"Il mondo è come un libro..chi non viaggia
ne legge solamente la prima pagina"


e-mail:
mrc.pezzoli@gmail.com
SkyPe: marco.oom
Facebook: Marco Pezzoli
Twitter: Afrozz84

Domande senza risposta

28 luglio 2011

Mi sono rivisto per un attimo in cima ad una delle innumerevoli torri della splendida città di Praga.

Tutti intorno, a perdita d’occhio, le decine e decine di campanili che la rendono famosa in tutto il mondo come la “città dei mille campanili” appunto. Alti, maestosi ma mai ingombranti, ognuno con la sua diversa struttura, con i suoi colori opachi, quasi velati di una tristezza sottile.

In realtà non mi trovo nella gelida Praga ma nel caldo penetrante della città di Ndola; non sono circondato da architetture barocche, gotiche, neoclassiche ma dal cimitero del compound di Kawama; quelli ai miei piedi non sono i rigidi mattoni della torre innalzata centinaia di anni prima ma i granelli instabili di terra rossa di una minuscola collinetta sulla quale sorge, solitario e ligio al dovere di allietare i passanti con la sua ombra, un albero senza pretese; davanti ai miei occhi, apparentemente senza fine, non i sacri campanili di chiese e cattedrali ma le altrettanto sacre lapidi di decine di bambini che prematuramente hanno dovuto abbandonare le gioie ed i dolori di questo mondo.

Di colore nero, metalliche, simili a cartelli stradali se non fosse per l’altezza intorno al mezzo metro, queste lapidi recano sempre e solamente, scritti a mano con della vernice bianca, il nome del defunto, le date di nascita e di rinascita al cielo e le lettere M.H.S.R.I.P., May His/Her Soul Rest In Peace.

Sono nella parte del cimitero dedicata ai più piccoli, in attesa di partecipare al funerale di uno dei watchman del Progetto, un’attesa che sembra non finire mai. Intorno a me questi piccoli cumuli di terra, larghi meno di mezzo metro, lungo all’incirca uno e alti come le mie ginocchia; in cima ad essi qualche sporadico ciuffo di erba e, come ricordo del bambino defunto, una tazza o un piattino, molto raramente un semplice giocattolo. Mai una fotografia, nessun fiore. Il silenzio mette quasi i brividi.

Ma è un silenzio che, ancora una volta, riesce a colmare il vuoto di alcune domande alle quali sto cercando con insistenza risposta.

1 commenti:

zeliop ha detto...

Anche se è un racconto intriso di tristezza, come sempre sei riuscito benissimo a descrivere il luogo, l'atmosfera ma sopratutto le tue sensazioni, il tuo stato d'animo. Un abbraccio.