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Esordio nel campionato zambiano

2 luglio 2011

Il suono della sveglia apre ancora una volta i miei occhi stanchi, consapevoli però che quella di oggi sarà una gran bella giornata da ricordare.

L’intera mattinata viene dedicata a scaricare il secondo dei tre container che dall’Italia, via Dar es Salaam, porta a Ndola tutto il materiale necessario per allestire il laboratorio di produzione per la nostra gelateria ed il negozio in città. Siamo una quindicina al lavoro, le operazioni non sono affatto semplici, soprattutto quando si tratta di scaricare banconi da bar e vetrine da gelato; le menti e le braccia tolte all’agricoltura però non deludono le aspettative e nel giro di tre ore il rosso container giace spoglio appoggiato sul rimorchio del camion tanzaniano pronto per ripartire alla volta di casa.
Un altro tassello del nostro grande sogno è stato posizionato, ora aspettiamo con ansia l’ultimo carico.

Una spaghettata veloce e poi di corsa a preparare la borsa da calcio..ehm, scusate, il sacchetto di plastica con dentro scarpe da calcio e una maglietta bianca, tutto l’occorrente per il mio tanto agognato esordio nel campionato zambiano!
Il cartellino è pronto ormai da un mese ma sembra che questa mia prima partita proprio “non s’ha da fare”: una domenica manca il nostro Ba Cochere (l’allenatore del Cicetekelo Youth Project, eletto “mighty legend” del calcio zambiano degli anni ’60) quindi non si gioca, la domenica successiva c’è la nazionale quindi tutto il Paese si ferma..e non si gioca, poi gli avversari non si presentano al nostro campo quando ormai tutto sembrava pronto, infine due domeniche di lutto nazionale per la morte del secondo presidente della storia zambiana, Chiluba, durante le quali tutte le manifestazioni sportive sono sospese. Inizio a pensare di dover appendere le scarpe al chiodo, quasi mi convinco che sia in atto una makumba nei miei confronti.
Quella di oggi però sento sarà la volta buona!

Ritrovo all’una qui al Progetto: tenendo conto che i ragazzi sono tutti presenti dalla mattina e non dobbiamo aspettare nessuno, partire alle due meno un quarto dopo esser stati mezz’ora fermi seduti sul bus è ordinaria amministrazione. Sta di fatto che raggiungiamo il distretto di Kaniki intorno alle tre, giusto l’ipotetico orario di inizio, ma nessuno sembra preoccuparsene e ho l’impressione che anche io mi abituerò presto a questa mentalità. Ora non resta che trovare il campo di gioco..impresa pressoché titanica dato che il villaggio è costituito da un’unica via asfaltata centrale e centinaia di sentieri che si diramano a destra e sinistra, ognuno dei quali sembra possedere tra l’altro un luogo dove poter tirare due calci a una palla.
Chiediamo informazioni e finalmente, mentre ormai la mia testa rimbomba a causa della musica tenuta ad un volume esageratamente alto, sembriamo imboccare il sentiero giusto quando d’un tratto incappiamo in un posto di blocco; la coda sembra non muoversi di un metro e il driver decide di scendere a controllare la situazione.
Beh, quella che abbiamo davanti è la frontiera con il Congo e il campo è dall’altra parte delle sbarre!
Mi sembra impossibile ma, scendendo dal bus e attraversando la frontiera a piedi senza che nessuno mi chieda nulla, anzi abbracciato ad un rasta uscito dal bar (dove sicuramente si è appena riempito di alcool) appositamente per salutare questo suo “fratello bianco”, mi convinco che il bello debba ancora venire.

Il terreno di gioco è a una decina di metri dalla frontiera.
Spogliatoi? Nemmeno l’ombra, ci mancherebbe, ci si cambia intorno all’invisibile (perché assente) bandierina del calcio d’angolo.
Porte? Si, un paio di tubi arrugginiti sono infilati nel terreno ed alcuni ragazzini ci stanno appendendo le reti, verdi e rattoppate.
Linee ai bordi del campo? A cosa potrebbero servire? Il terreno di gioco è uno spiazzo rettangolare con intorno erba alta oltre un metro: se la palla vi si perde dentro è fallo laterale.
Erba? Qualche ciuffo intorno alle buche onnipresenti e ai lati del sentiero che attraversa il campo in obliquo dove proprio ora, mentre ci stiamo cambiando, un gruppo di anziane signore passeggia con grosse ceste sul capo.
Squadra avversaria? Si, quella c’è, in tenuta blu con scritte in una lingua che pare del nord Europa; si sta riscaldando vicino all’altra porta.
Arbitro? Beh, io spero vivamente (verrò puntualmente deluso) che non sia il tizio che passeggia al centro del campo con in mano un fischietto. Ciabatta enorme di plastica verde ai piedi, pantaloni neri, maglietta grigio topo e giacca, dico giacca allacciata di tutto punto, cappellino da pescatore e aria stralunata.

Il nostro riscaldamento è una sorta di ballo in cui tutti saltellano a ritmo urlando numeri e parole incomprensibili dal quale io mi stacco immediatamente perché incapace a tenerne il ritmo. Mai visto un riscaldamento del genere, ma se riesci a tenere il ritmo giusto dev’esser molto divertente!
Tutto è pronto per il calcio d’inizio: esordio da titolare a centrocampo, numero di maglia 13 (la prima che ho pescato nel mucchio che abbiamo buttato a terra appena arrivati).
Qualche intervento tipico del calcio africano (ai limiti del codice penale), due minuti per capire che su una superficie del genere giocare a calcio è praticamente impossibile e l’importante è buttare il pallone lontano dalla propria porta, risate appena accennate ogni volta che l’arbitro fischia e sembra danzare al suono prodotto da lui stesso fino a che, apoteosi, non rischiamo di vincere la partita grazie ad una punizione fischiata in nostro favore perché un difensore avversario rilanciando il pallone..ha perso una scarpa! Non ho ben capito, durante la discussione che ne è seguita, se il fallo in questi casi venga fischiato dove la scarpa in oggetto viene persa oppure nel punto in cui cade dopo il volo, sta di fatto che rimango esterrefatto.
Uno a uno il risultato finale, dopo aver fallito troppe occasione ed aver preso un gol evitabile a pochi minuti dal termine (uno spettacolo vedere tutto il pubblico presente, tutto, correre in campo a festeggiare).

Mi son divertito da morire, non potevo chiedere di più dal mio esordio nel campionato zambiano..in Congo.

1 commenti:

zeliop ha detto...

Sei uno scrittore nato! Descrivi così bene l'ambiente e le situazioni che si viene coinvolti che...pare di essere li! E poi sono situazioni così divertenti che puio ben immaginare le mie risate!
Ciao, un abbraccio.