10 maggio 2011
Il tintinnio della mia sveglia riecheggia oggi per la stanza mentre fuori è ancora buio e la luna sembra intimidita dal mare di stella che la circonda; non sono nemmeno le 5 del mattino quando devo uscire di casa per dirigermi verso il cancello d’ingresso. A farmi compagnia lungo il sentiero due watchman con a tracolla un fucile che mi mette anche ora i brividi al solo pensiero. Non potrei sentirmi più al sicuro!
Incredibile ma vero, conoscendo i tempi zambiani, il tassista mi sta già aspettando al di fuori del cancello. Sta dormendo di gusto sdraiato sul sedile, ma l’importante è che sia arrivato:oggi ho in programma di raggiungere Lusaka, la capitale, per ritirare il mio permesso di lavoro e non posso permettermi ritardi se non voglio diventare un clandestino.
Da contratto la partenza del bus è prevista alle 6 in punto ma l’attesa mia e di tutti gli altri passeggeri si prolunga tanto da poterci godere l’alba all’orizzonte.
Il viaggio non saprei descriverlo, dormo come profondamente per quasi l’intera sua durata e verso le 13 raggiungo in compagnia di Clement l’ufficio immigrazione. Chiediamo cortesemente informazioni sul ritiro dei permessi di lavoro e veniamo inviati ad una specifica scrivania gestita da un impiegato che vorrebbe decisamente trovarsi in un altro luogo: si alza continuamente, sbadiglia vistosamente, si stiracchia sulla sedia, guarda il cellulare..
Dopo aver atteso oltre mezz’ora il nostro turno ci viene chiesto, per poter ottenere il nuovo passaporto, se siamo già in possesso del codice, corrispondente al mio nome, segnalato su di uno specifico libro (avvisarci prima..?). Raggiungiamo il fatidico quaderno, appoggiato su un piedistallo al centro della stanza e lo apriamo fiduciosi: una cinquantina di pagine, colme di nomi ,cognomi, codici e nazionalità, alcune smangiucchiate, alcune sbiadite, altre stropicciate e soprattutto..non esiste ordine alfabetico! Un po’ come cercare una formica in un campo da calcio, un’impresa epica. Oltretutto, dopo vani tentativi, il mio nome non risulta esserci; la certezza in questi casi non la si può avere, ma io e Clement stiamo spulciando il quaderno ormai da quasi un’ora. Lascio lui continuare a sfogliare mentre decido di chiedere informazioni a chiunque, dopotutto ho la ricevuta del pagamento che verifica la presenza del mio permesso di lavoro da qualche parte, nei computer dell’ufficio il mio nome è presente e tutto regolare, non capisco perché sia così tanto importante questo fatidico codice.
Siamo ormai giunti vicino al punto di non ritorno, alla rassegnazione, quando d’un tratto uno degli impiegati ci chiama urlando dall’altra parte dell’ufficio e, raggiuntolo, ci mostra la cartelletta col mio nome e senza dire una parola la butta sulla scrivania per poi andarsene.
Guardandoci intorno notiamo di essere gli unici ancora presenti, mentre tutti gli impiegati chiacchierano e sorridono in un angolo. Dopo qualche minuto di inspiegabile, a nostro parere, silenzio, chiediamo se manchi ancora qualche documento per completare il rilascio del mio permesso di lavoro ma ci sentiamo rispondere,beatamente, che è l’ora della pausa pranzo, i lavori sono fermi e dobbiamo aspettare la riapertura degli uffici. Inizio ad infastidirmi un poco, sappiamo benissimo che servono non più di trenta secondi per firmare e timbrare il passaporto per il rilascio e chiedo gentilmente che questo venga fatto subito: ad un primo rifiuto segue la buon’anima di un collega disponibile ad accontentarmi. Meno di un minuto dopo sono fuori contemplando il mio nuovo permesso di lavoro zambiano con scadenza febbraio 2013!
Un salto all’ambasciata italiana per sbrigare una pratica necessaria a Clement (giusto il tempo per notare la presenza di una pompa di benzina nel cortile utilizzabile solamente da chi ci lavora e sorridere esterrefatto quando la guardia all’ingresso si preoccupa solamente e scrupolosamente di ritirarmi il cellulare prima degli uffici senza mostrare interesse se per caso porto con me un machete, una pistola o della dinamite!) e poi di nuovo alla stazione dei bus.
Durante il viaggio di ritorno, interminabile, l’autista proietta prima un film americano che sembra molto interessante senza preoccuparsi di alzare il volume, rendendo il tutto impossibile da seguire, mentre poi opta per un’inguardabile telefilm zambiano che probabilmente potevano sentire anche le persone lungo la strada e nelle case adiacenti..pazzesco.
Adoro questo paese!
1 commenti:
Rammenta i tuoi lamenti x i ritardi dei bus alla metropolitana......
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