assistiamo allo splendido tramonto offertoci dalla Natura e giochiamo, una volta calato il buio della sera, a chi riesce ad intravedere il maggior numero di luci nell’infinita oscurità che ci circonda. Arriviamo a scorgerne quattro in più di mezz’ora, solamente quattro piccoli puntini di luce in mezzo al nulla.   &lt;br /&gt;Nel frattempo, all’incirca a metà del pomeriggio, varchiamo il confine: entrando nella città di Tunduma siamo finalmente in territorio tanzaniano. Ho la netta convinzione che, al momento di timbrarmi il passaporto, gli ufficiali mi abbiano sottratto ingiustamente i 50 USD necessari per ottenere il visto tanzaniano: ho provato a spiegare le mie ragioni secondo cui lavorando ed essendo in possesso di un Temporary Permit zambiano credo non avrei dovuto pagare nulla, ma piuttosto che crearmi dei casini preferisco assecondarli…bel ciula!!!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-8304884235143535055?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/8304884235143535055/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=8304884235143535055' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/8304884235143535055'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/8304884235143535055'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2009/08/innocent-e-la-tanzania.html' title='Innocent e la Tanzania'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-8576527014536358966</id><published>2009-08-08T22:58:00.000+02:00</published><updated>2009-11-23T21:59:20.441+01:00</updated><title type='text'>Qualcosa di magico</title><content type='html'>M’impongo, non so nemmeno bene per quale motivo, di non immortalare con fotografie e video alcuni degli istanti più belli ed emozionanti del viaggio: non voglio che i volti diventino file da tenere nella memoria di un computer e visualizzare ogni tanto.              Me li sono fissati indelebili nella mente quei bambini del villaggio appena lasciato alle nostre spalle, i loro sguardi e i loro sorrisi.                      Mi sono stampato tra i ricordi più cari il nostro tentativo di conversazione, in Bemba con i più piccoli ma con l’aiuto del semplice inglese parlato da un ragazzo qualche anno più grande.                   &lt;br /&gt;Sono stregato da questo viaggio: sembro un bambino con la testa sempre e costantemente fuori dal finestrino e alle volte, nei pressi delle stazioni, addirittura seduto con le gambe penzoloni fuori dallo sportello del mio vagone con il treno in corsa.                   Anche solo respirare di quest’aria libera mi sembra qualcosa di magico.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-8576527014536358966?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/8576527014536358966/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=8576527014536358966' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/8576527014536358966'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/8576527014536358966'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2009/08/qualcosa-di-magico.html' title='Qualcosa di magico'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-7035391713547384520</id><published>2009-08-08T22:57:00.000+02:00</published><updated>2009-11-23T21:58:02.062+01:00</updated><title type='text'>Ta.Za.Ra.</title><content type='html'>La TaZaRa (Tanzania-Zambia Railway Authority) venne costruita per mano di un’impresa cinese, o meglio grazie ai suoi fondi più che, letteralmente, grazie alle mani dei suoi operai, lo scorso secolo e gran parte delle scritte che si incontrano all’interno del treno non lasciano ampi margini di dubbio al riguardo.               &lt;br /&gt;Una delle situazioni che più mi colpisce durante questa prima parte di viaggio è quella riguardante..le frenate! Non che la velocità sia ragguardevole, anzi, ma ad ogni rallentamento sarebbe buona cosa mantenersi ben ancorati al pavimento se non ci si vuole ritrovare a terra. Credo si possa ottenere lo stesso risultato, in automobile, provando a frenare con il piede sinistro privo dell’ormai collaudata sensibilità del “collega”: bruschi ed improvvisi rallentamenti che, durante la notte, riescono quasi a scaraventarti giù dal letto. Un motivo ulteriore per dormire sonni poco tranquilli, unito al marasma che si viene a creare ad ogni singola fermata ed al neonato nella cuccetta adiacente che non smette di piangere un istante.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-7035391713547384520?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/7035391713547384520/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=7035391713547384520' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/7035391713547384520'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/7035391713547384520'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2009/08/tazara.html' title='Ta.Za.Ra.'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-5022080532140948182</id><published>2009-08-07T22:54:00.000+02:00</published><updated>2009-11-23T21:55:19.602+01:00</updated><title type='text'>Una seggiola per amica</title><content type='html'>Al termine della squisita cena a base di pesce, verdura e patatine fritte mi  siedo per un tempo tanto lungo quanto indeterminato su quell’unica sedia posta al termine dello strettissimo corridoio del mio vagone.                       &lt;br /&gt;Ammiro la pallida luna, piena e dall’aria quasi fiera, illuminare il buio cupo di questa fredda serata, un buio che domina incontrastato l’ambiente fino all’orizzonte che i miei occhi possano abbracciare a fatica.       &lt;br /&gt;Mi diverto ad osservare tutta la gente in transito nel corridoio: eleganti uomini in giacca e cravatta, donne con un bambino per mano ed un secondo più piccolo appollaiato, immerso in un sonno profondo, sulla schiena legato con un colorito chitenge, anziane signore con enormi cappotti, cappelli di lana e sciarpe al collo, militari in divisa ed il povero cameriere continuamente richiamato dalla numerosa famiglia che occupa la prima cuccetta con richieste tra le più disparate.               &lt;br /&gt;Ho persino avuto il tempo di rimanere sconvolto nell’ammirare quest’ultimo aprire uno dei finestrini in corridoio e scaraventare all’esterno del treno in corsa, con calma e tranquillità disarmanti, tutti i rifiuti appena raccolti al termine della cena.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-5022080532140948182?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/5022080532140948182/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=5022080532140948182' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/5022080532140948182'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/5022080532140948182'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2009/08/una-seggiola-per-amica.html' title='Una seggiola per amica'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-4160232385856521815</id><published>2009-08-07T22:51:00.000+02:00</published><updated>2009-11-23T21:52:10.349+01:00</updated><title type='text'>Compagni di viaggio</title><content type='html'>La cuccetta che mi è stata assegnata è formata da quattro lunghe poltrone, stretti materassi due a livello dei normali sedili e due a circa un metro e mezzo d’altezza, un minuscolo tavolino appoggiato al finestrino e nulla più.                           &lt;br /&gt;A tenermi compagnia nello scompartimento padre e figlio tanzaniani, di chiare origini arabe; per come sono fatto io avrei preferito rimanere in solitaria ma i miei due compagni di viaggio si rivelano socievoli e simpatici a partire dal ragazzino, sui quattordici anni e grande appassionato di calcio, sempre ottimo argomento di discussione.                 Proseguendo nel viaggio, fermata dopo fermata, avverto quasi un senso di paura nello staccare gli occhi dal finestrino tanto sono affascinato dal vergine ambiente che mi circonda.                  &lt;br /&gt;Il tramonto di questa sera ha regalato, ogni cinque minuti, colori differenti, indimenticabili, unici ed indescrivibili.                            Spero che la cupa oscurità possa conciliare un profondo sonno, sicuramente disturbato dal freddo pungente della notte e aggravato per di più dal fatto che il finestrino sembra essere bloccato ed impossibile quindi da chiudere.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-4160232385856521815?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/4160232385856521815/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=4160232385856521815' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/4160232385856521815'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/4160232385856521815'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2009/08/compagni-di-viaggio.html' title='Compagni di viaggio'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-2296630122462893915</id><published>2009-08-07T22:47:00.001+02:00</published><updated>2010-04-30T16:41:23.789+02:00</updated><title type='text'>Uno spettacolo meraviglioso</title><content type='html'>Le rotaie scorrono, lente, sotto la pancia del treno solamente da una decina di minuti al massimo, ma già mi rendo conto di non voler essere in nessun altro luogo del pianeta in questo momento.         &lt;br /&gt;Il personale del treno è appena venuto a chiedermi se desidero il pranzo: n’shima o riso a scelta da abbinare con l’onnipresente verdura e carne, pesce o pollo. Opto per quest’ultimo, che potrò consumare nell’apposito vagone ristorante oppure anche qui, nella mia cuccetta.             &lt;br /&gt;Il paesaggio alla mia sinistra è caratterizzato da una serie infinita di colori, credo che tutte le tonalità di verde esistenti io le possa ora ritrovare guardando per un istante fuori dal finestrino.                   &lt;br /&gt;Immediatamente dopo essere usciti dalla stazione di Kapiri Mposhi attraversiamo un piccolo villaggio, decine e decine di bambini provenienti da ogni dove corrono a pochi passi dalle rotaie, sbracciandosi per salutare con foga e sorrisi indimenticabili. Mi chiedo che cosa possa suscitare in loro il semplice passaggio di un treno, nemmeno così bello e di recente costruzione per altro, e mi ritrovo a pensare con insistenza che questi bambini vivono dalla nascita in capanne di paglia e fango, proprio quelle che riesco a scorgere poco più in là con la coda dell’occhio ormai, in vita loro probabilmente non hanno mai avuto la possibilità di vedere un televisore o un'automobile ed il gioco più tecnologico e all’avanguardia che conoscono e possiedono rimane un cerchio di fil di ferro da far correre grazie ed un bastoncino di legno senza fermarsi mai, senza pensieri, col sorriso stampato in volto.                       ..ora il treno sgangherato e un poco deriso su cui sto viaggiando è divenuto anche per me uno spettacolo meraviglioso..&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-2296630122462893915?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/2296630122462893915/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=2296630122462893915' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/2296630122462893915'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/2296630122462893915'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2009/08/uno-spettacolo-meraviglioso.html' title='Uno spettacolo meraviglioso'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-2995220797483236174</id><published>2009-08-07T22:44:00.000+02:00</published><updated>2009-11-23T21:44:25.659+01:00</updated><title type='text'>La "New Kapiri Mposhi Station"</title><content type='html'>La sala d’attesa è colma di gente, di colori, di parole pronunziate a gran voce quando mancano due ore e mezzo alla partenza del treno.                     &lt;br /&gt;Mi chiedo come possa una donna di mezza età con tre, quattro, sei bambini al seguito, muoversi e viaggiare con un numero tanto impressionante di enormi borsoni colmi di ogni genere di oggetti: abbigliamento, vettovaglie, ingombranti coperte, giocattoli..persino tre polli starnazzanti in uno stretto cesto di bambù! Mi tornano alla mente le immagini di una piccola formica che trasporta, con una semplicità quasi disarmante e, apparentemente, senza fatica, briciole di pane grosse due o tre volte il suo intero corpo.        &lt;br /&gt; Più che una stazione ferroviaria, la “New Kapiri Mposhi Station” ha l’aspetto di un piccolo e spoglio parco divertimenti: ovunque mi volto appare un bambino. Al centro del salone principale una dozzina di loro corrono, saltano, giocano e sorridono senza pensieri nella loro bellezza; uno di loro, avrà al massimo un paio d’anni, è vestito con una tutina imbottita sulla falsa riga di quelle usate per sciare, troppo grande e sicuramente scomoda per lui. Credo stia soffrendo, probabilmente inconsciamente visto quanto sembra divertirsi, un gran caldo, ma vederlo correre ed inciampare in continuazione nei suoi stessi pantaloni troppo lunghi crea un clima di divertimento in ogni angolo della rettangolare sala d’attesa.              Nel frattempo vengo accerchiato da un variopinto gruppo di adolescenti curiosi di conoscere qualche frammento della mia vita: non riesco a tenere a mente il nome del “Grade12” alla mia destra in maglia gialla e le scarpe raffiguranti il volto di Ernesto “Che” Guevara e la scritta, in un rosso acceso, “Revolucion!”. Alla mia sinistra due timidi fratelli poco ferrati con la lingua inglese; di fronte, in piedi, ancora una volta il simpatico ragazzo di poco fa con un piumone allacciato su su fino al collo.                               Tutto sembra essere pronto per la partenza.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-2995220797483236174?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/2995220797483236174/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=2995220797483236174' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/2995220797483236174'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/2995220797483236174'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2009/08/la-new-kapiri-mposhi-station.html' title='La &quot;New Kapiri Mposhi Station&quot;'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-2249019302870034439</id><published>2009-08-07T22:38:00.000+02:00</published><updated>2009-11-23T21:40:55.866+01:00</updated><title type='text'>Un viaggio lungo più di 50 ore e 1.800 km</title><content type='html'>Seduto sui singhiozzanti seggiolini il legno della “New Kapiri Mposhi Station” vengo sopraffatto dalla bellezza della bambina, non avrà più di quattro o cinque anni, adagiata qualche metro di fronte a me: uno sgargiante chitenge legato alla vita nel modo più comune in Zambia, un secondo più sobrio sulle spalle ed un’infinità di lunghe treccine sintetiche che le solleticano le spalle.             Sono estasiato dalla semplicità con cui la madre (per lo meno m’immagino io che lo sia..) di una mezza dozzina di ragazzini stenda una coperta sul pavimento della sala d’attesa, contornata da enormi bore e borsoni, e si sdrai quietamente su di essa per addormentarsi pochi minuti più tardi.                                 &lt;br /&gt;Più passa il tempo e più la cordialità iniziale si tramuta in leggero fastidio nei confronti del simpatico ragazzo seduto accanto a me che, col sorriso sulle labbra, non smette un solo istante di pormi domande.         &lt;br /&gt;Mi metto a sorridere, dentro di me, essendomi sentito, anche solo per un attimo, lievemente preoccupato per il fatto che quei due amici con cui ho discorso per una buona mezz’ora abbondante poco fa non distolgano lo sguardo da me sin da quando li ho “abbandonati” con una futile scusa.                      &lt;br /&gt;Sono davvero incuriosito da quella coppia di “muzungo” che ha appena fatto il suo ingresso in stazione e che con la sua presenza mi ha involontariamente liberato dall’etichetta, nient’affatto scomoda per altro, di unico europeo nella sala d’attesa.                      Sono impaziente di salire su questo leggendario treno e di tuffarmi così a capo fitto in un viaggio lungo probabilmente più di 50 ore e oltre 1.800 chilometri.   Sono incredibilmente grato a me stesso ed entusiasta nello stesso tempo per aver deciso, senza nemmeno pensarci troppo, di essere qui.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-2249019302870034439?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/2249019302870034439/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=2249019302870034439' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/2249019302870034439'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/2249019302870034439'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2009/08/un-viaggio-lungo-piu-di-50-ore-e-1800.html' title='Un viaggio lungo più di 50 ore e 1.800 km'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-1114178931217174623</id><published>2009-08-04T23:38:00.000+02:00</published><updated>2009-11-30T23:39:50.311+01:00</updated><title type='text'>4 agosto 2009</title><content type='html'>Ancora una volta la sveglia è suonata impetuosa all’alba: colazione in compagnia di Tina mentre Kas, la Feli e la Keli si preparano per l’ultima settimana di scuola (Mercy, Jenny ed Elisa sono già in vacanza..). Tour sul pullmino insieme a Vale e Sabri per prendere i bambini della scuolina di Mukuni ed eccoci al cancello della special unit nel compound di Nkwasi, dove i nostri bambini stanno egregiamente ripulendo il cortile da foglie ed erbacce. Una volta terminato il loro lavoro ci ritroviamo in classe, rotoli di carta igienica, pasta, cartone e nastro adesivo alla mano per costruire simpatici strumenti musicali.             &lt;br /&gt;Intorno a metà mattina saluto tutti per dirigermi verso la Fase1 del progetto Cicetekelo dove ho intenzione di chiacchierare un poco con John, il bambino adottato dalla mia famiglia, e per consegnare a lui le foto di quest’ultima. Due risate con il Pope impegnato in una intensa sfida a ping pong, un saluto a Chiara intenta a cucire pantaloni e camicie strappate ed eccomi a raccontare a John tutto ciò che desidera, spiegare ogni singola foto inviatami apposta per lui tra le sue domande curiose ed il suo sorriso divertito, sembra davvero aver voglia di conoscere il più possibile su di me e sulla sua famiglia adottiva italiana. Appena tornerò dalla Tanzania, tra un paio di settimane, cercherò di organizzare una giornata da passare insieme a lui a casa sua, nel suo ambiente di vita quotidiana.                           &lt;br /&gt;Lasciata la Fase1 mi dirigo in centro città. Per prima cosa cerco, e trovo, il cd di K’millian che tutte le mattine ascoltiamo sul pullmino così che, ascoltandolo una volta in Italia, scorreranno nella mia mente fiumi di ricordi meravigliosi; curioso è stato osservare stupefatto la commessa del negozio di musica prendere il cd, scartarlo, toglierlo dalla confezione, provarlo nello stereo del negozio e scoprire che non funzionava. Riprovata, con gli stessi esiti, l’operazione con un secondo cd è riuscita a convincermi di comprarlo sicura che a casa avrebbe funzionato, lasciandomi anche il suo numero di telefono per sicurezza (per la cronaca a casa funzionava davvero..). Subito dopo corro in banca a prelevare per poi dedicarmi alla spasmodica ricerca della maglietta della Zesco, la squadra di calcio cittadina e campione nazionale in carica, ricerca che prosegue da otto mesi senza risultati; lo sponsor tecnico è passato poche settimane fa da Adidas a Umbro ed in città si vedono già le nuove divise ufficiali. Chiedo cortesemente ad un paio di passanti che la indossano dove potrei trovarla e mi ritrovo, seguendo le indicazioni, al terzo piano di un palazzo, in un ufficio dove il ragazzo seduto alla scrivania estrae le tanto sognate divise da uno scatolone. Non sapendo scegliere tra la prima e la seconda maglia le prendo entrambe..finalmente! Son felice come un bambino. Un panino al volo, un salto in internet point e di nuovo a casa per riabbracciare Angela e Daniela di ritorno da Zanzibar, allegre ed abbronzate; il pomeriggio scorre via tra i racconti della vacanza e la ricerca della Felistas, misteriosamente scomparsa da casa (rientrerà puntuale per cena senza ulteriori spiegazioni..). Cena e maxi torneo di burraco.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-1114178931217174623?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/1114178931217174623/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=1114178931217174623' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/1114178931217174623'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/1114178931217174623'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2009/08/4-agosto-2009.html' title='4 agosto 2009'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-3053340034257207693</id><published>2009-08-03T17:28:00.000+02:00</published><updated>2009-09-02T17:29:17.515+02:00</updated><title type='text'>3 agosto 2009</title><content type='html'>La nostra piccola Sashia è tanto tenera quanto rumorosa: incomincio già a non sopportarla più, lei ed il suo miagolio di lamento che ha inizio alle due di notte e sembra non finire mai. La posizione della sua gabbietta poi, appoggiata al muro dove riposano le mie orecchie la notte, non aiuta affatto..anzi!                  In ogni caso, dopo una nottata passata più con gli occhi aperti che chiusi, ieri mattina Valentina, Sabrina e Francesca mi hanno chiesto di accompagnarle a partecipare alla Messa nella chiesa di St. Elizabeth, all’interno del compound di Nkwasi; tutti insieme ci incamminiamo, in compagnia anche di Felistas, e riusciamo a non essere in ritardo sull’inizio della celebrazione. La loro presenza suscita ovviamente la curiosità dei presenti, siamo ben quattro muzungu e non è certo qualcosa che capita tutte le domeniche! La Messa non è “movimentata” come spesso accade, solamente al termine gli animi dei presenti si scaldano un poco per festeggiare il compleanno di Father Augustin: la colonna che viene a formarsi per poterlo salutare sembra non finire mai ed il ballo a lui dedicato da alcune signore allegramente vestite nei loro abiti folkloristici sarebbe stato da filmare.    Una volta rientrati a casa pranziamo in veranda con uova e fagioli, salutiamo l’arrivo di Tina, delle bambine, di Muso e Theresa e di una coppia di australiani che da loro hanno sfruttato un passaggio per Ndola.                         Cena a base di pesce e patatine fritte, torneo di burraco e a letto esausti.&lt;br /&gt;Quella di oggi è stata una giornata tranquilla, giornata di festa nazionale, il “Farmer’s day”: scuole e progetti chiusi, la stragrande maggioranza dei negozi altrettanto. La mattina scorre via all’insegna delle pulizie generali con la sitting room, la cucina ed il corridoio che risplendono di luce propria.                Il pranzo preparato con l’aiuto di Theresa e Dorcas è una delizia, gustato nella nostra veranda godendo di una temperatura ideale.                 Il pomeriggio scorre via invece tra un torneo di burraco ed un salto allo sportello bancomat più vicino per prelevare in vista della partenza per la Tanzania prevista il prossimo venerdì; una passeggiata fino a Kansenshi che risulta del tutto vana vista l’impossibilità di completare la transizione.                          Cena e di nuovo carte alla mano per un nuovo torneo prima di correre sotto le coperte..anche domattina la sveglia sarà all’alba.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-3053340034257207693?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/3053340034257207693/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=3053340034257207693' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/3053340034257207693'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/3053340034257207693'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2009/08/3-agosto-2009.html' title='3 agosto 2009'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-687991854212101946</id><published>2009-08-01T17:28:00.000+02:00</published><updated>2009-09-02T17:28:39.269+02:00</updated><title type='text'>1 agosto 2009</title><content type='html'>Agosto. Inizia così, in un tranquillo sabato baciato da un sole battente nel silenzio della casa decimata dalle assenze, il mese di “mezza estate” per noi europei, il mese in cui ho in programma un viaggio da urlo sull’isola di Zanzibar da raggiungere con tre giorni di treno, l’ultimo mese da vivere interamente in questo magnifico Paese prima della conclusione dell’esperienza più splendida e significativa della mia vita, l’esperienza di Casco Bianco.       Certo se la Messa settimanale non fosse stata in programma proprio a casa nostra obbligandoci ad un’ennesima levataccia all’alba sarebbe stato un inizio gustato ancora in modo migliore! La nostra Cappellina è gremita, erano mesi che non vedevo tanta gente alla celebrazione del sabato, e i canti in lingua Bemba mi riportano con la mente indietro nel tempo ai primi giorni di vita qui in Zambia, alle prime Messe mattutine insieme ai membri di Comunità. Colazione “comunitaria” appunto, allietata dai dolci preparati egregiamente dalla Feli la sera precedente e mini meeting in veranda per organizzare il proseguo della giornata: in programma abbiamo una gita al mercato di Kitwe, “attrazione” che le tre volontarie di passaggio hanno curiosità di ammirare. Io esco subito, dopo aver steso un paio di lavatrici, per incontrarmi con Simo ed Alessia alla stazione dei bus in centro città: essendo saltato il loro programma di lavoro per la giornata hanno deciso di unirsi a noi. Saliamo così sul primo bus diretto a Kitwe vedendo, appena partiti, il gruppone composto da Vale&amp;Vale&amp;Vale, Sabrina, Francesca e Felistas alla ricerca di posti disponibili sul successivo. Il viaggio trascorre senza problemi per noi, tre quarti d’ora di chiacchiere a non finire, e con una gomma forata per il “gruppo inseguitore”..che sfiga! Io, Simo e Alessia, una volta a destinazione, decidiamo di attendere gli altri al primo pub, ammazzando il tempo con un paio di birrette ghiacciate ed un documentario del grande Steve Irwin alla tv, tra le proposte d’acquisto di venditori ambulanti che partono da orologi all’ultimo grido per arrivare a lamette da barba, passando per cinture e salsicce abbrustolite. Una volta ricongiunti con le altre incominciamo ad addentrarci tra le strette, talvolta fangose e coloratissime viuzze del mercato: io e Simo, con un cenno d’intesa, decidiamo di perdere “casualmente” di vista il gruppone femminile e perderci letteralmente nell’immensità di bancarelle che ci circonda. Salutati da miriadi di sguardi e tipici pugni tesi attraversiamo il reparto chitenge, il reparto animali, quello legumi, quello abbigliamento, quello dei saloon e barber shop, addirittura finiamo nel mezzo di un reparto in cui sembra si vendano solamente grandi sacchi vuoti come quelli utilizzati per il mealie meal; perdersi tra questo marasma di gente ed oggetti di ogni tipo è semplicemente troppo divertente.         Riunitici con gli altri ci avviamo a mangiare qualcosa per pranzo per poi re immergerci nuovamente tra le bancarelle per gli ultimi acquisti.               Il viaggio di ritorno risulta un tantino più scomodo rispetto a quello di andata: questa volta ci “incastriamo”, letteralmente, in un mini-bus decisamente in numero maggiore rispetto a quello consigliato dal numero di sedili disponibili . Dopo un’oretta siamo di nuovo a Ndola, ossa rotte ma sani e salvi. Un salto all’internet point più economico della città, spesa utile per la cena e tutti alla Holy per una serata in compagnia. Essendo Tina ancora a Lusaka, infatti, ci ritroviamo a cucinare a casa nostra una pasta che peggiore non si poteva acquistare ed a divertirci tra risate a crepapelle riguardando fotografie e filmati della formazione dello scorso novembre in Italia..uno spasso! Si potesse ritornare indietro a quei giorni..&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-687991854212101946?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/687991854212101946/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=687991854212101946' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/687991854212101946'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/687991854212101946'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2009/08/1-agosto-2009.html' title='1 agosto 2009'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-6890934305431838233</id><published>2009-07-31T17:27:00.000+02:00</published><updated>2009-09-02T17:28:01.271+02:00</updated><title type='text'>31 luglio 2009</title><content type='html'>Ieri la giornata è volata via con un unico colpo di scena, splendido quanto rumoroso: Sasha, la nostra nuova gattina di famiglia, portata a casa dal grande Kas e recuperata non si è capito bene in che modo. E’ incredibilmente piccola, non credo abbia più di una settimana di vita, cammina insicura e non è ancora in grado di masticare il cibo; peccato per il colore del suo pelo, bianco e nero, allietato solamente dagli occhietti blu. Benvenuta! Quanti i ricordi di Sabrina però..                      Sveglia all’alba, colazione e in fretta sul pullmino “ghiacciato” per accompagnare le bambine a scuola e prendere i ragazzi della scuolina di fronte casa, tra cui anche il buon Dario, convalescente ormai da un mesetto per il braccio rotto ma desideroso di venire a divertirsi un poco in compagnia. Una volta alla scuolina all’interno del compound di Nkwasi saluto tutti, mi aggrego ai “fedelissimi” ed esco nel mercato per comprare la verdura utile per il pranzo, prima di sfoderare il pallone per una nuova sfida in cortile; una passeggiata rigenerante ed eccomi di nuovo a casa. Dopo aver mangiato, Tina ha appuntamento a Kitwe per il nucleo di Comunità mensile e decide (saggia decisione!) di portare con se le tre bambine di casa: il mio pomeriggio trascorre quindi nel relax più totale, tra una passeggiata dal vicino “calzolaio” al bordo della strada per riparare le infradito ed un poco di lettura in veranda.               Doccia e sono pronto per dare una mano alla Feli nella preparazione della cena “zambiana”: la zucca bollita con sopra dello zucchero di canna è davvero una delizia!&lt;br /&gt;Quest’oggi, venerdì, come ormai avviene da inizio settimana salgo sul pullmino di prima mattina per sfruttare un passaggio in Kalewa Road, all’estremità del compound di Nkwasi, per raggiungere in pochi minuti la scuolina insieme a Vale e Sabrina. Ancora prima di varcare il cancello di ingresso siamo accolti dai ragazzi delle classi adiacenti, non si sa come sempre in cortile e mai a lezione; nel frattempo i “nostri” bambini stanno lavando le proprie uniformi in tinozze di acqua talmente sporca che credo sporchi invece che pulire! Una lucidata alle scarpe, una corsa al mercato per comprare la verdura utile per il pranzo ed eccoci pronti per una nuova, ennesima, sfida a pallone allietata dal tifo di un gruppetto di bimbi affacciati alla muraglia di cinta della scuola.                Terminato il pranzo a base di pesce Sabrina e Valentina salgono sul primo bus diretto in città mentre io prendo la via di Misundu: un’ora abbondante di cammino nella quiete assoluta per raggiungere il progetto Mary Christine durante la quale rimango realmente emozionato ascoltando il religioso canto di una solitaria donna seduta all’ombra di un albero spoglio al bordo della strada, tanto che mi sarei accovacciato accanto a lei ad ascoltarla per ore.             Simo ed Alessia mi accolgono a tavola con un bel piatto caldo, insieme ai saluti ed agli incitamenti dei ragazzi riguardo la prossima sfida: il momento di preghiera sotto l’insaka sembra eterno questa settimana, allietato però da energici canti, il tempo di un caffè e le squadre si sistemano sul terreno di gioco. E’ uno spasso, ogni partita è sempre più divertente! I continui cambi di portiere mandano in confusione Abbey e Dabwiso regalandoci due rigori per ingenui falli di mano, Chewe “placca” il proprio portiere mentre la palla scivola lentamente tra i pali, Ika sigla un autogol da favola e la nostra vittoria è cosa fatta.        Nel frattempo, alla Holy, Tina è partita per Lusaka insieme a Jenny, Elisa, Kelina e Mercy e vi rimarrà fino a domenica; rientrato tra le mura domestiche scopro così un silenzio ed una tranquillità inusuali e la presenza di Dorcas giunta per il week end da Kitwe. Cena in tutta calma in compagnia anche di Valentina e dell’amica Francesca da poco giunta in Zambia e maxi torneo di burraco.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-6890934305431838233?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/6890934305431838233/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=6890934305431838233' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/6890934305431838233'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/6890934305431838233'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2009/07/31-luglio-2009.html' title='31 luglio 2009'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-1709490241703364418</id><published>2009-07-29T17:26:00.000+02:00</published><updated>2009-09-02T17:27:33.880+02:00</updated><title type='text'>29 luglio 2009</title><content type='html'>L’ipod rimane acceso, auricolare destro appoggiato all’orecchio, fino alle tre di notte quando l’ormai abituale risveglio a quell’ora mi spinge a riporlo nel cassetto del comodino. La sveglia, quella vera e definitiva, è puntata alle sei: in casa sono ancora tutti a letto, svegliare le bambine è molto divertente. Kelina con una carezza, Mercy srotolando il sarcofago di coperte in cui si avvolge la notte, Jenny con il solletico ai piedi, Elisa solamente aprendo la porta della sua stanza e il grande Kas semplicemente bussando. Colazione, un caffè lungo e sostanzioso e poi di corsa sul pullmino.                       Giunto all’ingresso del compound di Nkwasi m’incammino verso la scuolina, saluto i bambini impegnati in una lezione di matematica e subito esco di nuovo per comprare il carbone necessario per cucinare. Terminati gli esercizi alla lavagna usciamo in cortile e, seduti sull’erba secca, lucidiamo le scarpe, o per lo meno quel che ne resta..alcune sono davvero conciate malissimo, alcuni bambini ne indossano due completamente diverse e c’è chi non le indossa proprio (me compreso..).                   Terminato il minuzioso lavoro di pulizia la quotidiana sfida a pallone può avere inizio, tra “due ali di folla” costituite dai bambini delle scuole adiacenti, mai stanchi di osservarci giocare. Pranzo a base di fagioli e tutti a casa felici.           Io aspetto l’arrivo di Ba Washington con il quale raggiungo Pamodzi e l’abitazione di Malama; una passeggiata sotto lo splendido sole zambiano, un po’ di musica in sitting room, qualche minuto di compagnia alla Vale oggi “disoccupata” e la mattinata vola via in un baleno.         Decido di pranzare alla scuolina e di compiere il giro accompagnando a casa i ragazzi, proprio grazie alla presenza della Vale in casa a dare un occhio alle bambine. Durante il tragitto io, Ba Levi e Ba Sheila insceniamo uno scherzo divertentissimo ai danni di Francis Musonda, uno dei bambini della scuolina che in questo periodo si è fissato con l’idea che noi tre dovremmo essere consegnati alla polizia, più precisamente nel distretto di Masala: scandisce costantemente i nostri nomi seguiti dalla parola “Police” (storpiata in un sibillino “Flissssss”) almeno un centinaio di volte ogni mattina. Passando davanti alla stazione di Masala il piccolo Francis incomincia ad agitarsi tutto entusiasta urlando i nostri nomi mentre Ba Levi, dopo tanti avvertimenti, entra con il pullmino all’interno del cortile, frena davanti all’ingresso ed apre la porta: io e la Ba Sheila prendiamo per mano Francis, visibilmente confuso e meravigliato, decisi a consegnarlo ai poliziotti. Quando se ne rende conto, Francis mi salta in braccio supplicandomi di non farlo e lo scherzo può terminare tra i miei baci affettuosi e le risa degli altri bambini..che spasso!                                                   Nel pomeriggio mi concedo una mezzora all’internet point dopo aver accompagnato a casa Malama, quattro passi per ritornare alla Holy, doccia, cena e..letto! La sveglia puntata alle sei sin da lunedì incomincia a farsi davvero sentire..&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-1709490241703364418?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/1709490241703364418/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=1709490241703364418' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/1709490241703364418'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/1709490241703364418'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2009/07/29-luglio-2009.html' title='29 luglio 2009'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-951148483453516158</id><published>2009-07-28T17:25:00.000+02:00</published><updated>2009-09-02T17:26:31.644+02:00</updated><title type='text'>28 luglio 2009</title><content type='html'>Lunedì. Incomincia così l’ultima (o forse la penultima? Possibile che qui nessuno, da Tina alla preside, sappia quando chiudono le scuoline?!) settimana di apertura dei due progetti riguardanti scuoline speciali per bambini disabili in cui siamo coinvolti noi CB della Holy Family; ancora pochi, pochissimi giorni per poter godere in pieno di loro sorrisi, della loro compagnia, della loro vitalità, della loro bellezza, dei loro “va’ in lech!” urlati a squarciagola (croce e delizia, orgoglio milanese) e anche dei momenti in cui non ne puoi più di sentirti chiamare sessanta volte al minuto senza capire una sola parola di tutto quello che ti dicono. Sveglia presto quindi, all’alba, colazione insieme alle bimbe di casa pronte per andare a scuola e di fretta sullo splendido pullmino bianco utilizzato per accompagnare i bambini iscritti alla classe in Mukuni Road; la mia fermata è in Kalewa Road, all’ingresso del compound di Nkwasi. Raggiungo la scuolina e vengo accolto dall’affetto straripante dei ragazzi, impegnati in una lezione di matematica alla quale mi aggrego da buon aiuto-maestro. Terminato il dovere è tempo del piacere, e quindi di una bella partita a pallone in cortile, aspettando Ba Washington arrivare con il pranzo e tutto l’occorrente per la nuova settimana. Peccato che non si veda entrare il Vanette se non dopo che i bambini hanno già abbandonato la scuola tristi, arrabbiati e con lo stomaco vuoto..che nervi!                  Ci addentriamo quindi nelle “strade” incredibilmente dissestate del compound di Pamodzi per prendere Malama ed accompagnarla a casa nostra: una passeggiata per le vie del quartiere, due tiri a pallone coi bambini della scuolina di fronte casa prima del pranzo. Do’ da mangiare a Malama all’ombra dei due grossi alberi di mango prima di sedermi in veranda per gustare n’shima e uova strapazzate insieme a Tina ed alle bambine. Pomeriggio dedicato ai compiti con queste ultime, reduci da una pessima sessione di esami di fine trimestre..un calvario!  Cena e di corsa a godere del calduccio delle coperte.&lt;br /&gt;Anche questa mattina la sveglia ha incominciato a suonare impetuosa alle sei in punto e sarà così per l’intera settimana a causa dell’assenza di Daniela e Angela..preferisco non pensarci.. Scendo in Kalewa Road insieme a Vale ed alle due volontarie Sabrina e Valentina che accompagno tra le strade polverose di Nkwasi fino alla Fase1 del progetto Cicetekelo di cui hanno in programma la visita; qui attendo l’arrivo di Davide e Chiara e m’incammino verso la scuolina. Accolto con gioia dai ragazzi già disposti sul “terreno di gioco” apprendo dalla Ba Mary che non c’è carbone a sufficienza per cucinare durante gli ultimi giorni della settimana: non ho con me nemmeno un Kwacha e decido così di raggiungere il poco distante centro nutrizionale gestito da Ba John dove dovrebbe essere presente Valentina, nella speranza di poterle chiedere un prestito. Quest’ultima ha già abbandonato l’ufficio, m’intrattengo per qualche minuto con le splendide giovani madri e gli altrettanto splendidi bambini in attesa prima di ritornare alla scuolina. Ba Levi è in ritardo abissale nel passare a prendermi e, come in una reazione a catena, anche Malama ci attende sull’uscio di casa ormai impaziente di vederci. Un giro per le vie del quartiere, pranzo alla scuolina per lei, in veranda per me e compiti con le bambine di casa, sempre impegnate con gli esami di fine trimestre.              Subito dopo aver accompagnato Malama a casa, insieme a Ba Washington mi reco alla Cicetekelo Home, l’ospizio all’interno del compound di Lubuto nel quale è ricoverato il buon Ba George da ormai una settimana: “il soldato” è in forma, seduto su di una carrozzina, la gamba ustionata sta migliorando velocemente come anche il suo morale. Gli consegniamo un buon pranzo e lo salutiamo promettendogli una prossima visita.                                      La parmigiana cucinata dalla Vale per cena è qualcosa di meraviglioso, come anche il tepore delle coperte pronte ad accogliermi senza perdere tempo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-951148483453516158?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/951148483453516158/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=951148483453516158' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/951148483453516158'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/951148483453516158'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2009/07/28-luglio-2009.html' title='28 luglio 2009'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-1166812838339224549</id><published>2009-07-26T17:24:00.000+02:00</published><updated>2009-09-02T17:25:49.013+02:00</updated><title type='text'>26 luglio 2009</title><content type='html'>Quello di ieri si è rivelato un sabato senza grandi colpi di scena, a tratti noioso, rallegrato però da una bella serata in compagnia.               Io e Maxi siamo i primi della famiglia a svegliarci e presentarci in cucina per la colazione, consumata senza fretta in un silenzio inusuale; una volta sistemata e pulita la stanza mi sono incamminato verso Kansenshi per comprare pane e riso, mentre a casa incominciava, alla spicciolata, il “grande esodo” che ha caratterizzato la giornata. Tina sarà fuori fino a sera per la “Giornata Comunitaria” insieme anche a Jenny, Felistas si è recata in visita dai genitori, Kelina è ospite di Memo e Eva, Kas a giocare a pallone, Maxi come sempre in Cattedrale, Vale, Sabrina e l’altra Vale sono all’orfanotrofio a dare una mano, così che ci ritroviamo solamente io, Mercy ed Elisa a fare le pulizie generali e preparare un succulento pranzo da consumare seduti al tavolo in cucina nella quiete più assoluta.        Una volta ritornate la Vale e le due volontarie ho deciso di sfruttare quell’oretta libera prima della serata per collegarmi ad internet e bere una birra insieme a Simo, Davide, Chiara e Alessia, incontrati a Kansenshi. Doccia alla Holy e cena indiana, gruppo CB “falcidiato” dalle assenze per ferie (Angi, Dani e Vale) ma con l’aggiunta dell’ex CB Davide e delle due volontarie Vale e Sabrina. Post-serata al Mixed Double e rientro in taxi tutti insieme al Cice per passare la notte e prepararci in vista della “gita” che, al risveglio, ci offrirà il nostro boss Stefano.&lt;br /&gt;Sveglia in tutta calma stamane, dopo una nottata tranquilla passata nel sacco a pelo di Simo “soffrendo” per un caldo assolutamente inusuale in questo periodo. Colazione e pulizie generali di casa prima della partenza: Stefano, nostro responsabile, ha deciso di offrirci una giornata al Nsobe Camp, un grande parco a un’oretta di strada in direzione Lusaka..un’occasione per stare tutti insieme prima dell’ultimo mese di Servizio e per svolgere dei brevi colloqui personali.                  Il viaggio è breve ma divertente: io, Davide e Simo siamo seduti all’aperto nel retro del grosso fuoristrada, soffriamo un freddo pazzesco che cerchiamo di non sentire urlando cori da stadio, osservando attentamente tutto ciò che ci circonda e fantasticando sul nostro prossimo futuro. Una volta entrati nel parco ordiniamo immediatamente il successivo pranzo e ci posizioniamo sulla jeep pronti per un piccolo safari; siamo noi sei CB più Stefano ed il piccolo Gabri. Questa volta, pur seduti ancora all’aperto, non soffriamo più di tanto il freddo, sia per la velocità ridotta e sia “distratti dall’attenzione” per non farci sfuggire nemmeno un animale; la fortuna ci assiste e riusciamo ad ammirare impala, antilopi, bufali, struzzi, pecore, giraffe ed anche un gruppo di cinque zebre (riempite di cori anti-juve da me e Simo..). Il pranzo, consumato su di un tavolino appoggiato sull’erba in riva ad un laghetto, riserva una bistecca T-bone da guinnes, per dimensioni e gusto, verdure miste, patatine e dei mini-panini da favola. Una bella chiacchierata e poi tutti a sdraiarci sull’erba prima che il sonno prenda il sopravvento su gran parte di noi. Un giro in canoa insieme a Chiara e Alessia, durante il quale riusciamo a centrare in pieno il tronco di un albero di non più di dieci centimetri di diametro solitario nel bel mezzo del lago, qualche attimo di agognato relax e di novo in sella per il ritorno.                  Cena e maxi torneo di burraco.             Una giornata meravigliosa, in un luogo davvero bello, insieme ad amici dai quali sarà sicuramente durissima staccarsi..peccato solamente per la temperatura “invernale”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-1166812838339224549?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/1166812838339224549/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=1166812838339224549' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/1166812838339224549'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/1166812838339224549'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2009/07/26-luglio-2009.html' title='26 luglio 2009'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-1779328653220690498</id><published>2009-07-24T17:24:00.000+02:00</published><updated>2009-09-02T17:24:25.986+02:00</updated><title type='text'>24 luglio 2009</title><content type='html'>Ieri mattina la sveglia è suonata impetuosa all’alba, destandomi da un sonno profondo con il pensiero della colazione per le bambine fisso nella mente. Esco dalla mia camera diretto verso la cucina ma mi rendo conto che la sera prima ci siamo un po’ tutti scordati di un piccolo particolare: serrature e lucchetti di casa sono tutti chiusi dall’interno, è la prima volta che mi capita di svegliarmi all’alba da quando mi sono trasferito all’esterno dell’abitazione e..sono senza chiavi! Rimango una decina di minuti in attesa, colpito dal freddo pungente, nella speranza di vedere Tina entrare in cucina ma niente da fare; l’unica soluzione è svegliare Sabrina e Vale bussando alla loro porta che dà sul retro per farmi aprire..scusatemi!              Dopo colazione salto insieme alle bimbe sul pullmino, tour della città per prendere i ragazzi della scuolina e fermata in Kalewa Road per raggiungere il compound di Nkwasi, dove ci aspettando, festosi i nostri bambini. Immediatamente dividiamo la classe in due gruppi, i foglietti con le lettere dell’alfabeto sono pronti, si gioca! Sfida avvincente, conclusasi con un solo punto di differenza.                    Intorno a metà mattinata Ba Levi raggiunge la scuolina, saltiamo sul Vanette e raggiungiamo Pamodzi, dove Malama ci aspetta pronta per una nuova, divertente giornata da vivere in nostra compagnia. Tornati a casa entro subito nel cortile della scuolina, saluto tutti i ragazzi e mi preparo per una nuova, splendida sfida a “pallina” due contro due, io e Mbewe contro David e Mwaba..queste partite mi mancheranno moltissimo, ne sono sicuro.                           Pranzo in veranda e pomeriggio di relativo relax durante il quale accompagno a casa Malama, scopro che in città un pallone di cuoio costa lo sproposito di 50 Euro e faccio qualche esercizio di inglese con le bambine.                          Cena ed avvincente torneo di burraco con Vale&amp;Vale e Sabrina; Angela e Daniela, in mattinata, sono partite alla volta della Tanzania..buon viaggio!      Mandando a letto le bimbe, ci accorgiamo che la stanza di Mercy e Kelina è semi allagata, uno dei due letti completamente inzuppato come i vestiti sulla scrivania. Il sospetto è tanto immediato quanto incredibile: il watchman, spinto dalla sua smania da innaffiamento, ha posizionato lo spruzzino circolare troppo vicino alla finestra aperta..no comment..&lt;br /&gt;Sono nuovamente le sei in punto quando dal mio cellulare parte allegra una canzone di Jack Johnson, contro il quale non ho assolutamente nulla di personale ma che in quel momento avrei preso a martellate sulle dita! Le chiavi della cucina questa volta me le sono portate a letto, insieme all’ipod che suona per tutta la notte melodie nel mio timpano destro.         Colazione e di corsa sul pullmino “capitanato” da Ba Levi.       Una volta giunti alla scuolina di Nkwasi troviamo i nostri bambini concentrati e tutti al lavoro per lavare le uniformi: sapone in polvere alla mano sono “immersi” in grosse bacinelle colme di vestiti dalle quali spunta un’acqua che più nera non si può. Io, Vale e Sabrina ci intratteniamo con loro, ridiamo, scherziamo, li aiutiamo, giochiamo..mi rendo conto che anche solo rimanere seduto ad ammirarli mi riempie, mi “sazia”, sono felice!                                Solamente due settimane ancora..e poi..                            Incomincia quindi una maxi sfida a pallone, allietata come sempre dalla presenza di innumerevoli bambini delle scuole adiacenti come spettatori. Intorno alle dieci e mezza Ba Washington giunge con il cibo di giornata, per poi ripartire insieme alle mie due “colleghe”, diretto e prendere Malama; io invece m’incammino verso il progetto Mary Christine, a passo lento per assaporare ogni singolo istante. Un paio d’ore che mi rigenerano completamente, potrei camminare all’infinito in mezzo a questo silenzio.            Pranzo insieme ai ragazzi del progetto e tutto è pronto per l’ennesima sfida di fine settimana, come sempre dai toni caldi e senza esclusione di colpi.             La cena “romagnola” è di quelle da leccarsi i baffi, nemmeno il mal di testa mi impedisce di gustarmela a pieno; il richiamo del letto, subito dopo, è troppo forte per resistergli.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-1779328653220690498?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/1779328653220690498/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=1779328653220690498' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/1779328653220690498'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/1779328653220690498'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2009/07/24-luglio-2009.html' title='24 luglio 2009'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-1268801423596109784</id><published>2009-07-22T17:23:00.000+02:00</published><updated>2009-09-02T17:23:51.078+02:00</updated><title type='text'>22 luglio 2009</title><content type='html'>Al termine di questa settimana Angela e Daniela dovrebbero partire per godersi gli ultimi giorni di ferie e mi hanno chiesto se fosse stato un problema per me rimanere nella scuolina di fronte casa fino a giovedì così da poter stare loro con i bambini di Nkwasi.                                       Mi sveglio quindi, ieri, intorno alle sette e mezza, colazione con gli ultimi rimasugli di Nutella, pulizie ed in ufficio per concludere il lavoro riguardante le fotografie dei ragazzi sul computer di Tina, lavoro che mi porta via una buona fetta di mattinata. Nel frattempo Malama ha raggiunto la Holy, accompagnata da Daniela e Ba Washington: insieme a lei esco subito per fare quattro passi prima di portarla alla scuolina e rimanere a giocare coi bambini. Pranzo insieme a questi ultimi e rientro “alla base” per lavare le stoviglie ed incominciare immediatamente a preparare la cena. Siamo infatti invitati, tutta la famiglia, al Cicetekelo per l’ultimo saluto al Gruppo Giovani della Comunità..e non possiamo certo sfigurare in materia di cibo! Ecco dunque tutto l’occorrente per pizze, focacce e dolci pronto per essere lavorato. Verso metà del pomeriggio la proposta di offrirmi volontario per camminare fino a Kansenshi e pagare una birra ghiacciata per tutti viene accolta come la vittoria di un Mondiale, sono di colpo divenuto un eroe. Tutto il necessario per la serata, aperitivo compreso, viene concluso appena in tempo per non giungere al Cice con un ritardo abissale: compagnia e buona cucina sono l’ideale per trascorrere una splendida serata.&lt;br /&gt;Sveglia regolare anche questa mattina, colazione con i “fedelissimi” e di corsa a prendere Malama a Pamodzi. Dopo due giorni in cui ci siamo presentati a casa sua intorno alle 11, quest’oggi il nostro clacson suona alle otto e tre quarti mentre la nonna le sta facendo il bagno; qualche minuto seduto al tavolo insieme a Sabrina, nell’impossibilità di comunicare in un linguaggio comprensibile a tutti, e poi via verso casa. Appena sceso dal Vanette mi incammino per le vie del quartiere spingendo la sua carrozzina, con il telefono in mano che ci allieta una canzone dopo l’altra, raggiungendo Kansenshi e ritornando “all’ovile” tramite il giro lungo. Una volta alla scuolina vengo accolto dal solito entusiasmo straripante ma, immediatamente, ricordo che il pallone rimane tutt’ora bucato; ho una voglia matta di giocare a calcio e decido di prendere una piccola pallina custodita in camera mia. La partita che ne segue è senza dubbio particolare, accesa e combattuta..uno spasso! Pranzo all’ombra dei due alberi di mango e poi tutti sul pullmino per essere accompagnati a casa.     Una doccia veloce prima di riaccompagnare anche Malama e fermarci, io, Dani, Vale e Sabrina a Kansenshi, prima all’internet point e di seguito all’Hunter’s Pub per l’ultimo saluto a Maria Rosa, la volontaria in partenza domani per l’Italia. Insieme a noi anche Chiara, Vale e Davide “ex CB”; una birra in compagnia e di nuovo a casa a preparare la cena, anche se i fagioli avanzati a mezzogiorno sono una tentazione troppo forte..&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-1268801423596109784?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/1268801423596109784/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=1268801423596109784' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/1268801423596109784'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/1268801423596109784'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2009/07/22-luglio-2009.html' title='22 luglio 2009'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-9008412193071613052</id><published>2009-07-20T17:22:00.000+02:00</published><updated>2009-09-02T17:23:17.118+02:00</updated><title type='text'>20 luglio 2009</title><content type='html'>Anche ieri mattina, come successo la settimana scorsa, c’è Felistas ad accompagnarmi nel cammino verso il compound di Nkwasi per partecipare alla Messa nella chiesa di St. Elizabeth. A celebrare non è presente Father Augustin, al suo posto un parroco piccolo di statura, robusto e molto simpatico che mi sembra di aver già ascoltato in un’altra occasione; l’omelia (da quanto riesco a capire grazie a piccole traduzioni) verte sull’egoismo e l’individualità degli uomini, spesso concentrati soltanto sugli alcolici cartoni di Shake Shake.. ascoltando le risate e gli applausi scroscianti sembra di essere più allo stadio o in un teatro!            Rientrati a casa, camminando sotto un sole davvero caldo, pranzo insieme a Feli in veranda mentre l’intera famiglia ha già concluso di mangiare, per poi lasciarmi andare ad un poco di sano relax.                       Cena a base di patate e frittata e maxi doppio torneo a tre di burraco, con l’esordio di Valentina e Sabrina, allietato da una birretta ghiacciata..wow..&lt;br /&gt;Questa mattina, dopo le quotidiane faccende domestiche in cucina, raggiungo la scuolina di fronte a casa insieme a Sabrina e Vale, quest’ultima impegnata nuovamente a filmare le varie attività legate al progetto; colazione seduti all’ombra del bus e tutti in classe per la lezione. Prima un poco d’inglese, successivamente matematica: mi siedo in fianco a Mwaba per aiutarlo, finendo per divertirci come matti svolgendo i compiti assegnati, pur se l’attenzione, la pazienza e la concentrazione devono costantemente rimanere al massimo.                   Una volta rientrato Ba Washington da alcune commissioni in centro, salto sul Vanette per portare cibo e materiale utile alla scuolina di Nkwasi e, finalmente dopo tanto tempo, passare a prendere la dolce Malama nel compound di Pamodzi: ormai da più di un mese non avevamo la possibilità di portarla a casa nostra per divertirsi con noi, è giunto il momento di riprendere questa bella abitudine, ricominciando immediatamente le passeggiate per il quartiere spingendo la sua sedia a rotelle.                   Pranzo coi ragazzi della scuolina prima di accompagnarli a casa col bus, di nuovo sul Vanette per riportare Malama, una doccia bollente e via, salutando tutti, per una divertente serata in centro..                    Durante questi ultimi giorni, costantemente, aerei militari sfrecciano sopra le nostre teste con rumori assordanti, una parata di ben quattro carro armati e sei camion stracolmi di militari trainanti cannoni mi ha ipnotizzato attonito in Kwacha Road, ragazzi in divisa sono molto frequenti da incrociare per le strade della città..nessuna guerra nei paraggi fortunatamente, soltanto qualche (fastidiosa) esercitazione dell’esercito nazionale.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-9008412193071613052?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/9008412193071613052/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=9008412193071613052' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/9008412193071613052'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/9008412193071613052'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2009/07/20-luglio-2009.html' title='20 luglio 2009'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-4927848055306267073</id><published>2009-07-18T17:21:00.000+02:00</published><updated>2009-09-02T17:22:37.719+02:00</updated><title type='text'>18 luglio 2009</title><content type='html'>Nella mattinata di ieri credo di aver superato ogni mio record personale in materia di “pulizia degli ambienti”: in giornata è previsto l’arrivo di Sabrina e Valentina, le due volontarie italiane che si fermeranno da noi per un mesetto, il trasloco l’ho già portato a termine ma c’è da sistemare e far risplendere la stanza come fosse nuova. Credo di non aver mai, in vita mia, spazzato, spolverato, lucidato e lavato così tanto e tanto bene! Certo, ci sono stato in ballo tutta mattina praticamente, ma il risultato meraviglia anche me stesso.                  Poco prima di pranzo Tina mi chiede una cortesia, quella di rinominare alcune fotografie presenti sul suo computer portatile con il nome completo del rispettivo bambino ed un codice a lui assegnato per le adozioni..credo fossero qualche migliaio! Fortunatamente la settimanale sfida a Mary Christine incombe ed io ho già il permesso per non mancare, a maggior ragione oggi che Daniele ha la fortuna di unirsi a noi prima di ripartire da Ndola. Fondamentale, per giungere in orario al fischio d’inizio, lo strappo datoci da Ba Washington con il Vanette su su per Misundu Road. Partita combattuta, allietata anche dalla presenza del gruppo giovani della Comunità, conclusasi ancora una volta con una vittoria per la mia formazione, ormai abituata a questi successi.                              Compio l’intero giro con il pullmino che accompagna a casa i ragazzi del progetto e mi fermo al Cicetekelo insieme a Simo, doccia e qualche istante di relax aspettando l’arrivo del gruppo Caschi Bianchi al gran completo, comprese Licia e Raffaella da Mansa; oltretutto è il compleanno di quest’ultima, per questo abbiamo organizzato una bella cenetta in compagnia, accogliendo anche un ennesimo nuovo arrivo, Davide, Casco Bianco in Zambia due anni fa e qui in vacanza per un mesetto. Gran bella serata.&lt;br /&gt;Dopo le gioie di ieri, ecco puntuali i dolori di oggi.                     Svegliatomi alle sette e mezzo come da copione, non sono più uscito dalla cucina fino alle cinque del pomeriggio, e non è una metafora purtroppo..              E’ il compleanno di Kelina, 13 anni, e la festa organizzata qui a casa nostra non può che risultare meravigliosa, soprattutto parlando nell’ordine del cibo preparato. Prima di metter mano a coltelli e pentole ho però il piacere di conoscere Valentina e Sabrina, già a letto esauste dopo il viaggio al nostro ritorno la sera precedente..benvenute!             Cipolle, peperoni, carote, patate, crema pasticcera, riso, pasta, pollo, melanzane, pizze..non manca davvero nulla sulle tavolate imbandite in veranda. Appena il tempo di assaporare un piatto di pasta a mezzogiorno e di nuovo ai fornelli.             La festa conta una ventina di presenti, ragazzi e ragazze poco vogliosi di giochi organizzati e movimento..un party davvero troppo moscio direi!                   Verso le cinque del pomeriggio, dopo aver potuto ammirare qualche minuto della sfida inaugurale di Champions League tra la Zesco e i nigeriani del Kano (l’1 a 1 finale lascia l’amaro in bocca..), io, Angela, Daniela e Valentina scompariamo dalla circolazione: doccia, taxi ed eccoci a Cinika, pronti per il mensile incontro con i nostri responsabili. Una chiacchierata tranquilla per raccontarci le esperienze vissute durante l’ultimo mese, cena d’asporto con pollo e patatine ed un nuovo, “acceso”, meeting insieme al Gruppo Giovani della Comunità, riguardante il tema della fede, prima del rientro a casa.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-4927848055306267073?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/4927848055306267073/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=4927848055306267073' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/4927848055306267073'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/4927848055306267073'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2009/07/18-luglio-2009.html' title='18 luglio 2009'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-3182929942511904426</id><published>2009-07-16T17:21:00.000+02:00</published><updated>2009-09-02T17:21:33.307+02:00</updated><title type='text'>16 luglio 2009</title><content type='html'>Ed eccomi qui, a scrivere questa ennesima pagina di diario su di una nuova scrivania, intorno a me non i soliti mobili, le solite cartoline e fotografie alle pareti, ma una nuova stanza che ancora non posso e non voglio sentire come “mia”.               Domani arriveranno qui alla Holy Family due volontarie dall’Italia e si fermeranno a vivere con noi per un mesetto; in camera mia ci sono da sempre due letti, in quella di Maxi, dopo la partenza di Muso per Lusaka, uno è rimasto vuoto. La logica imponeva di unire me e Maxi così che le due volontarie potessero dormire insieme nella stessa stanza, bisognava solamente decidere se fossi dovuto essere io oppure lui a traslocare: Tina ha deciso che sarebbe stato meglio un cambiamento da parte mia. La nuova camera è esterna rispetto all’abitazione e consiste in una sala spaziosa con due letti, comodini, armadio e mensole, un bagno con doccia ed un gigantesco ripostiglio.                                                                                                                                La condividerò, per i prossimi due mesi scarsi, fino al termine del servizio, con Maxi, notoriamente l’ultimo ad andare a letto ed il primo a svegliarsi la mattina ma sempre come se non ci fosse, con una calma ed una pace invidiabili.        Non dovrò più sopportare il volume alle stelle della televisione prima di addormentarmi e la mattina non verrò svegliato dalle urla dei lavoratori durante la loro colazione, ora avrò la possibilità di chiudermi a chiave per godere di un poco di tranquillità, le bambine di sicuro non busseranno più alla mia porta insistenti..ma la mia stanzetta già mi manca..                           Ci ho vissuto per sette mesi, ormai era quasi perfettamente addobbata con fotografie, cartoline, lettere, biglietti, ritagli di giornale, bandiere, il globo gonfiabile..mi ci sono affezionato. La mia mattinata è trascorsa quindi tra le operazioni relative al trasloco, avrei potuto dormire ancora questa notte nel mio letto ma “via il dente e via il dolore”.                 Pranzo alla scuolina, giro col pullmino allietato ancora una volta dalle risate con Mwaba, James e Petronella, una sosta all’internet point dopo la parentesi casalinga durante il mese di assenza di Tina ed eccomi a casa di nuovo, per preparare la cena durante la quale avremo anche ospiti la Vale e Daniele.                            La serata ruota poi intorno alla fiction “Butta la luna”, che calamita davanti alla tv tutte le bambine e Tina, mentre noi rimaniamo a chiacchierare in veranda fino a che il freddo ci consiglia di coricarci.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-3182929942511904426?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/3182929942511904426/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=3182929942511904426' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/3182929942511904426'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/3182929942511904426'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2009/07/16-luglio-2009.html' title='16 luglio 2009'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-5142207234135851621</id><published>2009-07-15T17:19:00.000+02:00</published><updated>2009-09-02T17:21:06.625+02:00</updated><title type='text'>15 luglio 2009</title><content type='html'>Ieri mattina, dopo la colazione in compagnia della Vale e di Maxi, mi chiudo per qualche minuto in ufficio insieme a Tina ed alla Ketty per sistemare gli ultimi conti di casa, soprattutto quelli riguardanti la vendita dei maiali dell’Ukubalula.              Raggiungo poi la scuolina di fronte casa e mi siedo in aula insieme ai ragazzi, sullo stesso banco di David Sampa e Mwaba: m’impegno insieme a loro a svolgere i compiti assegnati, rendendomi conto una volta di più che con questi meravigliosi ragazzi la pazienza non può venire meno neppure per un secondo.                                       “Prima il dovere, poi il piacere”! Eccoci dunque uscire in cortile, pallone tra i piedi, e divertirci fino all’ora di pranzo, quando accogliamo con noi il “Gruppo giovani “ della Comunità, in visita al progetto ed in attesa di una testimonianza da parte di Tina.               Il pomeriggio prosegue senza grandi colpi di scena, impegnati più che altro ad organizzare la cena, in totale saremo una ventina di bocche affamate, e la Messa celebrata da don Adamo nella nostra Cappellina. La serata trascorre divertente ed allegra, prima di accompagnare i ragazzi nostri ospiti al progetto Mary Christine, loro abitazione durante questo periodo zambiano.&lt;br /&gt;Quest’oggi la sveglia è puntata all’alba, quando il buio e il silenzio la fanno da padroni tra il corridoio di casa. Sveglio tutte le bambine, la Feli e Kas, chi con una carezza, chi accendendo la luce, chi con pacche sui piedi e chi bussando semplicemente alla porta. Colazione e di corsa sul pullmino insieme al driver Ba Levi, sperimentando ancora una volta il freddo intenso di queste mattine.                       Giunto alla scuolina all’interno del compound di Nkwasi raggruppo i miei fedelissimi ed insieme, ancora una volta, ci incamminiamo tra le strade colme di gente del mercato più vicino per le commissioni giornaliere; ritornati in classe decido di giocare con l’alfabeto lasciando per una volta il pallone nell’armadio. Divido i ragazzi in due squadre e distribuisco ad ognuna di esse tutte le lettere su foglietti di carta con le quali dovranno comporre le parole di volta in volta scritte alla lavagna. Prima di pranzo ho appena il tempo di fotografare Kelvin e Maggie, fotografie utili per i report da spedire in Italia.              Rientrato a casa aiuto a preparare la tavola per il pranzo in veranda, consapevole comunque del quotidiano desiderio di mangiare seduto a terra insieme ai bambini della scuolina dall’altro lato della strada, desiderio che puntualmente esaudisco. Salto poi sul pullmino per accompagnare tutti a casa, divertendomi come un matto facendo credere a Mwaba e James che ci saremmo fermati per consegnarli alla polizia di Masala, peccato non aver potuto immortalare le loro espressioni e le loro risate!                Di nuovo a casa quindi e subito al computer per tradurre i due report consegnatimi in mattinata dal maestro di Nkwasi, doccia e preparazione della cena; cena che ricorderò di sicuro per un bel pezzo, immerso tra piadine romagnole, affettato, formaggio, salame e verdura..deliziosa!                                Il seguente torneo di burraco è incominciato solamente da pochi minuti quando Elisa piomba in cucina davvero con una “brutta cera”, sembra sedata, non si sente per nulla bene: m’infilo un paio di jeans ed esco insieme a Tina per accompagnarla in clinica. Il vetrino per la malaria non è possibile effettuarlo, le tonsille sono però molto gonfie e le medicine ci vengono consegnate subito. Rientro tra il silenzio generale, sono già tutti a nanna..ed io non ho motivi validi per essere da meno.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-5142207234135851621?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/5142207234135851621/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=5142207234135851621' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/5142207234135851621'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/5142207234135851621'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2009/07/15-luglio-2009.html' title='15 luglio 2009'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-5406415514995746053</id><published>2009-07-13T13:47:00.000+02:00</published><updated>2009-08-24T13:49:19.610+02:00</updated><title type='text'>13 luglio 2009</title><content type='html'>Ieri, domenica, mi sveglio con un leggero mal di testa e una velata acidità di stomaco: quella goccia di whisky in bottiglietta di plastica che abbiamo voluto assaggiare, io, Davide e Simo giusto perché si chiamava “Obama” non era decisamente all’altezza del nome che porta. Aspetto l’uscita di tutti quanti da casa, chi diretto in Cattedrale e chi alla Messa poco distante; io, invece, m’incammino insieme alla Feli verso il compound di Nkwasi per raggiungere la St. Elizabeth Catholic Church e partecipare come ogni settimana alla funzione. La bellezza delle uniformi indossate dai ben quattro cori presenti mi accoglie all’arrivo, insieme alla sensazione che sto per vivere qualche ora davvero movimentata; in effetti la Messa risulta un susseguirsi di balli e canti da record, uno spettacolo impareggiabile!                     Dopo aver salutato una dozzina di cordiali conoscenti e perfetti sconosciuti sono pronto per ritornare verso casa e pranzare in veranda con del pollo meraviglioso. Pomeriggio di assoluto relax e lettura, allietato dall’arrivo di Daniele, il fidanzato della Vale “Madrid” che si fermerà a dormire nella mia stanza per una settimana. Benvenuto!                 Cena e maxi meeting con Tina in ufficio per raccontarci rispettivamente problemi e situazioni legate all’ultimo mese.&lt;br /&gt;Quest’oggi sveglia all’alba, tra il silenzio casa ed il freddo pungente all’esterno. La tavola per la colazione l’ho preparata la sera precedente, non mi resta che fare il the ed i panini alla Nutella da portare di merenda a scuola. Salto sul pullmino insieme alle bambine e a Ba Levi per scendere solamente in Kalewa Road, a due passi dall’ingresso nel compound di Nkwasi; raggiunta la nostra scuolina vengo accolto da tutti col solito affetto travolgente, affetto solamente un poco più affievolito da parte di due “nuovi arrivi”, Kelvin e Maggie. Insieme ai quattro fedelissimi mi immergo tra le vie del mercato per le commissioni giornaliere di verdura e uova ed ho l’impressione sempre più netta che se non fosse per me, l’Angi e la Dani questi bambini troppo spesso non mangerebbero nulla..          La mattinata prosegue all’insegna del pallone, gonfiato pochi minuti prima per l’occasione mentre venivo sommerso da una trentina di ragazzini impegnati in gare sportive nel campo da calcio poco distante. Passeggiata fino a casa, pranzo seduto sotto le fronde degli alberi coi bambini della scuolina di fronte casa e di nuovo sul pullmino per riaccompagnare questi ultimi a casa. Pomeriggio tranquillo e cena a base di dolci in assenza di Tina, invitata da un gruppo di suore poco distanti da casa.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-5406415514995746053?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/5406415514995746053/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=5406415514995746053' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/5406415514995746053'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/5406415514995746053'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2009/07/13-luglio-2009.html' title='13 luglio 2009'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-6920181684812000355</id><published>2009-07-11T13:44:00.000+02:00</published><updated>2009-08-24T13:47:14.767+02:00</updated><title type='text'>11 luglio 2009</title><content type='html'>Con la giornata di ieri si è concluso il mese di “solitudine” e totale responsabilità di noi CB alla Holy Family: Tina è rientrata dalla vacanza italiana, e con lei anche regole e restrizioni più ferree, per le bambine in primis ma anche per noi, non più così liberi di gestirci il nostro tempo a piacimento da qui alla fine del servizio.                               Dopo aver fatto colazione ed aver pulito la mia camera m’incammino verso il compound di Nkwasi: ho appuntamento, proprio davanti alla nostra special unit, con Beatrice, la ragazza conosciuta da me e Angi fuori dal Trade Fair settimana scorsa. Ricordo appena il suo nome, ma le ho subito proposto di acconciarmi il capo riempiendomelo di treccine, lei ha accettato invitandomi a casa sua a Overspill, compound tra Pamodzi e Nkwasi appunto; un appuntamento decisamente alla cieca, una scelta irresponsabile secondo le mie colleghe..a ben vedere io, muzungo, sto andando nel centro di un compound a casa di una completa sconosciuta. Strada facendo, come sempre a piedi per godermi ogni passo, vengo affiancato da una ragazzina sui 10-12 anni insieme al fratellino più piccolo: parla un buon inglese e, accompagnandomi lungo la via, incominciamo a chiacchierare. Mi chiede del mio Paese d’origine, della mia famiglia, del mio lavoro qui, dei miei interessi ed insiste testardamente affinché mi compri un automobile..sono un muzungo, e ai muzungo non piace camminare. Cerco di farle capire che non tutti i bianchi sono uguali, non tutti hanno molti soldi e non tutti odiano andare a piedi e mangiare con le mani; è una bambina davvero intelligente, parlare con lei è un piacere! Si chiama Rebecca e sta andando da una zia a prendere i soldi necessari per comprare le medicine a Justin, il fratellino un po’ malato. Quando le confido che ho in programma di fare le treccine in mattinata rimane stupita: le treccine? Ma se sono un ragazzo! Le dico che sono si un ragazzo e che adoro fare le treccine, non è la prima volta. Lei ribatte dicendomi che ha letto la Bibbia, e nella Bibbia è scritto che un ragazzo non può farsi le treccine (?!?!); cerco di convincerla che non sono affatto sicuro che davvero vi sia questo precetto ma lei non si scompone. “Hai mai visto Gesù con le treccine?” mi chiede, io rispondo: “Perché, tu hai mai visto Gesù?” e lei: “No, ma ho visto il suo film e non aveva le treccine!”. Inizio a sperare che la discussione non si arresti per ore. Rebecca rincara la dose affermando che i ragazzi con le trecce sono molto più cattivi degli altri, io provo a convincerla del contrario. Stiamo ancora discutendo animatamente quando ecco Beatrice avvicinarsi: per una volta il famigerato zambian time si è ribaltato, sono in ritardo pazzesco. Saluto Rebecca e Justin, ripromettendoci di incontrarci di nuovo chissà dove per vedere se almeno queste discusse trecce mi stanno bene o meno.                   Raggiungiamo così l’abitazione di Beatrice, all’interno del compound: ad accoglierci, sedute all’aperto in cortile, altre due ragazze impegnate a lavare i panni in bacinelle colme d’acqua, due bambine deliziose ed una terza, piccolissima, sottoposta allo stesso trattamento che spetta a me da parte dell’ennesima ragazza. Mi siedo con loro su di un gradino, tolgo il cappello lasciando libera la mia folta chioma e ascolto Beatrice affermare, con una calma da record, di non esser in grado di lavorare con capelli così lunghi: sarà una delle ragazze accanto a noi a farlo. Incomincio così a giocare con le bambine, curiosissime e fin troppo vispe, mentre la gente che passeggia per la via si ferma anch’essa incuriosita davanti al giardino osservandomi; tra di loro anche Simo e l’Ale, a spasso con alcuni ragazzi di Mary Christine, stupiti quanto loro di vedermi in quella situazione. Terminata l’opera d’arte sono soddisfatto, rimango a chiacchierare coi presenti fino all’ora di pranzo quando, purtroppo, devo rifiutare l’invito insistente di fermarmi a mangiare con loro in quanto Tina è arrivata a casa da pochi minuti. Grande tavola rotonda, quindi, in veranda, con la mamma di casa famiglia protagonista indiscussa. Pomeriggio di relax e gran finale: tra ferie varie, rientri in Italia e l’assenza di Tina sono ormai quasi due mesi che non abbiamo la possibilità di uscire tutti insieme, noi CB, e stasera si recupera! &lt;br /&gt;Prime birrette all Hunter’s Pub per me e Simo, giri successivi all’Eastwing dove ci uniamo agli altri e cena spartana al tanto amato Mixed Double..uno spasso, ci voleva proprio!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-6920181684812000355?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/6920181684812000355/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=6920181684812000355' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/6920181684812000355'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/6920181684812000355'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2009/07/11-luglio-2009.html' title='11 luglio 2009'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-971735105904838858</id><published>2009-07-10T13:39:00.001+02:00</published><updated>2009-08-24T13:44:27.239+02:00</updated><title type='text'>10 luglio 2009</title><content type='html'>Al mio risveglio all’alba la casa è ancora avvolta da grande silenzio, nessuno in cucina a farmi compagnia durante la colazione se non gli occhi affamati di Popi alla porta. Ba Levi è puntuale come d’abitudine e con lui il pullmino che ci accompagna a prendere i ragazzi della scuolina. Io mi faccio lasciare all’ingresso del compound di Nkwasi e da li raggiungo la nostra special unit con nello zaino due polli, cipolle e pomodori per il pranzo dei bambini; insieme a Ema, Joshua, Fredrick e Masautso ci addentriamo tra le vie rumorose del mercato poco distante per comprare verdura e qualche uovo per i “vegetariani”. Mattinata dedicata al pallone, dopo aver sistemato quattro sassi in cortile a mo’ di porta e accolto i bambini delle scuole vicine come spettatori. Non appena il pranzo è pronto ed i bambini corrono a lavarsi per bene le mani, saluto tutti e m’incammino verso la Fase1 del Cicetekelo per salutare Davide, Chiara, Maria Rosa e Johnny, il ragazzino adottato dalla mia famiglia in Italia, curioso di scambiare qualche parola con me ora che è venuto a conoscenza appunto dell’adozione. Durante il tragitto che mi porta al progetto, con al fianco una mezza dozzina di bambini in festa, sobbalzo all’indietro nel vedere, in una frazione di secondo, un serpente cercare di attaccare un pollo che passeggia beato accanto ai cespugli: alcuni dei presenti nei dintorni si immobilizzano sul posto, gli abitanti dell’abitazione adiacente si riparano in casa ed alcuni ragazzi cominciano a raccogliere pietre e a scagliarle tra le fronde. Improvvisamente eccolo, verde sul dorso e grigio sul resto del corpo, non molto spesso ma lungo sicuramente più di un metro, mentre cerca di attraversare la strada senza esser lapidato con ferocia..che scena!       Dopo pochi passi varco il cancello del progetto, scorgo Davide impegnato a “bonificare” quella che ha tutta l’ara di essere una discarica a cielo aperto, Chiara e Maria Rosa a rattoppare le uniformi dei ragazzi; poco distante Johnny m’intravede e si avvicina subito per salutarmi. Mi chiede di me, dei miei parenti donatori, vuole delle loro foto e desidera conoscere il più possibile su di loro ma non ha tempo ora, deve correre a scuola. Metà dei ragazzi stanno mangiando, l’altra metà si prepara per incominciare le lezioni, così che io, Davide e Chiara decidiamo di testare il nuovo tavolo da biliardo nella stanza ricreativa, consci di esser ad un livello di gioco inguardabile. Tra un colpo di stecca e l’altro esco a giocare con una bambina ed il suo fratellino entrati per prendere un poco d’acqua in un secchio da utilizzare nella loro abitazione, confinante col progetto; la bimba, Olipa ha al polso un braccialetto incredibile, realizzato con la carta di un sacchetto di patatine in chissà quale maniera. Le chiedo se ne può realizzare uno per me, lei mi porge il suo. Rifiuto dicendo che quello è giusto che lo tenga lei ma insisto per averne uno simile, lei acconsente e corre a casa.                                                                                   Pranzo a base di pesce e sono pronto, insieme a Davide per raggiungere la Fase2 per la settimanale sfida a pallone. Uscendo dal cancello vedo Olipa corrermi incontro porgendomi il braccialetto che le avevo richiesto poco prima ma tenendo l’altro braccio dietro la schiena; le chiedo di farmi vedere se lei ha il suo al polso, così da esser sicuro che me ne abbia fatto un altro e non mi stia dando nuovamente il suo, rifiuta, io insisto ed alla fine cede ammettendo che quello che ha intenzioni di donarmi è proprio il suo. Non posso accettarlo ma questa volta è lei ad insistere fino a che lo prendo pieno di gioia..grazie Olipa! In cambio mi chiede l’elastico che ho tra i capelli ed io non esito nemmeno un istante a darglielo..son quasi commosso. Davide a questo punto mi chiede se me la sento di fare la scorciatoia per Misundo; “me la sento?” perché non dovrei sentirmela? È forse pericolosa? Sorridendo mi spiega che non è affatto pericolosa ma, al contrario, “infestata di bambini”: mai mi sarei aspettato un’ondata di gioia e calore tanto immensa. Una marea di bambini sempre più grande mano a mano che riusciamo ad avanzare, un passo ogni due minuti, ci sommerge letteralmente, ci toccano, ci abbracciano, ci saltano in spalla, mi rubano il cappello e ridono come matti provandoselo, hanno tutti voglia di esser presi in braccio..non so ancora bene come siamo riusciti a superare quel centinaio di metri di strada percorsi in poco meno di mezz’ora. Ho l’impressione di aver attraversato il Paradiso in terra.&lt;br /&gt;La sfida con Simo ed i ragazzi del progetto Mary Christine è accesa e combattuta come sempre; alla fine i miei avversari riescono a strappare un pareggio con i denti, ponendo così fine alla nostra serie interminabile di vittorie. Tornato a casa mi butto in doccia e gusto con piacere il cous cous preparato dall’Angi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-971735105904838858?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/971735105904838858/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=971735105904838858' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/971735105904838858'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/971735105904838858'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2009/07/10-luglio.html' title='10 luglio 2009'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-5709104426435718549</id><published>2009-07-09T13:49:00.000+02:00</published><updated>2009-08-24T13:54:42.457+02:00</updated><title type='text'>9 luglio 2009</title><content type='html'>Quel cappello di lana nera, con lo stemma della F.C. Internazionale cucito nel centro, mi porta a sorridere divertito dimenticando per un breve istante in luogo in cui mi trovo, l’atmosfera che mi circonda ed il motivo per cui ho tanto desiderato entrarci questa sera.                    A pochi passi della struttura principale del Ndola Central Hospital, al fianco di una piccola discarica a cielo aperto sopra il cui dinamico confine parcheggia il muso il nostro bianco pullmino, si trova un piccolo edificio riservato ai pazienti con problemi mentali e psichici: abbassato rispetto al livello della strada a senso unico che vi conduce da tre gradini in cemento, ha tutta l’aria di essere un compartimento stagno all’interno dell’insieme ospedaliero, una sensazione che si impossessa di me in maniera sempre più convinta dopo aver camminato davanti alle vetrine di un moderno salone di bellezza per signora ed un piccolo negozio di feretri e bare di ogni forma, dimensione e colore a pochi passi dalle sale operatorie.                                                    Ad accoglierci all’ingresso della struttura verso il cui interno siamo diretti sono due oggetti inanimati: una malconcia panchina in ferro e legno sulla quale ci sediamo in attesa non sappiamo nemmeno di preciso di chi o che cosa ed un cancello dalle grate strette, blindato da un enorme lucchetto. Sbirciando tra le sbarre color carta da zucchero intravediamo un corridoio lungo una ventina di metri con tre porte semichiuse ai due lati e, al termine di questo, un grande salone con due file di brandine. Nessun rumore, nessun movimento, nessuna voce. Un silenzio che percepisco quasi con fastidio.                     Attendiamo qualche interminabile minuto tra il buio che ci circonda e il freddo pungente di questo inverno zambiano, attendiamo l’arrivo della guardia di turno che per un istante pare sorpresa dal trovare tre ragazzi europei al cancello del proprio reparto di lavoro durante questa serata per poi lasciarsi andare in saluti e sorrisi cordiali.          Io, Angela e Daniela siamo qui per salutare Joab, uno dei nove ragazzi diversamente abili fino ad aprile impegnati nel progetto della farmina Ukubalula, prima di raggiungere la tanto desiderata (e meritata) “graduation”, accolto all’interno di questa particolare branchia della struttura ospedaliera per aver reagito violentemente dopo l’ennesimo litigio con la sorella la sera precedente. Siamo qui per fargli compagnia per qualche minuto, per cercare di tirargli su il morale, per capire quale sia e come proceda la terapia cui è stato, ed è tutt’ora sottoposto, per scherzare un poco con lui e, più materialmente, per consegnarli un pasto caldo appena tolto dai fornelli di casa.                           Il guardiano chiama il proprio collega all’interno che, tempestivo, raggiunge l’ingresso aprendo il lucchetto, accogliendoci con un gran sorriso ed invitandoci ad entrare; nemmeno il tempo di varcare tutti quanti il cancello ed ecco Joab correrci incontro a braccia aperte, camicia azzurra a quadrettini rossi, pantaloni marroni ed un paio di infradito esotiche ai piedi. Immediatamente mi compare nella mente l’immagine, vecchia solamente di una settimana, di lui seduto nel locale di Kansenshi dove, insieme anche agli altri ragazzi del progetto, abbiamo pranzato in compagnia, camicia chiara, giacca e cravatta per essere il più elegante di tutti in maniera incontrastata, aspettare ansioso le sue uova mentre l’intera tavolata addentava con foga pollo e patatine; un’immagine accompagnata dal fragore inconfondibile della sua risata decisa. Ora eccolo avvicinarsi baldanzoso e indeciso a noi, Joab, palesemente sedato e sotto l’effetto di chissà quale farmaco, abbracciarci e stringerci forte ringraziandoci per essere passati a trovarlo. Insieme a lui, subito dietro, altri due ragazzi si presentano salutando timidamente, come d’altra parte quasi tutti gli altri presenti, alcuni dei quali sdraiati sulle proprie brandine. Ci sediamo in cerchio all’interno di una delle stanze adiacenti il salone principale, io, Joab, Angela, Daniela e Muso, quest’ultimo elevato sin da subito al grado di traduttore per i nostri discorsi, un mix confuso di bemba ed inglese; ci dice di sentirsi bene (non fosse per le troppe medicine riservategli come terapia), di essere molto dispiaciuto per essersi comportato in quel modo violento con la sorella, di rendersi conto di aver creato una situazione insostenibile coinvolgendo l’intera sua famiglia, di essere pronto a scusarsi con tutti e di non ripetere mai più azioni che possono rivelarsi pericolose per chi gli sta intorno..di voler uscire a tutti i costi da quel grigio reparto ospedaliero in cui si sente a disagio, come hanno d’altra parte già fatto gli unici due amici che si è creato in queste ore di permanenza forzata al suo interno, uno dei quali gli ha regalato felice il suo paio di infradito esotiche. Noi non possiamo far altro che ascoltarlo, ascoltarlo e ascoltarlo ancora, lasciarlo sfogare con qualcuno di caro per qualche minuto visto che nessun altro all’infuori di noi è ancora passato a trovarlo, cercare di tranquillizzarlo in ogni modo senza cadere nel terribile mondo delle false illusioni.                                         Dopo aver chiacchierato per un quarto d’ora i morsi della fame ci spingono verso i tavoli, due, utilizzati per la mensa dei pazienti; mentre m’incammino insieme a tutti gli altri mi fermo dinanzi al braccio teso in segno di saluto di un ragazzo tanto alto quanto magro, ben vestito nel suo appariscente maglione granata. Le presentazioni reciproche sfociano in un lungo discorso riguardante il nostro rispettivo passato: figlio di madre tanzaniana e padre congolese ha vissuto un’intera vita sull’isola di Zanzibar, dove ha studiato medicina senza però poter completare il percorso universitario per problemi economici, trasformandosi così in buon elettricista e carpentiere, prima di trasferirsi in Zambia per motivi legati al mondo del lavoro. Dice di parlare fluentemente inglese, francese, portoghese e shwaili, dandomene una breve dimostrazione; non essendo in possesso di un regolare permesso, ha avuto enormi difficoltà nel trovare un lavoro in regola ed è stato “adottato” dal responsabile del reparto in cui ci troviamo, dove offre la sua esperienza di studio medico in cambio di un contributo sufficiente per vivere dignotosamente. Più mi parla di sé e più rimango affascinato dalla sua storia.           Approfitto della richiesta di un dottore di poter parlare con lui per raggiungere Joab, seduto al tavolo della mensa mentre assapora con gusto il risotto alle verdure che abbiamo portato da casa, intorno a lui una mezza dozzina di pazienti concentrati e intenti a sfruttare ogni sua minima distrazione per rubarne con le mani un’abbondante manciata.              Ancora una volta un ragazzo vestito di jeans e felpa blu mi si avvicina con aria simpatica con l’intenzione di parlare un po’ insieme e conoscere qualche particolare della mia vita, a partire dal motivo per cui non decido di tagliarmi quei capelli lunghi che tanto mi fanno assomigliare ad una donna. Ha 21 anni, parla un buon inglese ed è muratore. Pieno di orgoglio mi elenca una serie di abitazioni in città che ha costruito con le sue stesse mani insieme alla ditta cinese per la quale lavorava fino a pochi mesi fa, invitandomi ad andare a vedere quelle che non ho ben presente dove si trovino. Vuole uscire da quell’ospedale ma non sa quando finirà la sua terapia. Anche ora il discorso intrapreso viene interrotto bruscamente, questa volta dall’arrivo della cena; prima, però, ognuno dei pazienti ha l’obbligo di ingerire alcune pastiglie, presumibilmente sedative.               Tra di loro noto con stupore anche il ragazzo dall’appariscente maglione granata (chissà a questo punto quanto ci sia di vero nel suo racconto di pochi minuti prima) ed uno stemma dell’Inter cucito nel centro di un cappello di lana nera indossato da un ragazzo dal volto simpatico che ingerisce composto la sua pastiglia quotidiana.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-5709104426435718549?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/5709104426435718549/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=5709104426435718549' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/5709104426435718549'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/5709104426435718549'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2009/07/9-luglio-2009.html' title='9 luglio 2009'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-3323581835038103657</id><published>2009-07-08T11:13:00.000+02:00</published><updated>2009-08-14T11:14:04.648+02:00</updated><title type='text'>8 luglio 2009</title><content type='html'>Quella di ieri è stata una giornata “transitoria”, seconda ed ultima giornata di festa nazionale (Unity Day) prima della ripresa delle attività e dei progetti. Penso che sia stata anche la mattinata in cui ho dormito più a lungo dal mio arrivo in Africa, alle otto e mezzo aprivo beatamente gli occhi dopo una meravigliosa nottata di sonno profondo. Colazione in tutta calma e poi via, insieme a Muso e Teresa per fare la spesa in centro città; una breve sosta a Kansenshi, dove la connessione internet era a dir poco rallentata, e a casa per il pranzo. Pomeriggio “mistico”, prima appollaiato a fumare un beedie sul mio albero prediletto e poi a vagare senza metà per le strade del quartiere mentre Angi e Dani si godevano un film alla tv. Doccia, cena e serata tutto sommato tranquilla, se non fosse stato per la tragica notizia della morte del giardiniere al lavoro dalla Pasqualina, nostra vicina di casa; colpito dalla malaria, ha proseguito nel suo impegno per alcuni giorni (spronato anche dagli inviti della datrice di lavoro, restia a sentimentalismi e lamentele..) fino a che non ha più retto alla fatica, addormentandosi per sempre una volta giunto a casa la sera precedente.                          Pensare che si possa ancora morire di malaria, dopo che una decina di noi l’ha vinta senza sforzi con una cura da una decina di Euro fa riflettere..&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quest’oggi è stato il gran giorno del saluto alla Dorcas: incomincia la sua nuova esperienza scolastica a Kitwe, in un college dove vivrà almeno per i prossimi sei mesi. E’ anche il giorno della visita a Joab, il ragazzo inserito nel progetto Ukubalula “richiuso” in un braccio del “Ndola Central Hospital” riservato ai pazienti con problemi psichici dopo che, nel week end aveva perso il controllo di se stesso nei riguardi dei familiari. Dopo colazione, dunque, io, Angela, Daniela, Ba Levi e Ba George varchiamo il cancello del principale ospedale della città, dove troviamo decine di uomini e donne seduti sull’erba ad aspettare chissà che cosa; all’interno della struttura ospedaliera poi rimango esterrefatto dal trovare un moderno salone di bellezza e, poco più avanti, un negozio di feretri e bare di ogni colore e dimensione. Raggiungiamo in pochi minuti l’edificio che a noi interessa e ci blocchiamo davanti ad un piccolo cancello metallico, chiuso da un grande lucchetto, dietro il quale accorrono tre ragazzi (tra cui Joab) evidentemente sedati e sotto l’effetto di farmaci, per salutarci ed avere nostre notizie delle più varie. In tutta fretta giunge sul posto, dall’interno, una guardia che, spostati brutalmente indietro i ragazzi, apre il lucchetto e lascia entrare il solo Ba George per pochi secondi, l’orario delle visite incomincia dopo pranzo. Salutandoci mentre viene spinto nella sua “camera” dalla stessa guardia, Joab ci chiede di ritornare da lui al più presto e con qualcosa da mangiare. Che inizio di giornata..             Rincasati ho appena il tempo di salutare Dani e Angi prima di salire sul pullmino con Muso ed un’amica con la nipotina, le bambine, Dorcas, una conoscente di quest’ultima, Ba Sheila e tutto il materiale necessario per la “trasferta”, da pentole e posate, vestiti fino ad un materasso: si parte alla volta di Kitwe! Viaggio di un’oretta tranquillo, un saluto al fratello della Ba Sheila e famiglia (dove ho il tempo di dare qualche calcio ad una palla insieme ad un bimbo di un paio di anni), di corsa alla casa famiglia gestita da Ba Patience per accompagnare Mara, l’amica di Dorcas, pranzo in un locale carino del centro ed eccoci al college tanto atteso. Immerso in un grande parco pieno di verde, con una piscina, un numero fin troppo elevato di chiese e chiesette, un laghetto, campi coltivati e, ovviamente, aule, biblioteche, sale lettura e stanze per gli alunni, regala subito una bellissima impressione di pace e tranquillità. Addentrandoci per raggiungere prima la reception e poi la stanza dove vivrà Dorcas, noto però che è un po’ troppo lasciato andare, sporco, in disordine, poco accogliente..in ogni caso un bel posticino. Saluti e baci alla sorella che per i prossimi mesi vedremo di rado ed eccoci pronti per il ritorno.                                         &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una volta a casa mi sento a pezzi; immediatamente mi butto nella mia adorata doccia, riparata                 da Ba Washington dopo un mesetto di inattività, per poi aiutare a preparare la cena per noi e per gli ospiti Chiara e Maria Rosa.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-3323581835038103657?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/3323581835038103657/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=3323581835038103657' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/3323581835038103657'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/3323581835038103657'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2009/07/8-luglio-2009.html' title='8 luglio 2009'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-4009193053138165451</id><published>2009-07-06T11:09:00.000+02:00</published><updated>2009-08-14T11:12:29.778+02:00</updated><title type='text'>6 luglio 2009</title><content type='html'>Quanto tempo è passato dall’ultima volta che ho assaporato dello zucchero filato?   Sicuramente anni, probabilmente un decennio: mi sembra questo un valido motivo per ricordare la giornata odierna.                    Galeotto fu il Trade Fair, la famosa fiera annuale organizzata all’interno del parco che ospita, tra le altre cose, anche lo stadio della Zesco; da giorni abbiamo in programma di visitarlo quest’oggi (io, Angela e Daniela) insieme alle bambine di casa (Kelina, Jenny, Elisa e Mercy), Felistas, Brian, Chiara e Maria Rosa dal Cicetekelo e le special guests Memo ed Eva. Ci avviamo accompagnati da Muso col pullmino verso metà mattinata, le interminabili code per ritirare i biglietti di ingresso e la congestione disumana nel mezzo del parcheggio ci preparano per una lunga giornata di stress psicologico. Una mezzora più tardi, salutato Muso tornato in città per godersi un bel compleanno in pace, eccoci varcare i cancelli d’ingresso: la prima impressione è quella di una Fiera dell’Artigianato milanese, rimpicciolita notevolmente e trasportata nel cuore dell’Africa, un caos da record all’interno del quale abbiamo il compito, decisamente proibitivo, di non perdere di vista nessuna delle bambine nemmeno per un secondo, sarebbe letale. Gli screzi incominciano ancora prima di compiere i primi passi tra i padiglioni, in quanto le bambine pretendono di essere lasciate da sole, senza doverci per forza “avere tra i piedi”, possibilità categoricamente scartata, primi musi lunghi..e siamo solo all’inizio..      Decidiamo, più o meno democraticamente, per un giro antiorario della fiera, primo stand davanti a noi è quello costituito da un mini luna park: possibile giro a cavallo (30 secondi di durata..), gonfiabili, corsa con “lamiere a quattro ruote” che chiamare go-kart è per lo meno un azzardo, un “calcio in culo” e una ruota panoramica che gira spinta a mano da due ragazzi a terra, incredibile. Tutt’intorno a noi decine di ragazzi pronti a dipingere il volto di chiunque lo desideri. Abbiamo prestabilito un budget di 70mila Kwacha a disposizione di ogni bambina nell’arco dell’intera giornata, tutto compreso, da spendere come meglio credono e questo stand stand sembra valere la pena di abbassarlo.       Successivamente eccoci immersi tra bancarelle di scarpe, camicie, gioielli, tappeti, cappelli, abbigliamento vario, chitenge, souvenir, manifatture locali, bracciali, collane ed orecchini, trucchi, parrucche, cosmetici..di tutto! Fosse per le bambine si porterebbero a casa l’intera fiera, tenerle col freno tirato non è semplice. All’esterno intanto impazzano provini per aspirati rapper, mentre un rudimentale trenino panoramico accompagna bambini entusiasti tra le strade affollate.                              In un battibaleno giunge l’ora del pranzo, consumato tutti insieme seduti su di un muretto ed a base di pie e bibite; nel pomeriggio prosegue la nostra visita a padiglioni ed attrazioni, allietata dall’incontro prima con Sheila, la ragazza iscritta alla scuolina di fronte casa, con il buon Maxi ed il suo gruppo di chierichetti, ed infine con Simo e l’Ale venuti ad accompagnare tutti i ragazzi del progetto Mary Christine. Ed ecco giungere il momento tanto atteso: il leggero languorino pre-merenda mi spinge, come calamitato, a comprare un magnifico zucchero filato rosa, che assaporo con gusto (per lo meno i primi ”bocconi”, poi è stato da nausea..).                 La giornata volge al termine, davvero divertente ma allo stesso tempo faticosa e molto stressante..ed il peggio deve ancora venire. L’appuntamento con Feli e Brian, liberi di girare la fiera a loro piacimento, è per le quattro al cancello d’ingresso: alle cinque e un quarto, dopo un’ora abbondante di attesa snervante, imprecazioni e stanchezza incredibile eccoli arrivare, freschi e sorridenti, come se nulla fosse andato storto. Meglio non dire nulla e mandare giù il nervoso. Peccato che per trovare il nostro pullmino guidato da Muso, perdiamo un'altra ora tra una folla estremamente rumorosa, talvolta inoltre bella brilla e con le linee telefoniche sovraccariche e non funzionanti..eravamo pronti ormai per tornare a piedi se non fosse stato per il freddo sempre più pungente.                 Tornati a casa cena a base di dolci e divertente serata di burraco.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-4009193053138165451?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/4009193053138165451/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=4009193053138165451' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/4009193053138165451'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/4009193053138165451'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2009/07/6-luglio-2009.html' title='6 luglio 2009'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-1504935329134163328</id><published>2009-07-05T11:08:00.000+02:00</published><updated>2009-08-14T11:09:07.418+02:00</updated><title type='text'>5 luglio 2009</title><content type='html'>Quello di ieri è stato un sabato all’insegna del relax e dell’assenza di momenti da ricordare. Angela e Daniela escono la mattina presto e, insieme al driver Ba Levi, accompagnano i nove ragazzi dell’Ukubalula al Trade Fear, una fiera annuale organizzata nelle più importanti città del Paese che catalizza l’attenzione di ogni singolo cittadino a quanto sembra; dai racconti entusiastici di Maxi, seduti sul mio letto alla luce della piccola lampada sul comodino, deve essere davvero emozionante da visitare..staremo a vedere.          Mattinata quindi di pulizie, ordine ed organizzazione del pranzo, per fare in modo che sia accettabile da parte di tutti: riso in bianco come contorno, sughetto di pomodoro e cipolle, uova ed una scatola di fagioli risultano la soluzione finale. Pomeriggio di lettura e relax appunto, fino al ritorno della Vale da Pamodzi ed alla mia libera uscita verso l’internet point; un’oretta scarsa di connessione e di nuovo a casa, per dare una mano nella preparazione della cena..che parmigiana meravigliosa Vale! Un torneo di burraco condito da birrette ghiacciate è il modo migliore per concludere la giornata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa mattina, dopo la solita colazione a base di fette di pane bianco abbrustolito, marmellata, burro di arachidi e the caldo, in compagnia della Dani, mi sono incamminato verso il compound di Nkwasi per raggiungere la St. Elizabeth Catholic Church e partecipare alla Messa. Vi arrivo giusto in tempo per l’inizio della celebrazione, regalandomi pochissimi istanti per salutare tutti i bambini che mi piombano addosso felici. Due ore e mezzo scandite da balli, canti appassionati e le solite risate ed applausi ad accompagnare l’omelia di Father Augustin, un vero trascinatore dal sorriso simpatico e la parlata decisa. Al termine della celebrazione m’incammino verso casa, tra la curiosità mai sazia degli abitanti del compound, così sorpresi, pur dopo quasi otto mesi di presenza, di osservare un muzungo partecipare attivamente alla “loro” Messa.                      Giunto a casa le mie “sorelle” mi offrono il piatto riservatomi per il pranzo, piatto che consumo in solitaria seduto in veranda, essendo ormai quasi le tre del pomeriggio; tutte le bambine sono in piscina a nuotare divertite a casa delle loro amiche Eva e Memo, Kas e Muso fuori con amici, Feli davanti alla tv, Dorcas e Teresa a parlare fuori dalla lavanderia..una situazione pressoché idilliaca! Mi siedo su di un muretto fuori dal cancello di casa, baciato dal sole, a leggere e volare con la fantasia verso gli angoli più sperduti del nostro splendido pianeta, “disturbato” solamente dalla visita di Ba Washington, in ferie ormai da tre settimane e prossimo al rientro sul posto di lavoro.             Terminata una doccia rigenerante nel bagno delle ragazze (il mio rimane ancora senza corrente elettrica ed acqua calda) mi siedo in ufficio con l’intenzione di sistemare i conti di casa, operazione un po’ troppo trascurata negli ultimi giorni. Nemmeno il tempo di mettermi comodo ed ecco l’invito di Muso e Kas ad unirmi a loro per la festa di compleanno di Ba George, membro di Comunità impegnato nel progetto dell’Ukubalula, all’interno del compound di Chifubu; ottenuto il permesso da Angi, Dani e Vale, mi preparo in tutta fretta e salto in macchina. Un quarto d’ora di strada ed eccoci al cancello, in legno, di casa di Ba George, ad accoglierci anche Levi, Ketty e Ba Peter, il farm manager, poi, seduti in giardino e sprezzanti del freddo che comincia a farsi sentire, una mezza dozzina di bambini ed una ventina di altri invitati. Non ho ancora capito bene per quale motivo, ma sono stato immediatamente bollato come quello “capace di tagliare bene le pietanze per il banchetto”: eccomi quindi, coltello alla mano, fare a pezzettini maiale, capra e pollo, oltre ovviamente alla torta di rito, il tutto mentre gli invitati assistono divertiti alle scenette in tv di uno dei maggiori comici locali di cui non capisco una parola. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una serata abbastanza noiosa nel complesso, se non fosse per la presenza dei bambini, come al solito incuriositi e divertiti da questo muzungo coi capelli lunghi tanto strani e dal fatto che, finalmente, ho la possibilità di assaggiare la famosa Shake Shake, la birra prodotta nei compound e venduta in cartoni molto simili a quelli del latte per un prezzo decisamente inferiore rispetto alle marche tradizionali: ingrediente da tener conto è il mais e probabilmente è per questo motivo che il sapore rasenta il disgustoso!                Prima di rincasare aiuto Ba Peter a dare degna sistemazione, sul retro di un camion, ad uno degli invitati, talmente ubriaco (secondo i presenti) da non dare segni di vita nemmeno una volta preso a sberle; una tanica d’olio a mo’ di cuscino, un telone di plastica come coperta ed ecco il suo comodo giaciglio, tra le risate generali in contrasto con la mia velata preoccupazione riguardo le sue condizioni.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-1504935329134163328?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/1504935329134163328/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=1504935329134163328' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/1504935329134163328'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/1504935329134163328'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2009/07/5-luglio-2009.html' title='5 luglio 2009'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-8510331334446021501</id><published>2009-07-03T11:05:00.000+02:00</published><updated>2009-08-14T11:07:56.386+02:00</updated><title type='text'>3 luglio 2009</title><content type='html'>Ieri, giovedì, è stato il mio turno di sveglia all’alba per levare dal letto le bambine e prepararle colazione e merenda da portare a scuola; un freddo bestiale mi assale aprendo il lucchetto alla porta della cucina, la tazza di the che bevo appena bollita l’acqua quasi mi brucia lo stomaco ma è assolutamente necessaria. Salgo sul pullmino e mi faccio accompagnare fino all’ingresso del compound di Nkwasi, pronto per una nuova mattinata alla scuolina; vengo accolto come sempre da un affetto travolgente, mentre i ragazzi stanno lavando a mano le loro uniformi in cortile. Insieme a Ema, Frederick e Johsua mi immergo nelle vie strette, polverose, coloratissime e rumorosissime del mercato: prima facciamo riparare in un baleno la pentola con la quale Ba Mary cucina la n’shima alla modica cifra di 2000 Kw, poi acquistiamo tre “scope” e qualche uovo per i due ragazzi che non mangeranno il pollo a pranzo. Una mezz’oretta immerso nella magica atmosfera del compound di Nkwasi, tra la miseria e la splendida cordialità della gente, sempre pronta ad offrire un sorriso. La mattinata prosegue a ritmo di musica zambiana, con lo stereo portato in classe che non si ferma un istante lasciandomi incuriosito e divertito allo stesso tempo per la bravura con la quale si muovono i ragazzi; come loro anche Jane, seduta sulle mie gambe, non ne vuol sapere di fermarsi.                 Dopo aver fatto loro compagnia anche durante il pranzo (vederli mangiare è una gioia..) m’incammino per raggiungere il progetto Mary Christine: un ora e mezza di pace e tranquillità assolute, durante la quale mi ritrovo per parecchio tempo a non incontrare anima viva, sulla strada solamente il calore dell’asfalto, intorno a me distese di verde a perdita d’occhio, l’unico rumore, quasi fastidioso, quello dei miei passi..che meraviglia! Giunto a destinazione ho il piacere di conoscere i ragazzi del “gruppo giovani” della Comunità, nello Zambia da pochi giorni, sei in totale, pronti per la sfida sul campo del Cicetekelo; dopo una serie interminabile di sconfitte, Simo è convinto di vincere ma il 2 a 1 finale (con gol decisivo di Chiara all’esordio oltretutto..) con cui la mia squadra inanella l’ennesima vittoria consecutiva lo spinge nel baratro della disperazione.                         Cena e mini torneo di burraco, interrotto dall’inizio in tv di “Butta la luna”, per me l’occasione buona per coricarmi senza fare le ore piccole.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi è stata davvero una bella giornata, ricca di novità e colpi di scena.               Angela e Daniela sono uscite presto per raggiungere la scuolina di Nkwasi, io ho potuto svegliarmi con più calma, fare colazione insieme a Maxi ed alla Vale, lavare le ultime cose in cucina e prepararmi per uscire. Con Muso, Dorcas e Nancy, la ragazza tirocinante alle scuole speciali, raggiungiamo prima la FedEx in centro (dove spedisco un cd che serve urgentemente a Tina in Italia alla modica cifra di circa 40 Euro..) e poi il negozietto più vicino per comprare qualcosa da mangiare e dei drink per i ragazzi della scuolina di Mukuni, impegnanti in mattinata in gare sportive nel compound di Chifubu, ospiti di un’altra unità speciale per ragazzi disabili.            Soddisfatti per la spesa ci apprestiamo a raggiungere i nostri ragazzi, quando noto che Muso prende la direzione opposta rispetto al compound; chiedo spiegazioni e lui mi risponde dicendo che ha in serbo una sorpresa per me, questione di pochi minuti. Dopo aver parcheggiato davanti alla pescheria vicino alla stazione dei bus, scende invitandomi ad aspettarlo in macchina, fino a che lo vedo ritornare in compagnia di Nyambe Mulenga, difensore della nazionale di calcio zambiana, il mio preferito per quello che ho potuto vedere in questi mesi nel Paese. Stento a crederci: va bene che Muso gioca nelle giovanili della Zesco, la squadra campione nazionale in cui milita Mulenga, ma mai mi sarei aspettato di poterlo conoscere dal vivo e scambiare qualche parola con lui! Dopo aver chiesto il mio numero di cellulare (!!!), promette di fare di tutto per potermi regalare una maglia della nazionale col suo nome e numero 5, invitandomi a casa sua per ritirarla..pazzesco!                             Mentre lasciamo il centro città diretti a Chifubu, incontriamo altri giocatori della Zesco, pronti per partire verso Luanshya per la trasferta settimanale, tranquillamente sul bordo della strada a chiacchierare, senza nessuno a disturbarli minimamente..un altro modo di vivere il business calcistico rispetto alla mentalità europea.                                    Nel frattempo i bambini della scuolina se la spassano a Chifubu, suddivisi tra i due campi di calcio e basket; tifo delle grandi occasioni e pranzo seduti sotto un sole per niente fastidioso. Ritornato a casa a metà pomeriggio comincio, insieme alla Dani e all’Angi, a preparare la cena: avremo infatti come ospiti, su richiesta del “boss” Stefano, i ragazzi del “gruppo giovani”, più Simo, Davide, Chiara, Alessia e Maria Rosa. Saremo un bel gruppetto, tagliatelle per tutti sotto gli ordini del “capo cucina”, Angela. Prima di cena celebriamo la Messa nella nostra Cappellina, per poi sederci a mangiare sugli impassa in veranda: pur con un freddo bestiale cenare all’aperto sotto il cielo stellato ha un fascino magico.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-8510331334446021501?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/8510331334446021501/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=8510331334446021501' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/8510331334446021501'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/8510331334446021501'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2009/07/3-luglio-2009.html' title='3 luglio 2009'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-1988679426810101371</id><published>2009-07-01T12:00:00.000+02:00</published><updated>2009-07-01T14:33:58.625+02:00</updated><title type='text'>Help us</title><content type='html'>Cari amici...&lt;br /&gt;Vi scrivo queste righe per chiedere il vostro aiuto attraverso le Adozioni a distanza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con un contributo annuale di 312 euro (26 euro al mese, meno di un euro al giorno) si può sostenere direttamente un bambino o un adulto, che grazie a questo aiuto potrà continuare a vivere degnamente con la sua famiglia o che altrimenti potrà essere accolto all’interno di una nostra casa famiglia o di un nostro centro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A secondo del bisogno i nostri missionari possono così garantire:&lt;br /&gt;- un sostegno di base (cibo e vestiario)&lt;br /&gt;- un sostegno scolastico (tasse scolastiche,materiale didattico)&lt;br /&gt;- cure mediche (medicine, accesso alle strutture sanitarie)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per aderire o maggiori informazioni, contattare l’Ufficio di Condivisione fra i Popoli&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Tel. +39 0541 50622&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Fax: +39 0541 708575&lt;/li&gt;&lt;li&gt;E-mail: aad@apg23.org&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;br /&gt;Questi sono i dati che ci servono per attivare un'adozione a distanza:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Aderisco al progetto ADOZIONE A DISTANZA&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Data………………………………&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Cognome……………………………………… Nome………………………………………&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Via………………………………………………………………………………………………&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;CAP……………… Città……………………… Prov……………&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Tel. Fisso ………………………………… Cellulare……………………………………&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Indirizzo email…………………………………&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Firma……………………………………&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Continente di preferenza :   &lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;Africa - Sudamerica - Asia - Europa&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:85%;" &gt;(sottolineare quella desiderata)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Modalità di pagamento preferita:     &lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;Banca&lt;/span&gt; - &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Posta&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Frequenza:   &lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;Mensile&lt;/span&gt; - &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Bimestrale -&lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Trimestrale -&lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Semestrale -&lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Annuale.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Ho appreso di questa iniziativa da: ………………………………&lt;/span&gt;............................&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si può anche proporre il sostegno a distanza di un progetto con contributo minimo di 10 euro mensili, per sostenere direttamente uno dei nostri progetti che hanno lo scopo di rispondere in maniera efficace e duratura ai bisogni essenziali dei bambini e degli adulti più vulnerabili e in difficoltà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:85%;" &gt;(Vi ricordo che tutte le donazioni possono essere detratte o dedotte dalla&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:85%;" &gt;denuncia dei redditi)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per qualsiasi dubbio o richiesta vi invito a scrivermi, soprattutto se avete voglia di organizzare qualcosa in Italia durante questo mio periodo all’estero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Condivisione fra i popoli&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Via Mameli 4 – 47900 Rimini (RN)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Tel. 0541 50622 – Fax 0541 708575&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;E-mail: epezzotti@apg23.org&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-1988679426810101371?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/1988679426810101371/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=1988679426810101371' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/1988679426810101371'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/1988679426810101371'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2009/02/help-us.html' title='Help us'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-7560292481423289782</id><published>2009-07-01T11:03:00.000+02:00</published><updated>2009-08-14T11:04:14.115+02:00</updated><title type='text'>1 luglio 2009</title><content type='html'>Un nuovo mese ha inizio, luglio, l’estate italiana, l’inverno zambiano con temperature di prima mattina che fatico a credere possibili e reali..una data di scadenza, quella dell’anno di Servizio Civile, sempre più vicina e sempre più, per quello che sento, trampolino di lancio per il mio futuro e non punto di arrivo di un’esperienza fine a se stessa.                          Il freddo è pungente al mio risveglio, stento a credere di essere nel cuore dell’Africa, ed aiuta ad essere pimpanti fin da subito; colazione insieme a Maxi, lavaggio stoviglie, una sistemata all’ufficio e poi di corsa con Muso verso l’ufficio Rainbow dove mi aspetto di ritirare dalle mani di Gloria l’assegno con una prima fetta del “tetto” destinato alla nostra casa: siamo davvero con l’acqua alla gola con i soldi in cassaforte, urge un aiuto al più presto. Dopo aver salutato la Vale, già al lavoro, apprendo da Gloria che il giorno di consegna per gli assegni è domani, oggi potrebbe solamente darmi i soldi di un pagamento giunto da Lusaka per alcuni maiali venduti, soldi quindi da utilizzare solamente per il progetto della farmina, l’unico che non naviga in cattive acque. Tutto rimandato a domani quindi, speriamo di resistere!                                     Tornato a casa vesto i panni del fotoreporter in servizio per Tina e comincio a fotografare tutti i lavoratori che ruotano intorno alla Holy, le maestre della scuolina, l’assistente sociale e così via. Zaino in spalla sono dunque pronto per raggiungere il progetto Mary Christine per la settimanale sfida a pallone, non so per quale motivo anticipata al mercoledì; mentre sono in cammino, fortunatamente in tempo debito per non dover imprecare dal nervoso, ricevo un sms da Simo, tutto rimandato a domani (pure la partita, dopo l’assegno..). Nessun problema, proseguo la mia passeggiata e raggiungo la scuolina nel compound di Nkwazi, approfittandone per consegnare alcune lettere al maestro, dove incontro anche l’Angi e la Dani; insieme a loro m’incammino nuovamente verso casa, pranzo a base di fagioli insieme ai ragazzi prima di salire con loro sul pullmino e spassarmela per tutta la durata del tragitto. Mwaba, James, Mbonella, Francis, Petronella, Joyce..come potrò fare senza di loro..?    Terminato il “tour”, Ba Levi si ferma per pagare una sorta di bollo per il pullmino mentre io decido di rimanere a bordo ascoltando un po’ di musica; in questo modo mi addormento, coi piedi fuori dal finestrino, per risvegliarmi solamente al suo ritorno, ben un ora e mezza più tardi. Rientrati a casa ci accorgiamo che nessuno è passato a prendere Jenny, Mercy ed Elisa dopo il pomeriggio a scuola: sono le 17 quasi e loro finivano le lezioni sportive alle 15. Daniela salta sul pullmino insieme a Ba Lavi, giunti a scuola ci telefonano preoccupatissimi di non averle trovate per poi rintracciarle strada facendo, stanchissime, in cammino verso casa..che fatica spiegargli il disguido e convincerle che non avevamo intenzione di abbandonarle! Doccia, pasta al pesto e serata di relax, dopo aver predisposto il letto di una bella coperta supplementare così da non patire troppo il freddo della notte.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-7560292481423289782?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/7560292481423289782/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=7560292481423289782' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/7560292481423289782'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/7560292481423289782'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2009/07/1-luglio-2009.html' title='1 luglio 2009'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-8165437232797581311</id><published>2009-06-30T11:01:00.000+02:00</published><updated>2009-08-14T11:02:47.011+02:00</updated><title type='text'>30 giugno 2009</title><content type='html'>Ieri giornata tranquilla, giornata di benvenuto per la Vale, ufficialmente parte della nostra famiglia fino al termine del Servizio, giornata conclusa con il morale a terra.       Ma andiamo con ordine. Mattinata in casa, tra conti e sistemazione dell’ufficio, pulizia della cucina ed una mano per preparare il pranzo data l’assenza del cuoco Ba Mwape; nel frattempo la Vale completa il suo trasloco, stizzita e dispiaciuta per la situazione di tensione insopportabile che si era venuta a creare in casa. Decido di mangiare insieme ai ragazzi della scuolina, per poi salire con loro sul pullmino ed accompagnarli a casa; una volta rientrato riesco a ritagliarmi una buona mezzoretta per leggere in santa pace, seduto sull’erba del giardino e baciato dal sole: “Vagabonding. L’arte di girare il mondo” di Rolf Potts..e via, a volare con la fantasia, pensando intensamente al viaggio di ritorno via terra attraverso il continente africano, tra un paio di mesi, a costo di dare le dimissioni dal Servizio Civile dato l’obbligo di rientro a metà settembre.                      Cena a base di dolci e the caldo e poi eccola, come una pugnalata inaspettata, la telefonata di Simo che mi getta nello sconforto: Stefano, nostro “boss” e responsabile della Comunità per lo Zambia, avrebbe proposto, in via ancora del tutto ufficiosa, la possibilità a lui e Davide di rimanere quaggiù per un altro anno, lavorando e portando avanti il progetto Mary Christine..questo implica, innanzitutto, che questa possibilità a me non è stata concessa (e già è una bella delusione!) ed in secondo luogo il fatto che potrei si rientrare in Italia via terra, ma dando comunque le dimissioni ed avventurandomi da solo in un paio di mesi di viaggio.  Non trovo di meglio da fare che buttarmi sul letto ad ascoltare un po’ di musica per addormentarmi e dimenticare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa mattina sveglia all’alba, per tirare le bambine giù dal letto e fare in modo che siano pronte ed in divisa scolastica per le 7 in punto. Salgo anche io con Ba Levi sul pullmino, accompagniamo le bambine a scuola appunto e passiamo a prendere tutti i ragazzi della scuolina e quelli dell’Ukubalula, per i quali abbiamo in programma una nuova giornata in compagnia. Io scendo all’ingresso del compound di Nkwasi diretto alla scuolina, in compagnia di una ragazza tirocinante nell’ambito del sociale a pochi mesi dagli esami conclusivi del suo percorso di studi. Insieme camminiamo per le vie polverose che ci troviamo dinanzi, senza mai riuscire ad incominciare un discorso duraturo, un po’ per la mia difficoltà con l’inglese ed un poco per la sua palese timidezza; durante il corso dell’intera mattinata rimane immobile appoggiata ad una colonna ad osservare me ed i bambini fare lezione prima e giocare a pallone poi, senza mai rispondere positivamente ai numerosi inviti a buttarsi nella mischia. Insieme al maestro compilo il report di uno dei due ragazzi appena ammessi alla classe speciale, scatto molte fotografie richiestemi da Tina giorni fa ed aiuto la splendida Jane a mangiare una volta seduti a tavola. Tornando verso casa, complice probabilmente la mezzora abbondante di cammino, io e la ragazza tirocinante (è orribile scordarsi i nomi!) riusciamo a rompere il ghiaccio ed a colloquiare con buona frequenza e fluidità, argomento principale: il calcio! Scopro che suo padre è allenatore di una squadra della massima serie zambiana e che una sua cugina frequenta il mio difensore preferito, titolare fisso della squadra nazionale..wow! Rimaniamo d’accordo che si farà sentire per invitarmi a vedere la prossima sfida in casa della squadra del padre e magari per farmi conoscere di persona il mio”idolo” locale.                      Arrivati a Kansenshi incrociamo l’Angi e la Dani insieme a tutti i ragazzi dell’Ukubalula, pronti ad assaporare pollo e patatine in una rosticceria poco distante; ci uniamo a loro, pranziamo in un clima di festa e ritorniamo verso casa in tempo per saltare sul pullmino.                 Cena e serata tranquilla.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-8165437232797581311?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/8165437232797581311/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=8165437232797581311' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/8165437232797581311'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/8165437232797581311'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2009/06/30-giugno-2009.html' title='30 giugno 2009'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-6001901551190599324</id><published>2009-06-28T10:59:00.000+02:00</published><updated>2009-08-14T11:00:49.573+02:00</updated><title type='text'>28 giugno 2009</title><content type='html'>Ieri, sabato, dopo essermi alzato dal letto all’alba imprecando per svegliare Kelina (giornata di sport a scuola) ed Elisa (curiosa di ammirare la sorella durante le gare), ho provato ad addormentarmi di nuovo senza ottenere risultati significativi; Mercy e Jenny non hanno sfruttato la possibilità di riposare più del normale e la loro voce si è fatta sentire fuori dalla mia stanza.               Una veloce colazione e di corsa in centro per incontrarmi con Simo: insieme decidiamo per un english breakfast da urlo prima di incamminarci a curiosare tra negozi vari e fare la spesa in vista della serata alla Holy. Un meat pie a Kansenshi per pranzo ed eccomi a casa per un primo pomeriggio di relax, mentre Angela e Daniela possono godersi la libera uscita.                             Nel tardo pomeriggio, puntuali, arrivano Simo e il Pope a casa mia, quest’ultimo di ritorno dopo dieci giorni di vacanza in Italia per assistere al matrimonio del fratello: la nostra cucina si trasforma nel luogo ideale per una “rimpatriata” ripensando alle ferie del mese scorso, tra una birra ed il taglio di cipolle e funghetti per il sugo (la cena è tutta compito nostro..). Gli altri CB, insieme alla famiglia dell’Ale al gran completo, arrivano giusto in tempo per preparare le vettovaglie in veranda e godere di una cena a dir poco succulenta seduti a terra sugli impassa, seguita da un torneo di burraco in coppia proprio con Alessia che conferma una volta di più la nostra imbattibilità che perdura ormai da mesi e mesi. Coricandomi, lascio Muso, l’Angi e la Dani accompagnare tutti gli ospiti a casa con il pullmino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi è il compleanno di Chiara e per l’occasione ha organizzato una piccola festicciola all’interno della Fase1 del progetto Cicetekelo nel quale è coinvolta; Angi, Dani e le quattro bambine di casa la raggiungono a metà mattina per assistere alla Messa celebrata al suo interno e per assaporare i dolci preparati in mattinata. Io, invece, m’incammino per raggiungere la “mia” parrocchia, la St. Elizabeth, sfruttando anche un passaggio del gentilissimo Ba John; l’accoglienza è, come tutte le domeniche, entusiasta da parte dei bambini presenti, cordiale e gioiosa da parte dei più anziani.                           Durante uno dei canti che accompagnano la celebrazione, tutti i fedeli all’interno della chiesa hanno letteralmente perso il controllo, non era mai capitato prima d’ora in modo tanto evidente. Il ritmo della canzone era sicuramente accattivante: si è cominciato con un battito di mani a ritmo, sempre più deciso, il coro ha cominciato a ballare rimanendo comunque composto sulle panche, le urla si sono moltiplicate, le mani hanno cominciato a disegnare dei grandi cerchi per aria, anziane signore, a turno, si sono sdraiate davanti all’altare prima su un fianco e poi sull’altro, la gente si è riversata nella navata centrale e si è lasciata andare a balli sfrenati, ho colto Father Augustin inginocchiato a terra cantare e muoversi come fosse posseduto (e i chierichetti intorno a lui non erano affatto da meno..), una donna lanciava addirittura il proprio figlioletto per aria ripetutamente per poi riprenderlo al volo..”follia eucaristica” la definirei, che spettacolo! Riportare tutto alla calma non è stata impresa semplice.              Una volta terminata la celebrazione raggiungo la Fase1, nella speranza di tuffarmi nel pieno della festa; in realtà incontro il Pope, l’Ale e tutta la sua famiglia (in partenza domani per Livingstone) sulla strada, di ritorno verso casa dopo aver già assaporato il dolce; un breve saluto a Chiara e di nuovo in cammino per raggiungere Angi e Dani già a casa.            Durante il pranzo una chiamata di Tina catalizza tutti nella stanza del telefono: la notizia principale è quella riguardante la Vale Balbi, da domani quasi sicuramente nostra nuova “sorella” alla Holy per problemi, ormai insanabili, a casa sua. Pomeriggio di relax e cena con il “boss” come ospite, Stefano, di ritorno dall’Italia e venuto a comunicarci ufficialmente che la nostra famiglia sta per allargarsi.                   Serata di calcio, con la finale di Confederations Cup.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-6001901551190599324?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/6001901551190599324/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=6001901551190599324' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/6001901551190599324'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/6001901551190599324'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2009/06/28-giugno-2009.html' title='28 giugno 2009'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-80488316334030813</id><published>2009-06-26T10:58:00.000+02:00</published><updated>2009-08-14T10:59:42.018+02:00</updated><title type='text'>26 giugno 2009</title><content type='html'>Giovedì esco di prima mattina, a piedi, per recarmi alla scuolina di Nkwasi con lo zaino colmo di cibo e materiale terminato nel corso degli ultimo giorni. Mi siedo in ufficio insieme al maestro per avere una copia dell’elenco completo con i nomi di tutti i ragazzi iscritti, chiedo informazioni su altri che potrebbero venire coinvolti a breve nel progetto ed esco a fotografare tutti i presenti come Tina mi ha richiesto.         Successivamente il pallone diviene protagonista della mattinata, sia per noi, scalzi sul terreno di gioco, sia per i bambini delle scuole accanto, accorsi ad osservarci durante l’intervallo. Rientrato a casa vengo immediatamente sommerso dall’affetto di tutti i nove ragazzi coinvolti nel progetto Ukubalula che, non vedendoli ormai da un paio di mesi, abbiamo deciso di invitare a pranzo: passare un poco di tempo con loro è stato veramente emozionante, chissà quando e se potremo ritrovarci di nuovo tutti insieme..                                                       Decisamente meno emozionante è stato invece dovermi rinchiudere in ufficio ad osservare la Ketty compilare e dividere le buste paga dei lavoratori di casa, scuoline e farm, un lavoro necessario che ha prosciugato completamente i fondi a noi rimasti..e mancano ancora 6 giorni alla fine del mese, si prevedono tempi di magra!              Simone, accompagnato dal pullmino di Mary Christine, si ferma da noi per una doccia ed un poco di relax, prima della serata che abbiamo programmato a “casa di Mara” per accogliere nel migliore dei modi la Vale, finalmente di ritorno dopo un mesetto in Europa a causa di una misteriosa infezione, probabilmente da puntura di insetto. Nell’attesa decidiamo di passare a salutare la Pasqualina, nostra vicina di casa: un bicchiere di vino a bordo piscina, qualche nocciolina e due chiacchiere per farle compagnia.             La sorpresa alla Vale riesce (quasi) perfettamente e la serata trascorre tranquilla e divertente, pur con il pensiero fisso alle nostre bambine “abbandonate” da sole in casa, nella speranza che Tina non decida di telefonare proprio in quei momenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sveglia con tutta calma, colazione e poi in città con Muso per cambiare, in banca, qualche Euro che la mamma dell’Angi ci aveva lasciato prima della sua partenza: mai donazione fu più necessaria, essendo rimasti con un pugno di mosche in cassaforte (oltretutto il cambio è il più alto dal nostro arrivo, quindi ci va davvero di lusso). Ancora una volta stipendi e paghe da terminare in ufficio e di corsa sul Vanette per scroccare un passaggio fino al Cicetekelo. Da qui, zaino in spalla, decido di raggiungere il progetto Mary Christine a piedi, riuscendo a convincere Ba Levi solamente dopo innumerevoli tentativi che preferisco così piuttosto che starmene seduto sul sedile di un’automobile..quanto adoro camminare per Misundu Road.. Incontro Simo intento a costruire una muraglia di recinzione al progetto e gli faccio compagnia prima di seguirlo in ”mensa” per il pranzo; preghiera sotto l’insaka con scambio reciproco di frecciatine riguardanti la sfida che sta per iniziare e finalmente tutti in campo. Gara tesa, una delle più combattute che ricordi, vinta a fatica solamente nel finale: in questo modo la striscia di vittorie consecutive della mia squadra incomincia a divenire consistente..servono rinforzi Simo! ;)                     Serata decisamente tranquilla con, dopo cena, un bel torneo di burraco.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-80488316334030813?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/80488316334030813/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=80488316334030813' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/80488316334030813'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/80488316334030813'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2009/06/26-giugno-2009.html' title='26 giugno 2009'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-4391609496628303558</id><published>2009-06-24T10:58:00.000+02:00</published><updated>2009-08-14T10:58:47.169+02:00</updated><title type='text'>24 giugno 2009</title><content type='html'>Di nuovo alla scuolina nel compound di Nkwasi ieri, dopo essermi svegliato all’alba per preparare la colazione alle bambine e fare in modo che fossero pronte per le 7 in punto, orario in cui il driver Ba Levi accende i motori del bus. Mattinata dedicata ai colori, tra disegni da completare e spazio alla libera fantasia, intramezzata da una corsa al mercato poco distante, per comprare del carbone necessario in cucina, insieme a Ema e Darius; due parole in Bemba coi proprietari della bancarella e di nuovo in classe.                   Subito dopo pranzo m’incammino nuovamente verso la Fase 1 del progetto Cicetekelo, dove Chiara mi riconsegna il pallone che lei stessa ha ritirato il giorno prima nel pomeriggio; con sorpresa mi comunica di non aver dovuto pagare nulla ed immediatamente ne intuisco il motivo: la camera d’aria è sì a posto ora, ma il cuoio ricucito fa buchi da tutte le parti. In pratica per riparare un foro ne ha creati tre o quattro, un fenomeno! Eppure è sempre stato affidabile..               Tornando verso casa mi fermo qualche minuto all’internet point, pranzo in veranda e sono pronto per aiutare le bimbe nei compiti.                La quiete di questo tranquillo pomeriggio viene interrotta dalla telefonata del nostro responsabile CB dall’Italia: due parole per capire come procede l’esperienza prima di riferirci la terrificante notizia che, in via quasi definitiva, avremo il rientro obbligatorio verso la metà di settembre. Possono anche negarmi lo stipendio dell’ultimo mese e non darmi l’attestato per lo svolgimento del Servizio Civile ma io di tornare a settembre proprio non ci penso, voglio risalire il continente con tutta calma! E lo farò..ormai me lo sono messo in testa..                     Un poco di rilassante lettura appollaiato sul mio albero, qualche conto in cassa, doccia ed eccomi a tavola insieme a tutta la famiglia per la cena.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mattinata in casa quest’oggi, con l’Angi e la Dani alla scuolina di Nkwasi.              Dopo colazione mi chiudo in ufficio per sistemare gli ultimi conti di ieri e organizzare il lavoro a pc che Tina mi ha chiesto di prepararle al più presto, riguardante tutti i bambini coinvolti nelle due scuoline ed i loro report. Riesco anche a fare quattro tiri a pallone, con il pallone “riparato” al mercato, prima di accogliere Alessia e soprattutto i suoi genitori, il fratello, la cugina e due amiche, giunti nello Zambia da pochi giorni per passare un po’ di tempo tra i progetti della Comunità. Pranzo in veranda tutto italiano, con le bambine di casa a scuola fino a metà pomeriggio, condito dalle difficoltà di comprensione del dialetto vicentino, lingua dominante in quel frangente.                  Tornate Angela e Daniela dal giro con il pullmino per accompagnare i ragazzi chiedo il permesso di uscire a fare quattro passi per sgranchirmi le gambe: vago senza una precisa metà per più di un’ora e mezza per poi ritrovarmi sulla via di casa; mi ci voleva proprio.          Doccia, cena riscaldata dagli enormi avanzi del pranzo e serata di calcio alla tv.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-4391609496628303558?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/4391609496628303558/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=4391609496628303558' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/4391609496628303558'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/4391609496628303558'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2009/06/24-giugno-2009.html' title='24 giugno 2009'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-6311188108663972061</id><published>2009-06-22T10:57:00.000+02:00</published><updated>2009-08-14T10:58:11.482+02:00</updated><title type='text'>22 giugno 2009</title><content type='html'>La giornata di ieri mi basterà davvero poco per descriverla.             Angela e Daniela sono in viaggio verso Lusaka per accompagnare Maria Teresa all’aeroporto, dopo due settimane in nostra compagnia e giunto per lei il momento di ritornare a casa in Italia; fino almeno ad ora di cena non le rivedrò, così da rimanere inchiodato tra le mura domestiche. Pulizie generali, relax, pranzo (preparato magistralmente da Felistas, pur malata), nuovamente relax, qualche conto alla cassa e cena “dolce”, pronta appena prima del ritorno delle ragazze. In serata Italia – Brasile, ultima giornata del primo girone alla Confederations Cup..stendiamo un velo pietoso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;       &lt;br /&gt;Quest’oggi, finalmente, i ragazzi della scuolina nel compound di Nkwasi possono ritornare a stare insieme, a divertirsi, a giocare, ad imparare e soprattutto ad avere due pasti caldi dopo più di due settimane di sciopero degli insegnanti, decisi ad ottenere un aumento del salario, giustificato a detta di tutti.               Purtroppo la situazione nel Paese non è delle migliori: oltre agli insegnanti sono stati in sciopero, e lo sono tutt’ora, anche gli infermieri degli ospedali nella maggiori città..tanta, troppa gente sta morendo per la mancata assistenza, per esser stata rispedita a casa senza cure, per malattie ed infezioni assolutamente guaribili. Il sistema politico di basso profilo, la strafottenza ai limiti dell’arrogante del presidente Ruphia Banda e dei colleghi a lui affiliati e la corruzione degli organi sindacali mi portano a stare dalla parte della categoria di medici ed infermieri, anche se in fondo a rimetterci, dove per rimetterci si intende morire, è sempre la povera gente innocente..                  Arrivato quindi alla scuolina vengo accolto dall’entusiasmo irrefrenabile dei soli sei bambini presenti, concentrati nel mettere in ordine tutto il giardino circostante alla scuola; mentre Darius e Frederick accumulano le foglie in piccoli mucchietti, io e Nowanga le raccogliamo e le raggruppiamo in un angolo. Finito questo lavoro innaffiamo un poco e poi di corsa in “mensa” per il pranzo.                                                       Accompagnato da Frederick e Malupi come attente guardie del corpo, raggiungo la Fase1 del Cicetekelo da dove, insieme a Chiara e due ragazzi inseriti nel progetto, ci spostiamo in uno dei mercati del compound per consegnare al nostro “gommista” di fiducia un pallone bucato da riparare. Durante l’intero percorso intrapreso veniamo costantemente accolti dai bambini con la canzoncina riguardante i muzungu, una canzone che, a grandi linee, ci invita a prendere un pomodoro e spalmarcelo in faccia così da diventare rossi ed essere più “scuri” del naturale. Mi rendo conto che sono davvero una marea i bambini qui, un numero impressionante..sono belli, belli da morire, sorridenti sempre e troppo spesso senza un futuro.                Con un “mini bus” raggiungo il centro città, compro qualche chitenge coi quali voglio farmi cucire dei vestiti, mangio un panino esagerato nel “solito” locale e mi incammino verso casa. Pomeriggio di compiti con le bambine, conti, ricevute e chiacchiere con la Vale, in visita da noi anche per cena; in serata torneo di burraco, ormai passato un poco di moda.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-6311188108663972061?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/6311188108663972061/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=6311188108663972061' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/6311188108663972061'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/6311188108663972061'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2009/06/22-giugno-2009.html' title='22 giugno 2009'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-5054718240249249938</id><published>2009-06-20T10:52:00.000+02:00</published><updated>2009-08-14T10:56:16.467+02:00</updated><title type='text'>20 giugno 2009</title><content type='html'>Ieri mattina mi sono svegliato nel silenzio quasi surreale che aleggiava in casa; le bambine erano già a scuola (come anche Kas), Angi, Dani, Maria Teresa, Dorcas e Muso in città, a farmi compagnia durante la colazione solamente Felistas e Ba Mwape.         Mi chiudo in ufficio a sistemare ricevute e banconote con la mente già proiettata alla lunga passeggiata fino a Mary Christine che mi aspetta di lì a pochi minuti. Peccato che le mie dolci colleghe tardino il rientro tanto da rendermi impossibile raggiungere il progetto a piedi prima dell’ora di pranzo; una volta a Kansenshi mi fiondo verso un tassista con la maglia della nazionale zambiana, sciarpa e telo mare in tinta per addobbare l’auto, dal quale mi lascio accompagnare fino al Cicetekelo, dove devo ritirare il pallone per la settimanale super sfida coi ragazzi di M.C.. Il tassista non ha il resto da darmi per la corsa e così inserisco nel prezzo anche la sciarpa dello Zambia che tiene sul cruscotto, da regalare poi a Simo in vista della partita di domani.                      Giunto alla farm pranzo con calma, mi siedo per la preghiera sotto l’insaka, e salto sul pullmino per andare di nuovo al campo del Cice: giocare in 7 contro 7 su un campo a 11, alle due di pomeriggio, appena dopo mangiato, sotto un sole che definirei devastante è un’esperienza al limite dello svenimento!               Mi fermo a casa di Simo per una doccia e sono pronto per tornare alla Holy, insieme anche a lui, a Chiara, Alessia, Giulia, Gloria, Gabri e Mapalo, tutti invitati da noi per cena. Di nuovo al Cice per vedere in santa pace la prima parte del nuovo film sul Che prima di coricarmi, carico da morire per la giornata che mi attende al risveglio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sveglia presto stamane, un pezzetto di pane al volo e poi via, in macchina con Clement, due dei suoi fratelli, Ba George, Simo e quattro ragazzi della Fase2 del Cicetekelo con direzione lo stadio Konkola di Chililabombwe, roccaforte della nazionale zambiana; in programma la sfida contro le Volpi del Deserto algerine valida per le qualificazioni ai mondiali sudafricani. Una vittoria manterrebbe in vita il sogno di un’intera nazione.           Le sciarpe sono ben salde intorno agli specchietti retrovisori, il viaggio lungo e scomodo rallegrato costantemente dalla quantità innumerevole di automobili addobbate per l’occasione con sciarpe, magliette, bandiere, scritte d’incitamento per i Chipolopolo, i giocatori della nazionale, squilli di clacson in continuazione, donne e bambini al bordo della strada in festa con i volti pitturati coi colori nazionali..uno spettacolo per me senza precedenti, sembra che ogni singolo cittadino sia in subbuglio per il match.                                               Una volta giunti allo stadio ci immergiamo, cercando di parcheggiare, in un fiume di gente diretta agli ingressi principali, un onda verde che balla e canta senza un attimo di sosta e che sorride divertita nel vedere due muzungu tifare ed inneggiare i colori zambiani.             Rimango delusissimo nel vedermi demolire, letteralmente, il tanto sognato biglietto all’ingresso, frantumato in mille pezzetti davanti ai miei occhi attoniti..sigh!                              Finalmente. Eccomi entrare nel catino dei Chipolopolo Boys, lo stadio Konkola, regno della nazionale zambiana (in quanto dotato di telecamere per le dirette  televisive..), dei miei nuovi beniamini calcistici: di dimensioni ridotte, viene riempito velocemente dal “popolo verde” della tifoseria, la”curva” già calda con tamburi e trombette, in piedi a cantare e ballare senza fermarsi mai, tutti pronti al boato non appena i ragazzi entrano in campo per il riscaldamento pre-partita. La “ola” che ne accompagna l’ingresso coinvolge l’intero stadio, meravigliosa, gestita nel mio spicchio di tribuna da un rasta che indossa solamente un paio di pantaloncini ed ha pitturato sul corpo nudo il completo da gioco di Tana, numero 5 ed ex storico capitano. La partita ha inizio, tra i cori scanditi dal battito di mani, “Let’s go Zambia Let’s go” e “Tiye Chipolopolo, tiye Chipolopolo” vanno per la maggiore; la partita è dominata ma un silenzio quasi opprimente si abbatte sulle gradinate al gol degli ospiti a metà della prima frazione.&lt;br /&gt;Il secondo tempo comincia esattamente allo stesso modo: canti, balli e tante, troppe occasioni da rete non sfruttate così che, su un contropiede ben orchestrato, il raddoppio algerino butta tutti nello sconforto. Il fischio finale lascia una rabbia pressante, ma uscendo dallo stadio la gente è comunque sorridente, ringrazia per il tifo, per esser venuti allo stadio, ci convince che la prossima volta andrà meglio..l’essenza della gioia che il gioco del calcio, quando non è soppresso da interessi economici e businnes, sa regalare.                  Sulla strada di casa facciamo tappa a Kitwe, dove si sta svolgendo il matrimonio di Prudence, membro di Comunità; la sosta è utile per sgranchire un poco le ossa e dare un’occhiata curiosa agli invitati, tra cui anche le maestre di scuolina e Ukubalula. Sto chiacchierando a riguardo della partita con Simo quando Clement ci avvisa che ci saremmo fermati li mangiare al banchetto, Prudence ne sarebbe molto felice. Senza dirci una parola, guardandoci negli occhi, ci intendiamo al volo: per me bandana rossa, maglietta (un tempo..) bianca della palestra di Poggibonsi, pantaloni corti a fiori, scarpe sudice, zaino e sciarpa dello Zambia al collo, Simo è nella stessa situazione. Un poco imbarazzati entriamo nel salone da pranzo, già colmo di gente elegantissima e profumata che, come a comando, si gira incuriosita; senza ombra di dubbio durante la serata non siamo passati inosservati, anche perché tra canti e risate non siamo stati esattamente il tavolo più silenzioso..         Una volta rientrati a Ndola io e Simo abbiamo ancora spazio per qualche bella birretta nello stomaco; senza nemmeno entrare in casa ci incamminiamo verso il Poteco Club per terminare nel migliore dei modi una giornata veramente meravigliosa.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-5054718240249249938?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/5054718240249249938/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=5054718240249249938' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/5054718240249249938'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/5054718240249249938'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2009/06/20-giugno-2009.html' title='20 giugno 2009'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-280863530212344676</id><published>2009-06-18T10:51:00.000+02:00</published><updated>2009-08-14T10:52:29.455+02:00</updated><title type='text'>18 giugno 2009</title><content type='html'>Quella di ieri è stata una giornata abbastanza noiosa, poco ricca di avvenimenti significativi. La scuolina nel compound di Nkwasi rimane chiusa a causa dello sciopero dei professori e l’Ukubalula è “ferma” ormai da fine marzo così che l’unico progetto aperto nel quale siamo coinvolti è la scuolina di fronte casa. Io, Angela e Daniela ci alterniamo durante la mattinata tra l’ufficio, la lavanderia ed i ragazzi, mescolando senza un minimo ordine conti economici e due tiri a pallone. Pranzo in veranda e primo pomeriggio di quiete con La Mercy, la Jenny e l’Elisa a scuola fino alle quattro.            Rientrate a casa le mie colleghe dopo il giro col pullmino, salto sul retro del Vanette insieme alla Dani, a Maria Teresa ed alla Felistas, per comprare della stoffa per quest’ultima in centro e passare dal sarto al mercato di Kansenshi. Nel frattempo l’Angi rimane a casa a preparare la cena, gentile favore concessomi dato che mi lasceranno a casa da solo per l’intera serata insieme ai ragazzi per un’uscita “femminista” in compagnia anche della Vale. Dopo cena mi rintano nella mia stanza a vedermi un film al computer, mentre tutte le bambine sono attaccate alla tele e di andare a letto non ne vogliono sapere, pur dopo insistenti richiami..di alzare la voce, però, non ne ho alcuna intenzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La noia di ieri si è prolungata anche nella giornata odierna. Angela, Daniela e Maria Teresa rimarranno fuori casa fino a sera per visitare un centro nutrizionale fuori città, così che devo armarmi di una gran dose di pazienza per affrontare un intera giornata chiuso tra le mura domestiche. Passo alla scuolina solamente per aiutare a preparare i piatti del pranzo e per ricevere un’ondata di affetto dai ragazzi, rientro in casa per mangiare e salto sul pullmino speranzoso di poter godere di un’oretta di libertà.                   Pomeriggio senza contenuti fino all’inizio della Confederations Cup che fortunatamente riesce a distrarmi un poco dal nulla che mi circonda.                     Cena e serata dedicata al calcio, con la sfida Italia – Egitto questa volta gentilmente concessa dalla corrente elettrica che decide di non abbandonarci.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-280863530212344676?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/280863530212344676/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=280863530212344676' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/280863530212344676'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/280863530212344676'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2009/06/18-giugno-2009.html' title='18 giugno 2009'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-614390415106667183</id><published>2009-06-16T10:47:00.001+02:00</published><updated>2009-08-14T10:51:17.263+02:00</updated><title type='text'>16 giugno 2009</title><content type='html'>La giornata odierna mi è quasi impossibile descriverla a parole, per la ricchezza di emozioni forti che mi ha regalato nella sua semplicità.            Mi unisco a Giulia, Angela e Maria Teresa le quali hanno in programma di visitare alcuni centri nutrizionali che ruotano intorno alla Comunità, per poter far conoscere a quest’ultima, in partenza domenica, più realtà possibili presenti sul territorio. Prima tappa è la clinica di Twapia, a pochi minuti di automobile da Ndola, in direzione di Kitwe; qui veniamo presentati all’unica infermiera presente e ad alcune operatrici, all’interno della struttura in cui i bambini vengono pesati, sottoposti ad un test di misurazione della circonferenza del braccio (il livello rosso, quello di malnutrizione grave e speranza di sopravvivenza bassa, corrisponde ad un braccino spesso poco più del mio pollice..arrivano a questa situazione bambini anche di sei-sette anni..), gli viene consegnato un apposito medicinale ricco di nutrienti e viene spiegato alle madri come utilizzarlo in maniera ottimale. Il locale in questione è a dir poco rudimentale..                Successivamente ci spostiamo a Chifubu, uno dei compound poco distanti da Kansenshi, per fare visita ad un secondo centro nutrizionale, di piccolissime dimensioni, che oltre alla tradizionale fase medica, alla distribuzione di alimenti base alle madri in difficoltà con relativi insegnamenti di igiene e quant’altro, ospita un locale munito di macchine da cucire e telai nel quale alcune ragazze possono trovare una via di auto-sostentamento.                                                Di nuovo in macchina per raggiungere il centro nutrizionale di Nkwasi gestito da Ba John (assente per malaria..), situato esattamente di fronte alla St. Elizabeth Church in cui mi reco tutte le domeniche, e già visitato da noi CB durante la settimana di orientamento. Qui ci sediamo in cerchio insieme ad una dozzina di giovanissime madri con i rispettivi piccoli, bambini di una bellezza ed una semplicità disarmanti, in attesa della firma di rito per poter usufruire di un sacchetto di mealie meal e uno di zucchero. Mentre osservo queste semplici operazioni scambio due parole con una ragazzina (con l’aiuto di un operatore che traduce il mio inglese in Bemba e viceversa) di 13 anni che accompagna la sorellina minore: per poter badare ai numerosi fratelli ha dovuto abbandonare la scuola dopo il secondo anno.             Come ultima tappa, la mattinata ci riserva il centro nutrizionale gestito da Daisy nel compound di Pamodzi, a pochi passi dalla casa di Malama; anche qui ci sediamo insieme alle madri che beneficiano del progetto, qui vedo due piccole gemelle belle da non credere con chiome piene di treccine in modo quasi esagerato, qui tengo in braccio John, un bimbo nato prematuro che tutti davano ormai per spacciato ma che ora non avrebbe nemmeno più la necessità assoluta di far parte di un programma nutrizionale, e tante altre storie di vita quotidiana. Lasciamo il centro tra la canzone di ringraziamento che tutte le madri presenti cantano a noi in coro; in realtà sono io che dovrei ringraziarle, singolarmente e di cuore, per aprirmi gli occhi ogni giorno di più ad uno stile di vita incentrato sul sorriso pur con in braccio un figlio insieme al quale lottare ogni giorno contro la malnutrizione, una vita che tende non all’”avere” ma al “sopravvivere”, senza mollare mai.                               Pranzo al Rainbow Office, una veloce chiacchierata con uno degli operatori per un’infarinatura generale delle attività svolte e di nuovo in auto, questa volta accompagnati da Ba Stanley, per raggiungere il compound di MacKanzie dove passeremo il pomeriggio.                         Mackenzie..Mackenzie si rivela una superficie di piccolissime dimensioni, 200 mt. di larghezza per 500 mt. di lunghezza, in cui respirare l’essenza dell’Africa più povera, più sincera, più semplice ma nello stesso tempo più sconvolgente. Mackenzie è sentieri fangosi anche dopo la fine della stagione delle piogge, è fogne a cielo aperto, è casupole minuscole di mattoni costantemente in bilico su di un terreno troppo instabile, è bambini scalzi tra le pozze che ti rincorrono col sorriso, è giocare con un fil di ferro piegato per assomigliare ad una macchinina, è donne anziane con una serie impressionante di storie da raccontare che badano quotidianamente a tutti i nipotini, è uomini ubriachi mentre i figli lottano contro la fame, è camminare per ore accompagnando i proprio bambini alla clinica più vicina senza magari ottenere alcuna risposta, è bambini che si dissetano direttamente dal pozzo di fianco al quale, in superficie, ristagna un filo costante di liquido putrido ed escrementi, è “chaciasu” fabbricato in casa, è maiali e capre che vagano liberi e sudici inseguiti da bambini in festa, è ragazze meravigliose che passano le loro giornate sedute fuori della propria abitazione a conciarsi i capelli a vicenda, è un odore insopportabile che aleggia ovunque, è cercare un modo per sopravvivere giorno per giorno.                       Mackenzie, d’altro canto, è anche accoglienza smisurata, sorrisi gratuiti e sinceri, sguardi profondi e indescrivibili, è l’allegria dei più piccoli, è la saggezza dei più anziani, è voglia di non lasciarsi sopraffare dall’ingiustizia..è Africa.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-614390415106667183?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/614390415106667183/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=614390415106667183' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/614390415106667183'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/614390415106667183'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2009/06/16-giugno-2009.html' title='16 giugno 2009'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-7166259445999805178</id><published>2009-06-15T14:17:00.000+02:00</published><updated>2009-07-01T14:18:03.357+02:00</updated><title type='text'>15 giugno 2009</title><content type='html'>Giornata assolutamente da ricordare quella di ieri, di quelle giornate che ti danno da pensare a come potresti vivere un’intera vita senza respirare Africa continuamente.                           &lt;br /&gt;Subito dopo colazione m’incammino per raggiungere la St. Elizabeth Catholic Church, all’interno del compound di Nkwasi, dalla quale manco ormai da un mese abbondante a causa prima delle ferie e poi del rientro in Italia; devo ammettere che non vedevo l’ora di vivere di nuovo l’atmosfera di questa celebrazione.&lt;br /&gt;         &lt;br /&gt;Non appena varco il cancello d’ingresso vengo circondato da innumerevoli bambini e bambine che, entusiasti nel rivedermi dopo tanto tempo, urlano il mio nome mentre si accalcano per darmi la mano. Rimango a paralare con loro per qualche minuto fino a che un ragazzo mi propone di animare un poco la loro mattinata con qualche canzone o gioco; rimango spiazzato perché in fondo ne sono felicissimo ma d’altro canto, non essendomi preparato niente, ho un vuoto di fantasia tale da non riuscire a proporre nulla di carino. Nella costante difficoltà di trovare uno spazio sufficiente anche solo per muovermi senza colpire nessuno di loro, insegno le parole ed i gesti di “Ci son due coccodrilli”, “Il fachiro Casimiro” e..”Nero-blu”, un coro dell’Inter che rimpiango non aver potuto filmare mentre cantavamo tutti insieme a squarciagola, che spettacolo!&lt;br /&gt;                     I bambini mi chiedono di insegnar loro a contare in italiano, cercano di insegnare a me alcune canzoncine in Bemba, passano un sacco di tempo a mettermi le mani nei capelli, così strani per loro, sorridendo straniti come se toccassero chissà che cosa, se la spassano a provare i miei occhiali da sole, mi saltano in spalla, mi fanno cadere più volte riempiendomi di polvere, cercano in tutti i modi di farmi domande ma, parlando quasi tutti solo in Bemba, comunicare è quasi impossibile purtroppo e..mi fanno perdere l’inizio della Messa.&lt;br /&gt;Oltretutto, quest’oggi, a celebrare insieme a Father Augustin, deve esserci un “pezzo grosso” della Chiesa zambiana, tale Frank Bwalya, famoso per la sua avversità alla politica del presidente Ruphia Banda, come mi comunica il watchman di casa, Ba Musonda, incontrato sull’esterno della chiesa:  non ho mai visto così tanta gente qui, nemmeno nel giorno del Venerdì Santo. Impossibilitato ad entrare per il numero elevato di fedeli presenti, rimango a seguire la celebrazione all’esterno, prima di mischiarmi con il fiume di persone in cammino per la processione tra le vie del compound; con una figlia del watchman stabilmente “ancorata” alla mia mano destra ed un’infinità di bambini che si danno il cambio alla sinistra mi ritrovo, unico muzungo, a focalizzare su di me ondate di curiosità e tanti sguardi quanti quelli rivolti al Santissimo innalzato dai due celebranti, mentre via via che la processione prosegue, il numero di bambini dietro di me aumenta.&lt;br /&gt;        &lt;br /&gt;Una volta ritornati in Chiesa mi accorgo dell’orario e penso all’Angi e alla Dani che mi aspettano “con ansia” tra le mura domestiche, tra le quali faccio il mio ingresso all’alba delle tre del pomeriggio, con una fame da lupi e tanta polvere addosso da non credere.        &lt;br /&gt;In serata Maria Teresa decide di portare tutti fuori ed offrire la cena: la fase di preparazione all’uscita sembra non finire mai, d’altra parte in casa ci sono una decina di ragazze, ma finalmente eccoci sul pullmino per raggiungere un locale del centro conosciuto da Muso. Pollo e patatine per tutti, menù fisso già deciso per non creare disparità e confusione. La serata vola via in un batter d’occhio, tra fotografie e l’incontro con un altro gruppo di ragazzi italiani in città di passaggio, che coincidenza!&lt;br /&gt;             &lt;br /&gt;La prima giornata di Confederations Cup regala una dolce conclusione ad una giornata meravigliosa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La noia di un’intera giornata tra le mura domestiche è stata interrotta quest’oggi solamente dal giro in città per accompagnare a casa i ragazzi della scuolina.            &lt;br /&gt;Mattinata tra conti economici, ricevute, piccoli problemi da risolvere riguardanti l’organizzazione delle attività che ruotano intorno alla casa e qualche panno stirato di malavoglia. Pranzo in veranda a causa dell’assenza delle mie “colleghe”, in visita al progetto Mary Christine con Maria Teresa, e di corsa sul bus insieme al driver Ba Levi. Pomeriggio senza arte ne parte, doccia e cena “dolce” in cucina.               &lt;br /&gt;Mentre siamo tutti pronti davanti allo schermo per l’inizio della partita Italia-U.S.A., dopo aver mangiato in anticipo e lavato tutto di gran fretta, salta la corrente spalancandoci le porte di una serata senza contenuti. Non tutti i mali vengono per nuocere però: uscito in giardino per fumarmi un beedies, scocciato per la sfortuna di non potermi godere la partita, nel buio più assoluto alzo lo sguardo verso il cielo e rimango esterrefatto per lo spettacolo che, ancora una volta, l’Africa riesce a regalarmi. Una stellata tanto fitta e luminosa credo di non averla mai contemplata prima di allora, sembra che Madre Natura, in ogni singolo istante, voglia ricompensare questa popolazione per la voglia di vivere col sorriso sulle labbra e di non arrendersi alle difficoltà enormi con le quali si trova costantemente a contatto, offrendole spettacoli di colori ed immagini indimenticabili e nello stesso tempo indescrivibili.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-7166259445999805178?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/7166259445999805178/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=7166259445999805178' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/7166259445999805178'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/7166259445999805178'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2009/06/15-giugno-2009.html' title='15 giugno 2009'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-6466540323452078453</id><published>2009-06-13T14:10:00.000+02:00</published><updated>2009-07-01T14:14:13.213+02:00</updated><title type='text'>13 giugno 2009</title><content type='html'>Giornata intensa, divertente e ricca di emozioni quella di ieri.&lt;br /&gt;                  &lt;br /&gt;Esco presto insieme all’Angi ed alla mamma, Maria Teresa, per raggiungere la Fase1 del progetto Cicetekelo e far conoscere a quest’ultima come è strutturato, le attività svolte ed i ragazzi coinvolti. Passando davanti alla scuolina di Nkwasi, deserta e causa dello sciopero degli insegnanti che procede ormai da due settimane, entriamo per salutare la Ba Mary, intenta a spazzare e dare una sistemata generale alle due classi ed alla cucina, e per garantirle la nostra presenza durante la prossima settimana così che, pur non potendo fare lezione, i bambini abbiano la possibilità di venire, stare insieme, giocare e soprattutto avere colazione e pranzo. Attraversiamo parte del compound, ascoltando la divertente canzone che tutti i bambini incontrati cantano riguardante i muzungu, e raggiungiamo la sede del progetto; qui incontriamo Chiara e Davide, quest’ultimo nostra “guida” per la mattinata. Una breve spiegazione di tutto ciò che concerne la Fase1 ed un giro per i vicoli del compound e del suo relativo mercato finiscono con l’occupare l’intera nostra mattinata. Prima di pranzo riesco comunque a ritagliarmi un po’ di tempo per giocare a pallone con alcuni bambini accorsi al cancello del progetto, incuriositi dalla nostra presenza (la palla che utilizziamo e composta da una serie di sacchetti di plastica e fogli di carta ricoperti da pezze di stoffa cucite tra loro..), per chiacchierare con altri bimbi che, misteriosamente, mi chiamano per nome appena mi vedono e soprattutto per conoscere personalmente John, ragazzino di 11 anni all’interno del progetto adottato a distanza un paio di settimane fa dalla mia famiglia e dalle mie zie: sembra davvero un tipetto sveglio e spigliato, spero di avere l’opportunità di visitarlo un giorno nella sua abitazione.&lt;br /&gt;                    Pranzo a base di n’shima, cavoli e pesce, un saluto generale ai ragazzi ed eccoci in cammino verso la stazione degli autobus insieme a Davide. Strada facendo ci fermiamo qualche minuto a casa di Jane, la bambina disabile alunna della nostra scuolina, a salutarla dopo tanto tempo senza vederla; seduta a terra nella sua impossibilità di alzarsi sulle gambe, scoppia in un sorriso da guinnes nel vederci, per poi abbracciarci senza sosta fino alla nostra partenza, accerchiata da una decina di altri bambini, probabilmente alcuni fratelli e tanti amici. Ci dividiamo da Davide, diretto all’Immigration Office, e prendiamo il primo taxi per raggiungere il progetto Mary Christine in tempo utile per la settimanale sfida a pallone..un pareggio che profuma di vittoria per la mia squadra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una volta rincasati incominciamo immediatamente ad impastare la pasta per la pizza, nella speranza che torni la corrente per non dover cuocerla nel forno della scuolina. Cena e torneo di burraco.&lt;br /&gt;Quello di oggi, invece, è stato un sabato all’insegna del relax (se tralasciamo il fatto che il watchman si sia messo ad annaffiare abbondantemente proprio dietro la mia testa..alle quattro di notte!).&lt;br /&gt;                                             Con la Keli fuori città con la scuola, la Dani, l’Angi e Maria Teresa in viaggio verso il mercato di Kitwe, la mattinata scorre veloce tra pulizie generali, una lavatrice dopo l’altra e la preparazione di un pranzo molto semplice, vista la voglia di cucinare mia (praticamente inesistente e da unirsi con un’incapacità cronica..), della Dorcas e della Feli. Insieme alle poche bimbe presenti lavo le stoviglie prima di chiudermi in camera a leggere nel silenzio più assoluto. Verso metà pomeriggio posso abbandonare le mura di casa, immediatamente dopo l’arrivo delle “colleghe”, dirigendomi prima all’internet point e poi al pub Hunter’s in Kansenshi per una birretta in compagnia di Simo, Alessia e Chiara, incontrati poco prima. Tutti raggiungiamo quindi la Holy: per il prossimo mese, essendo Tina in Italia, non avremo l’opportunità di uscire il sabato sera ma senza dubbio potremo invitare tutti i CB a casa nostra per cena e per una serata insieme.&lt;br /&gt;                                           Nottata in compagnia del Pope, in partenza anch’egli per l’Italia e fermatosi per comodità a dormire nella mia stanza, sempre accogliente, ordinata ed ogni giorno che passa più addobbata.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-6466540323452078453?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/6466540323452078453/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=6466540323452078453' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/6466540323452078453'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/6466540323452078453'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2009/06/13-giugno-2009.html' title='13 giugno 2009'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2499791092350160109.post-8079156254217030827</id><published>2009-06-11T14:09:00.000+02:00</published><updated>2009-07-01T14:10:21.317+02:00</updated><title type='text'>11 giugno 2009</title><content type='html'>Ieri mattina sveglia all’alba, è il mio turno di alzare dal letto tutte le bambine e preparare loro la colazione prima di andare a scuola. Ormai pimpante salgo anch’io sul pullmino alle sette, passando così a prendere tutti i ragazzi della scuolina, prima di una mattinata passata tra l’ufficio di casa e la stireria. Pranzo seduto nel giardino insieme a loro, lavo le stoviglie di casa e mi dedico alla lettura, sotto un bel sole caldo e in compagnia di Popi.&lt;br /&gt;                                          &lt;br /&gt;Angela e Daniela tornano dal giro in città sul bus della scuola con una splendida sorpresa: Kennedy, allegro come non mai ed entusiasta della loro inaspettata visita dopo la chiusura dell’Ukubalula. Tutti insieme raggiungiamo il centro, le ragazze per alcune commissioni, io e Ba Levi per pagare al meccanico il nostro Vanette.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Magnifico finale di pomeriggio: mi fermo alla macelleria di Kansenshi in “compagnia” dei due maiali congelati uccisi alla farm in mattinata ed ho il privilegio di poter entrare nel retro del negozio ad osservare come vengono tagliati in fette sottili oppure come viene confezionata una fila di salsicce appena insaccate. Una volta rincasato m’impossesso di un maxi coltello da macello e del tavolo all’aperto, cominciando a dividere la carne in sacchetti da due chili..ancora adesso ne ho l’odore sulle dita.                     &lt;br /&gt;Cena e serata tranquilla, allietata dal rientro di Muso da Lusaka e dalla visione di foto e video della nostra formazione CB, a novembre, in compagnia di Angela.&lt;br /&gt;Sfruttando un passaggio da Ba Levi durante il suo giro per prendere i ragazzi della scuolina, mi fermo insieme alla Dani ed alla Vale all’aeroporto per ritirare, finalmente e questa volta sul serio, i nostri bagagli.&lt;br /&gt;                 Rientrato a casa in taxi non mi pongo limiti nell’affossare il cucchiaino nel barattolo di Nutella appena tolto dal mio zaino, un veloce caffè “made in Italy” ed eccomi alla scuolina insieme ai miei ragazzi; vestiti con lo sgargiante completino verde del Liverpool, sono impegnati in alcuni divertenti giochi in cortile preparati da un gruppetto di volontari australiani in visita ai nostri progetti, una graditissima sorpresa. Nel frattempo la Vale posiziona l’obiettivo della sua macchina fotografica, davanti al quale mi ritrovo a raccontare la nostra esperienza di CB in questo tipo di progetti per ragazzi disabili. Pranzo e pomeriggio di relax. In serata, alla tv, c’è “Butta la luna”: non ho idea di cosa possa essere ma ha il potere di incollare tutti davanti allo schermo, così che io posso tranquillamente rinchiudermi nella mia dolce stanzetta. Un pizzico di sana solitudine, wow!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2499791092350160109-8079156254217030827?l=www.marcopezzoli.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marcopezzoli.com/feeds/8079156254217030827/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2499791092350160109&amp;postID=8079156254217030827' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/8079156254217030827'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2499791092350160109/posts/default/8079156254217030827'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marcopezzoli.com/2009/06/11-giugno-2009.html' title='11 giugno 2009'/><author><name>Supertramp</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12765399316292182864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_bWYoVx52GFg/TMBuRS3I6DI/AAAAAAAAAbA/dlI_r-nC6wY/S220/SNV89199.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
