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Una giornata di grande festa

Con la stessa velocità con cui le onde di una pozza d’acqua si allargano concentriche dopo che un sasso è stato lanciato al suo interno, così la notizia si è diffusa a macchia d’olio partendo dalla spiaggia e risalendo verso la città: un’enorme balena è spiaggiata a due passi dal Pemba Beach Hotel.

Io non so se fosse già morta oppure ancora agonizzante quando i primi uomini che l’hanno notata con sorpresa hanno cominciato il lungo ed interminabile passaparola; so solamente che al nostro arrivo sul posto una folla composta da centinaia di uomini, donne e bambini brandiva machete ed enormi coltelli. Già lungo la strada, avvicinandoci al luogo che per l’intera giornata e probabilmente anche per le successive risulterà il più affollato della città, abbiamo potuto osservare curiosi ragazzi sorridenti che, machete alla mano, correvano a più-non-posso in quella direzione, bambini entusiasti canticchiare con in mano qualche brandello di grasso ancora insanguinato, donne e uomini incamminarsi di nuovo verso le proprie abitazioni con sacchetti di plastica colmi di carne e chissà cos’altro.

La porzione di spiaggia interessata dall’evento è sovrastata da un piccolo rialzo naturale di terra e rovi sul quale è costruito un piccolo balconcino di cemento a picco sul mare: parcheggiando la jeep ammiriamo una quantità di gente innumerevole accalcata lassù ad osservare lo spettacolo sottostante. Ci mischiamo a loro. Sotto di noi si sta consumando la mattanza. Se una balena ha la (s)fortuna di spiaggiarsi sulle coste australiane, sudafricane o statunitensi, i telegiornali di tutto il mondo trasmettono le immagini di instancabili volontari che, accerchiandola, cercano con cura di bagnarla di continuo ingegnandosi su come fare per farle riguadagnare la via del mare aperto. Anche sulle coste mozambicane di Pemba, se una balena ha la Sfortuna di spiaggiarsi viene immediatamente accerchiata da instancabili volontari, con la differenza che nessun telegiornale del globo ne darà notizia e che questi volontari qui sono armati di enormi machete e coltelli ed il loro compito non è quello di farle riguadagnare il mare ma di farla a pezzetti il più in fretta possibile prima che l’alta marea rischi di riprendersene la carcassa.

Il corpo dell’animale si riesce appena a scorgere, ma solamente una volta scesi sulla spiaggia e dopo molti spintoni tra la folla, stando attenti ai coltelli che puntualmente svolazzano sopra le nostre teste: è sommerso da uomini in piedi su di esso che si tengono a distanza gli uni dagli altri giusto quei centimetri necessari per conficcare con forza il machete nel grasso e tagliarne enormi pezzetti da lanciare poi di sotto, tra le mani della folla in delirio.
Nessuno in cambio chiede soldi, non si vende nulla: quella di oggi è una giornata di grande festa per decine e decine di famiglie ed il banchetto imbandito per l’occasione non necessita di un invito speciale

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