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Il cielo d'Africa

Ho visto il cielo d’Africa.

L’ho visto all’alba, quando tutto d’un tratto, come svegliato di soprassalto dal desiderio intenso, quasi irresistibile di illuminare una volta di più queste terre senza tempo, il buio della notte ha lasciato il posto a una luce prepotente, straripante. Ogni cosa, ogni singola cosa a partire dal granello di sabbia fino ad arrivare all’immensità dell’oceano ha preso forma di nuovo, regalando al mio occhio ancora troppo poco abituato colori indescrivibili.

L’ho visto azzurro, ma di un azzurro tanto semplice da sembrare quasi insignificante quanto pesante ed opprimente da incutere un senso di timore, di rispetto. Non una nuvola, non una scia estemporanea creata da ali di metallo, pennellata fugace che fa da contraltare dell’eternità della sua tela, niente fumi di ciminiere, nessuna opacità causata dallo smog, alle volte nemmeno un uccello, una mosca, un insetto, niente.
Solo azzurro, semplice e inviolabile azzurro.

L’ho visto mutare repentinamente. Mutare aspetto, colore, addirittura sono convinto di averlo visto cambiare forma. Non più quella tela liscia e scorrevole sulla quale dipingere i miei pensieri senza nessun limite; non più quell’azzurro ambivalente e bellissimo, mite e pericoloso allo stesso tempo; non più lineare, infinito. In un tempo tanto breve quanto sufficiente a lasciar predire il futuro più prossimo, tutto si è fatto scuro, cupo, ingombrante. Sembra quasi che a causa del peso estremo trasportato senza sosta, le nuvole tendano ad abbassarsi verso il suolo, ammucchiandosi una sull’altra come per sorreggersi, in una situazione di “caos calmo” sicuramente poco duratura. Il colore dominante è ora il grigio, un grigio tanto scuro da non lasciare il minimo dubbio sul perché della sua comparsa.
Guardandomi intorno l’ho visto restringersi su di me, come a volermi avvolgere, inghiottire.

L’ho visto al tramonto, quando le parole da noi inventate, conosciute non sono sufficienti per descriverlo; per descrivere i suoi colori, i suoi movimenti, la sua voce. Come è possibile descrivere a parole la voce di un tramonto? Eppure il cielo africano in quei momenti ci parla, ci consiglia, ci consola.

L’ho visto di notte. Spero non fosse solamente un sogno; perché ricordo che il suo colore dominante non era il blu intenso della notte appunto, ma un biancore luminoso e quasi uniforme. Impossibile distinguere le costellazioni australi in quel mare di innumerevoli stelle. Uno spettacolo incredibile al quale anche la luna aveva deciso di sottrarsi per poterlo ammirare nel migliore dei modi.
Durante la notte l’ho visto poi circondarsi di un velo di nubi nere: una corona di oscurità con al centro, splendente, la volta celeste. Ho visto nascere i suoi fulmini, li ho visti nascere e crescere come se le immagini ai miei occhi fossero rallentate. Mi sono ritrovato immerso in un bagliore tanto intenso da portarmi a serrare di scatto le palpebre e riaprirle giusto in tempo per ammirare quello stesso fulmine dissolversi. Subito dopo un secondo, un terzo e un altro ancora. Ho sentito le prime gocce cadere e bagnarmi il volto e ho capito, sorridendo, che in quel sogno era tutto vero.

1 commenti:

Claudia ha detto...

Da i Brividi!