Mi trovo spesso, durante queste mie giornate mozambicane, a riflettere su di una espressione usata ed abusata nel linguaggio comune europeo e non solo: l’espressione “terzo mondo”.
Questa scomoda etichetta viene utilizzata per ricordare a noi, abitanti del “primo mondo”, che i Paesi su cui è stata posta risultano essere arretrati, sotto-sviluppati, incapaci di rimanere al passo con i tempi sotto tutti gli aspetti che vengono ritenuti fondamentali ed importanti per il benessere di una società quali la politica, l’economia, la finanza, la tecnologia, il commercio, costretti a dimenarsi per rimanere a galla in uno sporco mare di miseria, fame, carestie, malattie, analfabetismo, scarsità di igiene, mancanza di sanità, disorganizzazione, povertà, Paesi sommersi da debito estero. Paesi “malati”, incurabili, senza futuro.
In questo modo noi, abitanti del ricco e benestante, sviluppato ed avanzato “primo mondo”, poniamo questi Paesi su di un mondo altro, “terzo” per l’appunto, diverso, distante, irraggiungibile, distaccato, come se tutto questo non ci riguardasse, come se esistessero davvero due pianeti: uno, il “primo mondo”, pulito ed invitante, accattivante e capace di suscitare interesse, un altro, il “terzo mondo”, sporco e degradato, povero, da cui è preferibile stare alla larga. Due pianeti distinti, senza punti d’incontro, due entità indipendenti. Uno dei due solamente più sfortunato.
Peccato però che di mondo ne esista solamente uno.
Di mondo ne esiste solamente uno e la stra-grande maggioranza dei suoi abitanti è bollata con l’etichetta di “terzo mondo” per non farci ragionare sul fatto che è tutta colpa nostra, tutta colpa del nostro “primo mondo” da favola, per tenere alla larga dalla nostra coscienza il fatto che la miseria di miliardi di persone dipende dal nostro benessere senza limiti. Di mondo ne esiste solamente uno e quindi io, italiano di quella “parte di un unico mondo” che ride di gusto nella sua sfrenata corsa al superfluo, sono responsabile della povertà e dell’inedia di ogni singolo mio fratello angolano e sudanese, del Burkina Faso e della Sierra Leone, bengalese e cingalese, vietnamita e filippino, peruviano e boliviano, pakistano e cambogiano. Di mondo ne esiste solamente uno e quindi è normale, è giusto, è etico che da una parte, aprendo l’armadio non si sappia decidere come vestirsi per la troppa scelta mentre dall’altra l’armadio non esiste proprio e si rimane anche un mese con addosso gli stessi indumenti, giorno e notte? E’ normale, giusto, etico che da una parte abbondino le piscine private, si giochi ai gavettoni, le fontane delle grandi città sgorghino acqua potabile senza sosta mentre dall’altra si è costretti a bere dalle pozzanghere l’acqua piovana? E’ normale, giusto, etico che da una parte si producano montagne di rifiuti commestibili mentre dall’altra per mangiare un boccone si debba rovistare proprio nel cuore di quelle montagne? L’elenco è, purtroppo, interminabile.
Non esiste nessun “terzo mondo”. Esiste solamente un unico mondo, ed in questo unico mondo tanta, troppa gente ha bisogno di aiuto. Adesso.
… “NON C'E' MODO IN CUI IO, DA SOLO, POSSA SALVARE IL MONDO, MA MI VERGOGNEREI INFINITAMENTE DI FAR PASSARE UN SOLO GIORNO SENZA PROVARCI” (I. Asimov) …
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