11 maggio 2011
E pensare che non sono riuscito per tutta la mattinata a levarmi dalla testa il pensiero di dovermi sottoporre ad un prelievo del sangue. Non li reggo, è più forte di me. Non ho nessuna paura dell’ago di per sé, ma la sensazione di nausea, calore e giramento di testa che accuso ogni singola volta che termino un prelievo mi agitano in Italia, figurarsi in Zambia!
Per la mattinata di oggi è in programma la visita medica mia e di Davide per avere l’autorizzazione ad utilizzare materiale alimentare nel nostro futuro laboratorio di gelateria e pasticceria. Accompagnati da uno dei responsabili della Comunità ci presentiamo così al Central Hospital di Ndola e attendiamo l’arrivo della persona con cui abbiamo appuntamento; nel frattempo posso curiosarmi in giro ed ammirare con stupore la quantità sproporzionata di fogli e cartellette che sommergono le pareti di uno degli uffici a fianco, oltre a chi ci lavora, ed alcune sedie a rotelle..letteralmente sedie, di quelle comunissime bianche di plastica, alle quali sono state avvitate ruote il più delle volte senza copertone.
Ma ecco la persona che aspettiamo: giovane, distinto, dice di non essere un medico ma di fare parte del centro per le malattie infettive. Insieme usciamo dall’ingresso dell’ospedale e ci dirigiamo poco più in là, verso il cortile. Ci viene chiesto di scrivere il nostro nome e cognome su un pezzetto di carta, successivamente se abbiamo mai fatto visite mediche in Zambia in precedenza (no, entrambi), se ne abbiamo fatte in Italia (beh si certo, in vita nostra sia io che Davide qualche visita l’abbiamo pur fatta) e se queste ultime hanno mai rilevato dei problemi (no, entrambi) dopodiché ci viene chiesto di attendere alcuni minuti.
Al suo ritorno il ragazzo ci consegna un foglio che attesta la nostra salute integra, probabilmente firmato da un dottore che nemmeno ci ha mai visto in viso: la visita medica è terminata.
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Divertiti e attoniti allo stesso tempo, io e Davide ci facciamo lasciare in città: un chicken pie in uno degli innumerevoli nuovi negozietti ancora da scoprire e poi la decisione di assaggiare per curiosità il gelato del Quicksave, uno dei pochissimi prodotto in città all’interno di un piccolo mini-market. Avvicinandoci al bancone notiamo con sorpresa che la vetrina di dolci e brioches è mantenuta alla temperatura di “soli” 31° e ci immaginiamo come possa sentirsi la crema pasticcera o la panna di quelle paste al termine della giornata…
Una volta di fronte alla vetrina dei gelati (8 gusti) vediamo tutte le vaschette chiuse col coperchio e nessuna targhetta ad indicarne i gusti..mah..
Chiediamo cortesemente un cono a testa e quali sono i gusti a disposizione. La ragazza pronta a servirci ci chiede di aspettare un attimo, deve andare a recuperare una paletta x servire il gelato..ri-mah..
Una volta tornata toglie il coperchio dalla prima vaschetta e sistema un pizzico di gelato sulla paletta, al che penso tra me e me: “Ora lo assaggia per dirci che gusto è..se lo fa sul serio me ne vado senza commentare!”. Fortunatamente il mio pensiero non si tramuta in azione, la ragazza chiude la prima vaschetta e, con la paletta ancora piena di gelato, comincia a raschiare il secondo gusto mischiandolo al primo..ri-ri-mah..
Colpo di scena finale: “Mi spiace ragazzi, in questo momento il gelato è troppo duro e non posso darvelo, se volete là in fondo, in quei freezer, trovate delle vaschette già pronte”.
No comment.
Come dicevo ieri: adoro questo paese!!!
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